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Nicholas Nickleby: il coraggio dell’onestà contro l’avidità del mondo

Nicholas tenta di liberare se stesso e la sorella dalla crudeltà dello zio Ralph, ricco che li sfrutta a suo piacimento: ci riuscirà facendo giustizia

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Pubblicato a puntate tra il 1838 e il 1839, Nicholas Nickleby è uno dei romanzi più energici e avventurosi di Charles Dickens. Dentro ci trovi davvero di tutto: scuole orribili nello Yorkshire, teatri sgangherati ma pieni di vita, uffici di affari oscuri, case borghesi piene di pettegolezzi e una folla di personaggi comici, crudeli, teneri e ridicoli. Al centro c’è un ragazzo che deve trovarsi un posto nel mondo, difendendo la madre e la sorella in una società dove chi ha denaro può calpestare gli altri. Il bello è che Dickens riesce a far ridere e indignare nello stesso momento: ogni scena è viva, teatrale, piena di dettagli che ti fanno “vedere” la Londra dell’Ottocento. Se ti piacciono le storie lunghe, con tanti intrecci e un protagonista che cresce davvero, questo romanzo potrebbe sorprenderti più di quanto immagini.

Trama del romanzo

All’inizio conosciamo la storia della famiglia Nickleby: il povero Godfrey Nickleby, uomo onesto ma sfortunato, riceve un’eredità inaspettata dal ricco zio Ralph Nickleby. Con quei soldi compra una piccola fattoria nel Devonshire, dove crescono i figli Ralph e Nicholas. I due fratelli, però, sviluppano caratteri opposti: Ralph diventa un uomo freddo, convinto che la felicità coincida con il denaro; Nicholas è sensibile e legato alla vita semplice. Alla morte di Godfrey, la famiglia precipita di nuovo nelle difficoltà economiche. Quando poi muore anche il padre di Nicholas (un omonimo), la vedova e i due figli, Kate e Nicholas, si ritrovano poveri a Londra e sono costretti a chiedere aiuto proprio a Ralph, diventato un oscuro uomo d’affari a Golden Square, che presta denaro e manovra persone senza scrupoli.

Ralph, che detesta i debitori e disprezza i sentimenti, aiuta il nipote solo perché gli conviene: trova per Nicholas un posto come assistente in una scuola sperduta nello Yorkshire, la famigerata Dotheboys Hall, diretta dal crudele Wackford Squeers e da sua moglie. Qui vengono rinchiusi ragazzi indesiderati dalle famiglie: malnutriti, trascurati, picchiati. Nicholas, inizialmente ingenuo, resta sconvolto dalla miseria dei piccoli allievi e dalla figura di Smike, un giovane malato e timido, più grande degli altri ma trattato peggio di tutti. Con il tempo l’indignazione diventa ribellione: dopo aver assistito all’ennesima punizione brutale, Nicholas perde il controllo e prende a bastonate Squeers davanti ai ragazzi, poi fugge dalla scuola portando con sé Smike, deciso a non abbandonarlo mai più.

Inizia così la loro vita errante. A Londra Nicholas non vuole più aver nulla a che fare con lo zio Ralph e, grazie al bizzarro ma fedele impiegato Newman Noggs, cerca lavoro da solo. Per qualche tempo entra in una compagnia teatrale a Portsmouth, diretta dal vulcanico Vincent Crummles: qui, sotto il nome di “Mr. Johnson”, recita, scrive melodrammi e scopre il mondo del teatro di provincia, pieno di miserie pratiche ma anche di affetto e solidarietà. Intanto, a Londra, la sorella Kate è costretta dall’avarizia dello zio ad accettare impieghi umili: prima presso la modista Madame Mantalini, poi come dama di compagnia della capricciosa Mrs. Wititterly. Ralph, però, utilizza la bellezza e la vulnerabilità della nipote come esca per clienti corrotti: in particolare il cinico Sir Mulberry Hawk e il debole Lord Frederick Verisopht, che la perseguitano con attenzioni sempre più offensive.

Quando Nicholas scopre come Kate è stata esposta all’umiliazione, torna precipitosamente a Londra, affronta Sir Mulberry e lo sfida in un violento scontro che rovina la reputazione del nobile. Questo è il punto di rottura definitivo con Ralph, che da quel momento odia apertamente il nipote e giura di rovinarlo. Proprio nel momento in cui tutto sembra perduto, compaiono due nuovi personaggi: i fratelli Charles e Ned Cheeryble, ricchi mercanti tedeschi stabiliti a Londra. Colpiti dall’onestà e dal coraggio di Nicholas, gli offrono un impiego stabile nella loro azienda, uno stipendio dignitoso e una casa modesta per la famiglia. Intorno a loro si forma un piccolo nucleo sereno: la madre, Kate, Nicholas, Smike e l’amica pittrice Miss La Creevy. La vita sembra finalmente sorridere, anche se l’ombra di Ralph continua a incombere.

