Salta al contenuto

Notturni: l’incubo infantile che ritorna come ossessione adulta

"Se non dormi arriva il Sandmann!" lo minacciava da piccolo la madre, eppure la paura cresce con lui, invecchia e spaventa, non venendo mai superata

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Quando pensiamo al Romanticismo tedesco, spesso immaginiamo boschi oscuri, castelli, misteri e sentimenti estremi. Notturni di E. T. A. Hoffmann è una delle opere che meglio incarnano questa atmosfera inquietante e affascinante. Si tratta di una raccolta di racconti, in cui il più celebre è senza dubbio Der Sandmann, la storia di un giovane perseguitato dal ricordo di una figura mostruosa legata alla sua infanzia. In queste pagine il confine tra sogno e realtà si spezza continuamente: ciò che sembra un semplice trauma infantile diventa incubo, follia, paura del doppio e del meccanico. L’opera è perfetta per chi ama le storie oscure ma anche profonde, capaci di interrogare la nostra mente: quanto possiamo fidarci dei sensi? E che cosa significa davvero “essere umani”?

Trama del racconto

Nel racconto Der Sandmann, inserito nella raccolta Notturni, seguiamo la vicenda del giovane studente Nathanael, che scrive una lunga lettera all’amico Lothar. Fin dalle prime righe confessa di essere in preda a una profonda angoscia: qualcosa di terribile è tornato nella sua vita. A scatenare la crisi, apparentemente, è l’arrivo nel suo appartamento di un innocuo venditore di occhiali e cannocchiali, un Wetterglashändler. Ma la vista di quell’uomo, il suo modo di muoversi e di parlare, riaprono in Nathanael una ferita antica: gli ricordano il mostruoso Sandmann della sua infanzia, figura legata a ricordi confusi e terrificanti. Per spiegare il suo stato d’animo a Lothar, Nathanael decide allora di raccontare nel dettaglio come è nata la sua paura, ripercorrendo i momenti più bui della sua crescita.

Da bambino, Nathanael viveva in una famiglia apparentemente serena: il padre lavorava durante il giorno e, la sera, la casa si trasformava in un luogo caldo e raccolto. Il padre fumava, raccontava storie, leggeva; la madre si occupava dei figli e li metteva presto a letto. Proprio la madre, però, per convincere i bambini ad addormentarsi, ripeteva spesso: “Adesso a letto, viene il Sandmann!”. Per le sorelline era solo una formula come tante; per Nathanael, invece, quel nome diventava un enigma minaccioso. Le domestiche e una bambinaia, forse divertite dal suo spavento, nutrivano la sua fantasia con descrizioni terribili: il Sandmann sarebbe un mostro che getta sabbia negli occhi dei bambini che non vogliono dormire, finché non sanguinano e cadono a terra; poi li raccoglie in un sacco e li porta nel cielo, dove li offre come nutrimento ai suoi figli, esseri con beccucci ricurvi che divorano gli occhi umani.

Questa immagine cruenta segna profondamente l’animo sensibile del bambino. Ogni sera, quando la madre li manda a letto e annuncia l’arrivo del Sandmann, per Nathanael la casa si riempie di presagi: ascolta i passi pesanti che risalgono le scale, il cigolio della porta che si apre sullo studio del padre, e in quei suoni comuni vede il segnale dell’arrivo della creatura. La paura cresce, ma insieme ad essa anche una curiosità ossessiva: chi è davvero il Sandmann? È una figura soprannaturale, è un uomo in carne e ossa, o magari qualcuno che la famiglia conosce? Nathanael cerca di origliare, spia dal corridoio, si nasconde per vedere chi entri nella stanza del padre nelle ore tarde, quando la madre invita i bambini a non importunare quell’ambiente “di lavoro”.