Nel nuovo lavoro, Nicholas entra in contatto con una giovane donna misteriosa, Madeline Bray, che vive in povertà assoluta con un padre egoista e malato. Madeline si sacrifica lavorando per mantenerlo, mentre lui, rovinato dal gioco, pensa solo a riparare la propria fortuna. Ralph e il vecchio usuraio Arthur Gride progettano allora un matrimonio mostruoso: far sposare Madeline, giovane e bella, con il decrepito Gride, in cambio della cancellazione dei debiti del padre e dell’accesso a un’eredità segreta. Quando Nicholas scopre il piano, è già innamorato di Madeline ma si considera troppo povero per dichiararsi. Tuttavia, con l’aiuto di Newman Noggs, dei Cheeryble e di altre coincidenze, il progetto viene smascherato: un testamento nascosto e le confessioni della vecchia governante Peg Sliderskew rovesciano la situazione, mentre l’improvvisa morte del signor Bray spezza il ricatto morale sulla figlia.

Parallelamente si chiarisce anche il mistero delle origini di Smike. Con il ritorno di vecchi personaggi (come il contadino John Browdie) e di un ex complice di Ralph, Brooker, si scopre che Smike, il ragazzo tanto maltrattato, è in realtà il figlio dimenticato di Ralph, che anni prima aveva abbandonato la moglie e il bambino. L’orrore di questa verità pesa su tutti: Nicholas e i Cheeryble provano pietà, Ralph è sconvolto dalla vergogna e dal fatto che il figlio, morente, sia stato amato e assistito proprio da quel nipote che lui odia. Ormai gravemente malato di tisi, Smike muore serenamente nella campagna della vecchia casa di Nicholas, chiedendo solo di essere sepolto vicino a un albero che gli dà pace. La sua morte segna il momento più commovente del romanzo.

Nel finale avviene la completa caduta dei malvagi e la ricompensa dei giusti. Il complotto di Ralph e Gride sul patrimonio di Madeline viene smontato: il testamento autentico le restituisce l’eredità dovuta, mentre Squeers, arrestato con le carte compromettenti, finisce in prigione. Gride sfugge alla giustizia dei tribunali ma viene ucciso da ladri attratti dalla leggenda dei suoi tesori; Sir Mulberry Hawk, dopo anni di dissipazione, muore in carcere per debiti; Mrs. Squeers e la figlia Fanny spariscono nell’oscurità. Ralph, messo di fronte ai propri crimini, alla responsabilità sulla vita di Smike e ormai isolato da tutti, cade in una spirale di disperazione e, incapace di accettare la sconfitta, si toglie la vita. Al contrario, Nicholas sposa Madeline, Kate si unisce a Frank Cheeryble, Tim Linkinwater e Miss La Creevy diventano marito e moglie. La ditta diventa “Cheeryble e Nickleby”, la vecchia casa di campagna è ricomprata e trasformata in un luogo di affetti. Solo una tomba coperta di fiori, curata dai bambini, ricorda per sempre il sacrificio di Smike.

Personaggi di Nicholas Nickleby

Il romanzo è popolato da una folla impressionante di figure: alcune compaiono solo per poche pagine, altre attraversano tutta la storia. Per orientarti è utile distinguere tra personaggi “positivi”, che incarnano solidarietà, coraggio e crescita morale, e figure “negative”, spesso caricaturali, che rappresentano vizi sociali come l’avidità, la crudeltà o la vanità. Dickens dà a ciascuno un tratto fisico o un tic linguistico che lo rende indimenticabile: un occhio solo, una risata stridula, un modo buffo di parlare. Molti personaggi hanno anche un significato simbolico: non sono soltanto individui, ma tipi umani riconoscibili ancora oggi (l’usuraio, il bullo ricco, il burocrate gentile, la madre chiacchierona…). Qui trovi i protagonisti più importanti, con il loro ruolo nella trama e il messaggio che portano con sé.

  • Nicholas Nickleby è il giovane protagonista, orfano, impulsivo ma onesto, che deve mantenere la madre e la sorella in una Londra dura con i poveri. All’inizio è inesperto e si fida troppo dello zio, ma la permanenza alla Dotheboys Hall lo costringe a guardare in faccia l’ingiustizia e a scegliere da che parte stare. Nel corso del romanzo passa da ragazzo disperato a uomo capace di lavorare duramente, proteggere i più deboli (Smike, Kate, Madeline) e rinunciare perfino al proprio amore pur di non approfittare di chi è in posizione fragile. Simbolicamente rappresenta il giovane borghese “giusto” che Dickens vorrebbe vedere nella società: non un santo perfetto, ma qualcuno che sbaglia, si arrabbia, a volte esagera, però non tradisce mai la propria coscienza e impara a fidarsi di chi è davvero buono, non solo di chi è potente.
  • Kate Nickleby, la sorella di Nicholas, è una delle figure femminili più dignitose del romanzo. Bella ma povera, costretta a lavorare come modista e dama di compagnia, viene esposta ai corteggiamenti volgari di uomini ricchi che la vedono solo come un passatempo. Kate non ha la forza fisica del fratello, ma mostra un coraggio silenzioso: difende la propria onestà, sopporta umiliazioni per proteggere la madre e non accetta scorciatoie facili, neppure quando potrebbe migliorare la propria vita sposando un buon partito troppo presto. Simbolicamente incarna la condizione delle giovani donne dell’epoca: fragili dal punto di vista dei diritti, ma capaci di una forza morale straordinaria, fatta di pazienza, sensibilità e capacità di prendersi cura degli altri senza annullarsi.
  • Ralph Nickleby è lo zio usuraio, uno dei grandi “cattivi” dickensiani. Ricco, freddo, convinto che tutto abbia un prezzo, non prova compassione neppure per i propri parenti: usa Kate come esca per attrarre clienti viziosi, manda Nicholas in una scuola-lager e manovra debiti e matrimoni come fossero partite di borsa. La sua maschera è quella dell’uomo d’affari rispettabile, ma dietro c’è un vuoto affettivo enorme. Quando scopre che Smike era suo figlio, non riesce a sopportare l’idea che quel ragazzo abbia trovato amore proprio presso il nipote che lui odia. Per questo il suo suicidio è anche un fallimento morale: Ralph rappresenta il capitalismo più duro, che accumula denaro ma alla fine non ha nessuno disposto a piangere per lui. È l’avvertimento di Dickens contro una vita vissuta solo per il profitto.
  • Smike è il ragazzo malato che Nicholas trova alla Dotheboys Hall. Cresciuto tra botte, fame e disprezzo, ha l’età di un giovane uomo ma l’ingenuità di un bambino e un corpo spezzato dalla malattia. Segue Nicholas con un’adorazione totale, come se fosse la prima persona a trattarlo davvero come un essere umano. Più avanti si scopre che è il figlio abbandonato di Ralph, ma per lui la vera famiglia sono Nicholas, Kate e la piccola comunità che lo accoglie. Simbolicamente Smike è la vittima per eccellenza: rappresenta tutti i bambini dimenticati, i poveri, i “difettosi” che la società scarta. La sua morte, tenera e tragica, non serve solo a commuovere: è una denuncia potente contro i sistemi educativi violenti e contro gli adulti che chiudono gli occhi davanti alla sofferenza dei più deboli.
  • Newman Noggs è l’impiegato malandato di Ralph, sempre spettinato, con abiti logori e abitudini strane (nasconde lettere nel cappello, beve troppo, vive in una soffitta miserabile). Un tempo, però, era un uomo rispettabile rovinato proprio da speculazioni finanziarie. Pur lavorando per Ralph, prova disgusto per i suoi metodi e diventa, in segreto, il grande alleato di Nicholas: lo aiuta a trovare lavoro, protegge Kate, spia i piani del padrone. Newman incarna l’idea che la bontà può sopravvivere anche in chi è caduto in basso: è goffo, non un eroe classico, ma ha un’intelligenza morale finissima e rappresenta la coscienza “interna” che osserva il male e cerca di limitarlo dall’interno del sistema.