A dieci anni la madre decide di spostare il letto di Nathanael in una piccola stanza sul corridoio, proprio vicino alla porta del padre. L’intenzione è rassicurarlo, ma l’effetto è opposto: ora il bambino è ancora più esposto a ogni rumore. Le notti diventano interminabili: Nathanael trattiene il respiro per ascoltare meglio; quando sente i passi salire, il rumore della maniglia, il sussurro di voci nella stanza del padre, il cuore gli martella nel petto. A volte percepisce anche un sottile odore sconosciuto, qualcosa di pungente e metallico, che associa all’arrivo dell’ospite misterioso. Tutto contribuisce a rafforzare in lui la convinzione che il Sandmann sia reale e che abbia un legame con suo padre. Intanto, nella lettera, Nathanael si rivolge direttamente a Lothar e a Clara, la sorella razionale e “solare”, consapevole che loro potrebbero giudicarlo esagerato o addirittura folle. Il suo tono oscilla continuamente tra confessione intima, paura infantile e un bisogno disperato di essere creduto. È questo intreccio di ricordi, sensazioni, odori e rumori che prepara il terreno alla tragedia futura: un trauma mai elaborato che, nell’età adulta, tornerà a manifestarsi in forme sempre più ossessive e distruttive.

Personaggi di Notturni

Anche se Notturni è una raccolta di racconti diversi, il fulcro più noto è la vicenda di Der Sandmann, in cui i personaggi assumono un forte valore simbolico. Non sono solo figure “realistiche”, ma incarnano paure, idee, forze oscure dell’inconscio e della società moderna. Il protagonista, i membri della sua famiglia e le persone che lo circondano rappresentano diversi modi di reagire al mistero e al perturbante: c’è chi si abbandona alla fantasia fino alla follia, chi oppone la ragione, chi appare come un mediatore sinistro tra scienza e magia. Conoscerli è importante per capire non solo la trama, ma anche i significati profondi del testo: la crisi dell’identità, la sfiducia nei sensi, il fascino macabro delle nuove tecnologie, la paura del “mostro” che, forse, nasce dentro di noi.

  • Nathanael è il giovane protagonista e narratore di Der Sandmann. Da bambino, la sua immaginazione sensibile viene sconvolta dal racconto del Sandmann, e la paura non si limita all’infanzia: diventa una vera e propria ossessione che lo accompagna nell’età adulta. Nella lettera a Lothar, Nathanael rivive ogni dettaglio del trauma, alternando lucidità e delirio. Simbolicamente, rappresenta l’artista romantico divorato dai propri fantasmi interiori, incapace di distinguere tra realtà e immaginazione. In lui si riflette il conflitto tra desiderio di conoscere il mistero e terrore di esserne distrutto. È anche la figura dell’io moderno che non riesce più a trovare sicurezza nel mondo e nei propri sensi, e finisce per precipitare nella follia.
  • Lothar è l’amico a cui Nathanael indirizza la sua lunga lettera-confessione. Pur non parlando direttamente nel brano riassunto, la sua presenza è fondamentale: è il destinatario ideale della richiesta di aiuto di Nathanael, colui che dovrebbe capire e giudicare. Lothar incarna la voce della normalità e dell’equilibrio: il fatto che Nathanael tema di essere considerato pazzo mostra quanto Lothar rappresenti anche il punto di vista razionale e “borghese”, legato alla vita quotidiana e alla misura. Simbolicamente è il lettore interno al racconto, chiamato a decidere se ciò che legge è credibile o frutto di un delirio; in questo modo prepara il ruolo del vero lettore, che deve prendere posizione di fronte al perturbante.
  • Clara, sorella idealizzata da Nathanael, viene evocata nel suo racconto come figura opposta alla sua stessa natura. Mentre lui è emotivo, visionario, incline agli eccessi, Clara è descritta come lucida, serena, vicina alla ragione illuministica. Nella ricezione critica, Clara rappresenta spesso la voce della realtà che cerca di riportare Nathanael con i piedi per terra, opponendo alla dimensione oscura del fantastico una fiducia nella logica e nella vita concreta. Simbolicamente incarna la possibilità di una vita armoniosa, affettiva e ordinata, che però il protagonista rifiuta o non riesce a seguire fino in fondo. Per i lettori, Clara è il termometro che misura quanto lontano dalla normalità si stia spingendo Nathanael.
  • La madre svolge un ruolo apparentemente secondario, ma decisivo nella formazione del trauma. È lei che, quasi per abitudine, pronuncia la frase “viene il Sandmann” per far andare a letto i figli, senza immaginare la potenza devastante che questa minaccia avrà sulla mente impressionabile di Nathanael. Nel suo desiderio di proteggere i bambini dallo studio del padre e dai suoi misteriosi ospiti, la madre finisce però per alimentare il sospetto che lì si nasconda qualcosa di indicibile. Simbolicamente rappresenta l’ambivalenza della figura materna: protettiva e rassicurante, ma anche origine involontaria di paure profonde. È anche il simbolo di una generazione adulta che nasconde la verità ai figli, lasciando spazio alla fantasia più spaventosa.
  • Il padre è la figura enigmatica che, di sera, si chiude nel suo studio per attività mai chiarite del tutto. Di giorno è il capo famiglia che lavora, racconta storie e mantiene un ordine sereno; di notte, però, diventa per Nathanael l’uomo che accoglie il Sandmann, colui che condivide con lui strani segreti. Il bambino lo sente complice di quell’essere mostruoso, e ogni rumore proveniente dalla stanza del padre accresce il timore. Simbolicamente il padre rappresenta l’autorità ambigua: colui che dovrebbe essere guida sicura, ma che appare anche come mediatore tra mondo familiare e forze oscure. È l’immagine del potere patriarcale che non si lascia decifrare e che, proprio per questo, scatena fantasie e paure incontrollabili nei figli.
  • La bambinaia e le domestiche hanno il compito di accudire i bambini, ma nei fatti contribuiscono a nutrire l’ossessione del protagonista. Sono loro che, interrogate da Nathanael sul Sandmann, gli descrivono una creatura orribile che strappa gli occhi ai piccoli disobbedienti. Probabilmente intendono solo spaventarlo per gioco o per educarlo all’obbedienza, ma le loro parole diventano per lui una verità incancellabile. Simbolicamente rappresentano la voce del folclore e delle credenze popolari che, nel Romanticismo, convivono con la modernità. Il loro racconto trasforma una formula educativa in mito terrificante, mostrando come le storie possano influenzare in profondità la psiche di un bambino e condizionare per sempre la sua percezione del mondo.
  • Il Sandmann, pur non apparendo ancora in modo diretto nel brano, è la figura centrale del racconto: un essere che getta sabbia negli occhi dei bambini per rubarli e nutrire i propri figli mostruosi. All’inizio vive soprattutto nell’immaginazione di Nathanael, alimentata da voci e paure. Col passare delle pagine, però, il Sandmann tende a incarnarsi in persone reali (come il venditore di occhiali), perdendo i confini tra creatura soprannaturale e uomo. Simbolicamente rappresenta il perturbante: ciò che è insieme familiare e spaventoso, che viene dall’esterno ma anche dall’interno della psiche. È la personificazione della paura infantile che non svanisce, ma ritorna sotto altre forme nella vita adulta.
  • Il venditore di occhiali (Wetterglashändler), che irrompe all’inizio nella vita adulta di Nathanael, è la scintilla che riaccende il trauma. La sua figura, forse banale per chiunque altro, viene percepita dal protagonista come inquietante: i suoi tratti, la voce, i gesti richiamano con forza il Sandmann dell’infanzia. Il commercio di lenti e cannocchiali lo lega simbolicamente al tema dello sguardo e della percezione: è colui che promette di farci vedere meglio il mondo, ma in realtà distorce la visione di Nathanael portandolo verso la follia. In lui si incarna l’idea della tecnica moderna che invade l’intimità e trasforma il modo in cui guardiamo la realtà, aprendo la strada al dubbio su ciò che è vero e ciò che è illusione.

Temi Principali

Nei Notturni di Hoffmann, e in particolare in Der Sandmann, si intrecciano temi che parlano direttamente alle nostre paure più profonde. Non si tratta solo di una storia “spaventosa”, ma di un’indagine sulla mente umana, sui limiti della ragione e sul rapporto tra uomo e tecnologia nascente. La figura del Sandmann, così come i ricordi di Nathanael, ci invitano a riflettere sul potere delle storie che ascoltiamo da bambini, sulla forza dell’immaginazione e sul rischio di confondere sogno e realtà. Allo stesso tempo, il racconto mette in scena il conflitto tra atteggiamento romantico e visione razionale del mondo, rappresentate dai personaggi principali. Leggere questi temi con attenzione permette soprattutto agli studenti di cogliere come la letteratura fantastica possa diventare uno strumento per interrogare l’identità, la percezione e la società moderna.