  • Charles e Ned Cheeryble sono i due fratelli mercanti che cambiano il destino di Nicholas. Ricchi, anziani, ma pieni di entusiasmo giovanile, gestiscono la loro ditta come una grande famiglia: trattano i dipendenti con rispetto, aiutano i poveri senza umiliarli, si indignano davanti alle ingiustizie. Quando incontrano Nicholas, non si limitano a compatirlo: gli offrono un lavoro dignitoso e, passo dopo passo, lo coinvolgono nei loro progetti di bene, compreso il salvataggio di Madeline Bray. Simbolicamente rappresentano il “capitale buono”: dimostrano che si può fare commercio senza calpestare le persone e che la generosità può essere organizzata, non solo spontanea. Per Dickens sono una sorta di modello ideale di come dovrebbero comportarsi i potenti verso chi ha meno.
  • Madeline Bray è la giovane donna di cui Nicholas si innamora. Vive in condizioni quasi di miseria con il padre, un ex gentiluomo egoista e indebitato che la costringe a lavorare duramente per mantenerlo e poi tenta di venderla in matrimonio al vecchio Gride per cancellare i propri debiti. Madeline è fragile di salute, ma moralmente fortissima: è pronta a sacrificarsi pur di salvare il padre, anche a costo della propria felicità. Quando il complotto viene smascherato, scopre di essere erede di un patrimonio, ma per lungo tempo resta comunque una figura ombrosa, segnata dalla sofferenza. Simbolicamente rappresenta le donne sacrificate alle ambizioni paterne e ai matrimoni combinati; attraverso di lei Dickens denuncia il sistema legale che permetteva di usare le figlie come pedine economiche.
  • Wackford Squeers è il direttore di Dotheboys Hall, la scuola “economica” nello Yorkshire. Ha un solo occhio, un sorriso terribile, mani pesanti e un linguaggio ipocrita: davanti ai genitori si presenta come educatore severo ma affettuoso, in realtà sfrutta i ragazzi, risparmia sul cibo, li picchia e si intasca il denaro. Sua moglie e la figlia Fanny lo aiutano con entusiasmo. Quando Nicholas lo affronta, Squeers diventa anche il suo nemico giurato e finirà arrestato proprio per le prove trovate in suo possesso. A livello simbolico è la caricatura delle scuole private senza controlli, nate per far sparire i “figli di troppo”. Dickens si serve di lui per attaccare frontalmente un fenomeno reale del suo tempo, rendendolo talmente grottesco che è impossibile non indignarsi.
  • Sir Mulberry Hawk è l’aristocratico corrotto che perseguita Kate. Elegante, spiritoso nei salotti, è in realtà un predatore: usa il proprio titolo per umiliare donne più deboli e trascinare in rovina giovani ingenui come Lord Frederick Verisopht. Ralph lo invita a cena proprio per esibire la nipote come un oggetto. Quando Nicholas lo sfida, la sua maschera cade: dimostra codardia e crudeltà, e più tardi scivola verso una fine miserabile in prigione. Sir Mulberry rappresenta l’uso distorto del privilegio: la nobiltà non come responsabilità ma come licenza di ferire gli altri. È la risposta di Dickens a chi pensa che il “buon nome” sociale basti a rendere rispettabile una persona, indipendentemente dal suo comportamento reale.
  • Miss La Creevy è la pittrice di miniature che affitta stanze alla famiglia Nickleby. Piccola, chiacchierona, un po’ vanitosa sul proprio talento artistico, diventa però una presenza affettuosa e costante: consola Kate, appoggia Nicholas, accoglie la famiglia quando non hanno dove andare. Più avanti si sposa con Tim Linkinwater e conserva la sua leggerezza ironica. Simbolicamente rappresenta la piccola borghesia laboriosa e gentile: non ha grandi mezzi, ma ha un cuore generoso e un’idea di dignità che non dipende dal conto in banca. In un romanzo pieno di personaggi estremi, lei è un esempio di bontà quotidiana, fatta di gesti semplici e di umorismo.