  • Il perturbante e la paura infantile è il tema che domina l’intero racconto. Il Sandmann nasce come semplice minaccia educativa (“se non dormi, arriva…”), ma nella mente di Nathanael diventa un mostro assetato di occhi. Hoffmann mostra come le paure dell’infanzia non scompaiano davvero: restano sepolte nel nostro inconscio e possono riemergere all’improvviso, magari collegate a figure apparentemente banali. Il perturbante è proprio questo: qualcosa che è al tempo stesso familiare e straniero, vicino alla quotidianità ma capace di terrorizzarci. La casa, il padre, il corridoio notturno, gli odori: tutto si deforma agli occhi del bambino. Il lettore assiste al processo con cui un’esperienza comune si trasforma in incubo, rivelando la fragilità della nostra sicurezza emotiva.
  • Visione, occhi e percezione sono un filo simbolico continuo in Der Sandmann. Il mostro strappa gli occhi ai bambini; il venditore di occhiali offre strumenti per “vedere meglio”; Nathanael vive nell’ansia di ciò che può o non può guardare dietro la porta del padre. Gli occhi non sono solo organi fisici, ma il centro della nostra identità e del nostro rapporto col mondo. Quando qualcuno minaccia gli occhi, minaccia la nostra capacità di distinguere vero e falso. Hoffmann sfrutta questa metafora per mettere in dubbio la fiducia nei sensi: se la nostra visione è facilmente ingannabile, su cosa si può fondare la certezza? Il tema anticipa domande che saranno cruciali anche nella psicoanalisi e nella filosofia del Novecento.
  • Conflitto tra ragione e fantasia emerge chiaramente nel contrasto tra Nathanael e figure più razionali come Clara o Lothar. Il protagonista incarna l’anima romantica: sensibile, esaltata, affascinata dal mistero, pronta a seguire le proprie visioni anche a costo della stabilità mentale. Clara, invece, richiama l’ideale illuministico: fiducia nella logica, nel buon senso, nella vita ordinaria. Hoffmann non si limita a condannare uno dei due poli, ma mostra il rischio degli eccessi: la ragione pura può apparire fredda e incapace di comprendere l’abisso umano; la fantasia senza limiti può trascinarci nella follia. Il racconto diventa così una riflessione sul bisogno di equilibrio, ma anche sul fascino irresistibile dell’oscuro che spinge l’artista oltre i confini del consentito.
  • Identità, trauma e follia costituiscono un altro nucleo centrale. Nathanael non è semplicemente un uomo spaventato: è un individuo che ha costruito la propria identità attorno a un trauma irrisolto. Il ricordo del Sandmann, i sospetti sul padre, gli odori e i rumori della casa formano una rete di significati che condizionano il suo modo di leggere ogni nuova esperienza. Il venditore di occhiali non è più un estraneo, ma il ritorno del mostro: il passato invade il presente e lo deforma. In questo modo Hoffmann anticipa molte intuizioni della psicologia moderna: un evento infantile può diventare il nucleo di un’ossessione, spingendo il soggetto a interpretare tutto secondo uno schema fisso, fino alla perdita del contatto con la realtà condivisa e all’ingresso nel territorio della follia.
  • La società moderna e la tecnica, infine, fanno da sfondo simbolico alla vicenda. Pur non essendo ancora l’epoca delle grandi macchine ottocentesche, nel racconto compaiono già elementi “tecnologici”: occhiali, cannocchiali, strumenti che permettono di ampliare o correggere la vista. Questi oggetti, apparentemente neutri, vengono caricati di un’aura ambigua: da un lato promettono progresso e conoscenza, dall’altro sembrano aprire la strada alla manipolazione dello sguardo e, più avanti nel racconto, anche alla costruzione di esseri artificiali. Hoffmann coglie così una paura tipica della modernità: che le invenzioni umane possano sfuggire al controllo e confondere i confini tra naturale e artificiale, vivo e meccanico, rendendo il mondo sempre più estraneo e inquietante.

Perché leggere Notturni oggi?

Notturni parla di incubi, paure infantili e follia, ma in realtà tocca questioni attualissime: quanto possiamo fidarci dei nostri ricordi? Come distinguere vero e falso in un mondo pieno di immagini e “lenti” che deformano la realtà, dai social alle fake news? Leggere Hoffmann aiuta a riconoscere il fascino del perturbante e a capire come la mente costruisca i propri mostri. Per studenti di medie e superiori, l’opera è anche un’ottima palestra per avvicinarsi al Romanticismo tedesco e alla letteratura fantastica, scoprendo come la narrativa possa esplorare l’inconscio ben prima di Freud. È una lettura inquieta, ma formativa, che invita a interrogare se stessi.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.