Temi Principali

Sotto l’avventura movimentata e le scene comiche, Nicholas Nickleby è un romanzo molto impegnato dal punto di vista sociale. Dickens sfrutta la storia di una famiglia in rovina per mostrare come funzionava davvero l’Inghilterra industriale: scuole orribili travestite da istituti educativi, usurai che si arricchiscono sul bisogno altrui, giovani donne trattate come merce matrimoniale, lavoratori umili che sopravvivono con dignità. Ogni grande tema è incarnato in situazioni concrete e in personaggi vivissimi, così che lo studente non legge un “trattato”, ma vive i problemi dall’interno. I temi non sono solo ottocenteschi: la violenza sui minori, il potere del denaro, le disuguaglianze, la forza della solidarietà familiare parlano ancora al presente. Ecco alcuni nuclei fondamentali per comprendere il romanzo.

  • Critica sociale e abuso dei deboli è forse il tema più evidente. Dalla Dotheboys Hall di Squeers alle manovre di Ralph, dalle ore massacranti nelle sartorie di Madame Mantalini ai contratti truffaldini di Gride, Dickens mostra una società dove chi è povero, bambino, malato o donna è facile preda dei più forti. Non si limita a dire che “esiste l’ingiustizia”: ti porta dentro stanze sporche, aule gelide, soffitte buie, ti fa vedere corpi malnutriti e ascoltare frasi ciniche. L’effetto è di denuncia, ma anche di responsabilizzazione: il lettore è invitato a indignarsi e a chiedersi quali meccanismi, oggi, ripetono dinamiche simili (scuole-lager, sfruttamento lavorativo, bullismo). Il romanzo educa così a riconoscere le strutture di potere che permettono l’abuso.
  • Famiglia e solidarietà costituiscono il controcampo positivo alla crudeltà sociale. La famiglia Nickleby è povera e spesso un po’ ridicola (soprattutto la madre), ma il legame fra Nicholas, Kate e Smike diventa una forza enorme. Allargata a Newman, ai Cheeryble, a Miss La Creevy, questa “famiglia scelta” dimostra che ci si può salvare non grazie ai legami di sangue, ma grazie a rapporti costruiti sulla fiducia e sul rispetto. Il contrasto è netto: Ralph ha un figlio (Smike) ma lo abbandona; Nicholas non è parente di Smike, eppure lo ama come un fratello. Dickens suggerisce così che la vera famiglia è quella che ti sostiene e ti riconosce, non solo quella anagrafica. Per un lettore di oggi è un tema molto vicino a forme di famiglia non tradizionale e alle amicizie che diventano casa.
  • Denaro, potere e responsabilità morale attraversano tutto il romanzo. Ralph, Squeers, Gride, Sir Mulberry usano il denaro per dominare e umiliare: prestiti a usura, ricatti, minacce di rovina, matrimoni combinati. I Cheeryble, al contrario, mostrano un altro modo di essere ricchi: pagano stipendi giusti, aiutano senza pubblicità, rifiutano guadagni sporchi. Queste due “scuole economiche” non sono presentate in teoria, ma in azione: ogni scelta finanziaria ha conseguenze umane precise. Per gli studenti può essere un’ottima occasione per riflettere sul rapporto tra economia ed etica: è possibile fare impresa senza diventare come Ralph? Qual è la responsabilità di chi ha più risorse verso chi ne ha meno? Dickens non dà formule, ma mostra esempi fortissimi.
  • Crescita personale e formazione fanno di questo romanzo un vero e proprio “bildungsroman”, un racconto di formazione. Nicholas inizia come giovane impulsivo, pronto a picchiare chiunque offenda i suoi, ma deve imparare ad agire con più intelligenza e pazienza; Kate, da ragazza timida e quasi passiva, diventa una donna capace di dire di no anche a proposte vantaggiose ma ingiuste; persino personaggi minori, come Newman o Miss La Creevy, trovano una maturità affettiva e una nuova sicurezza in sé. Ciò che fa crescere tutti non è il successo esterno, ma l’esperienza di dolore, ingiustizia, perdita (la morte di Smike, il lutto di Madeline) affrontata insieme. Il messaggio è che diventare adulti significa scegliere chi si vuole essere moralmente, non solo “sistemarsi”.
  • Teatro, finzione e realtà è un tema affascinante e spesso sottovalutato. La lunga parentesi nella compagnia di Vincent Crummles non è solo un divertente intermezzo: il teatro diventa metafora del mondo sociale. A Portsmouth gli attori indossano maschere e ruoli, ma fuori scena sono sinceri e affettuosi; nella Londra “seria” di banchieri e nobili, invece, tutti recitano parti ipocrite per coprire egoismi e vizi. Sir Mulberry finge di essere un cavaliere, Ralph un uomo rispettabile, Gride un devoto anzianotto: sono maschere più pericolose di quelle di scena. Dickens sembra dirci che è meglio un teatro dichiarato – dove tutti sanno che si sta fingendo – di una società che recita onestà mentre sfrutta. Per lo studente può essere uno stimolo a leggere criticamente le “messinscene” dei media e dei social.

Perché leggere Nicholas Nickleby oggi?

Leggere Nicholas Nickleby oggi significa fare un lungo viaggio in cui riconosci problemi molto moderni dietro abiti ottocenteschi: scuole che non educano, lavoro precario, adulti che approfittano dei più giovani, ricchezza concentrata in poche mani, violenza “di prestigio” sulle ragazze. Ma significa anche incontrare personaggi che crescono, sbagliano, si rialzano e non rinunciano alla giustizia. Per uno studente è un laboratorio ideale: puoi osservare come Dickens costruisce scene, alterna comicità e tragedia, usa i dettagli per criticare la società. E, soprattutto, puoi chiederti che cosa faresti tu al posto di Nicholas o di Kate, scoprendo che i grandi romanzi non sono solo “classici da studiare”, ma specchi in cui misurare le tue scelte e i tuoi sogni.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.