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Resurrezione: colpa, ingiustizia sociale e ricerca di redenzione interiore

Un uomo ama una donna ma dopo averla sedotta decide di trattarla da prostituta: si rincontreranno in tribunale, lei non gli consente la redenzione

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Resurrezione di Lev Tolstoj è uno dei romanzi più potenti e “scomodi” della letteratura russa. Non racconta solo una storia d’amore finita male, ma la lenta rinascita morale di un uomo e la caduta di una donna travolta dall’ingiustizia. Sullo sfondo, una Russia fatta di tribunali, carceri, campagne povere e salotti eleganti, dove il contrasto fra legge e giustizia diventa insopportabile. Il principe Dmitrij Nekhludov, giovane nobile benestante, si ritrova un giorno in tribunale come giurato: tra gli imputati riconosce Katusha Maslova, la ragazza che anni prima ha sedotto e abbandonato. Da quel momento inizia per lui un lungo viaggio interiore, tra senso di colpa, desiderio di riparare e critica radicale alla società. Leggere Resurrezione significa entrare in un’aula di tribunale… ma anche dentro la coscienza di un uomo che prova davvero a cambiare.

Trama del romanzo

All’inizio di Resurrezione la natura festeggia la primavera, mentre gli uomini continuano a opprimersi. In un carcere cittadino arriva l’ordine di condurre in tribunale tre detenuti per un caso di presunto avvelenamento e furto: tra loro c’è la giovane prostituta Katerina (Katusha) Maslova. Pallida per la prigionia ma ancora fiera, attraversa la città sotto scorta, oggetto di curiosità e giudizi. In aula viene processata insieme ai domestici Simeon Kartinkin ed Eufemia Botchkova per la morte del mercante Smelkoff, trovato morto dopo una notte di eccessi. L’accusa sostiene che i tre l’abbiano avvelenato per derubarlo; la difesa confusa e la macchina giudiziaria fredda trasformano il processo in un ingranaggio impersonale in cui le persone valgono meno delle carte.

Fra i giurati siede il principe Dmitrij Ivanovič Nekhludov, nobile ricco e annoiato, diviso tra il desiderio di una vita “seria” (il matrimonio con la principessa Missy Korchagin) e le abitudini frivole della sua classe. Quando vede entrare Maslova, riconosce in lei Katusha, la ragazza che anni prima, ospite delle sue zie di campagna, aveva amato sinceramente. Tolstoj torna allora indietro nel tempo: racconta l’infanzia povera di Katusha, allevata dalle pie ma rigide zie, e il tenero amore nato con il giovane idealista Dmitrij, attento alla giustizia sociale e alla libertà dei contadini. Dopo qualche anno, però, Nekhludov si lascia corrompere dalla vita di ufficiale della Guardia, fatta di lusso, gioco e relazioni leggere. Tornato dalle zie da uomo mondano, seduce Katusha la notte di Pasqua e la abbandona con una banconota da cento rubli.

La vita di Katusha precipita: rimasta incinta e scacciata, perde il bambino, passa di lavoro in lavoro, subisce molestie, viene sfruttata da uomini di ogni tipo e alla fine approda in una casa di tolleranza. Qui conosce il mercante Smelkoff, che le affida una chiave del baule con i suoi soldi. Quella stessa notte il mercante muore: un medico parla di cuore rotto dall’alcol, ma un amico scopre che mancano grossi somme e denuncia tutto come crimine. Le indagini, fra testimonianze contraddittorie e perizie, costruiscono un quadro che sembra inchiodare i tre imputati. In aula il pubblico ministero, pieno di frasi “scientifiche” su degenerazione e ereditarietà, presenta Maslova come una creatura moralmente corrotta, mente del delitto, mentre i due domestici vengono dipinti come strumenti quasi passivi. Gli avvocati giocano anch’essi con le parole: uno sposta la colpa sui compagni, l’altro, goffo, non riesce a difendere davvero l’idea che la polvere data a Smelkoff fosse solo un narcotico.

Intanto Nekhludov, ascoltando la storia e osservando Katusha dietro le sbarre, è travolto dal senso di colpa. Rivede mentalmente la scena della seduzione, la busta di denaro lasciata alle spalle, la gravidanza, le notizie vaghe sulla sua “perdizione” che gli erano arrivate e che aveva preferito non approfondire. Si accorge che il destino di quella donna è legato direttamente al suo egoismo passato. Nella camera di consiglio egli è convinto almeno della non intenzionalità dell’avvelenamento: Katusha ha ammesso di aver dato la polvere credendola un semplice sonnifero. Ma, per stanchezza e confusione, la giuria formula un verdetto ambiguo: assolve Maslova dal furto ma la dichiara colpevole di aver somministrato il veleno, senza specificare che mancava l’intento di uccidere. Il presidente, che non ha spiegato bene la distinzione, legge allora la sentenza più grave: quattro anni di lavori forzati in Siberia e perdita dei diritti civili.

Il grido di Maslova – «Non sono colpevole!» – risuona in aula e segna l’inizio della “resurrezione” interiore di Nekhludov. Atterrito dall’errore giuridico e soprattutto dalla propria responsabilità morale, rifiuta di continuare a servire in tribunale, corre da un celebre avvocato, Fanarin, per preparare un ricorso, e decide di vedere Katusha in prigione. L’incontro, però, non è come se l’era immaginato: davanti a lui non c’è più la ragazza ingenua, ma una Maslova indurita, che ha imparato a difendersi con cinismo e orgoglio. Lei lo ascolta con freddezza, accetta aiuti pratici, ma respinge con rabbia la sua proposta di matrimonio, che interpreta come un modo per “lavarsi la coscienza”. Preferisce restare con le compagne di cella, donne condannate per delitti spesso nati dalla miseria, con cui divide pane, vodka, litigi e momenti di solidarietà.

Da questo momento il romanzo segue due strade intrecciate. Da un lato, la vita carceraria: Tolstoj descrive con realismo celle sovraffollate, donne malate, bambini nati dietro le sbarre, processioni di detenuti che vanno a messa in catene, punizioni corporali ancora praticate nonostante le riforme. Maslova condivide lo spazio con figure come la dura Korableva, la mite Theodosia, la gobba condannata per incendio, la figlia del diacono che ha annegato il figlio, tutte storie dove colpa e sfortuna si mescolano. Dall’altro lato, vediamo Nekhludov muoversi fra salotti aristocratici e uffici pubblici per ottenere qualche miglioramento: chiede al vice-governatore Maslennikov il trasferimento di Maslova in infermeria, interviene per far liberare muratori detenuti solo per passaporti scaduti, ascolta casi di ingiustizia come quello del giovane contadino Menshoff, accusato di un incendio che non ha appiccato.

In questo percorso Nekhludov incontra anche i prigionieri politici, come Vera Doukhova e Mary Pavlovna, giovani rivoluzionarie pronte a sacrificare la propria vita per un ideale di giustizia collettiva. Le loro parole lo colpiscono: capisce che il problema non è solo la colpa individuale, ma un intero sistema fondato su sfruttamento, burocrazia e violenza legalizzata. Mentre prepara con Fanarin il ricorso per Maslova, Nekhludov decide di cambiare radicalmente: pensa di cedere le sue terre ai contadini, ridurre il proprio tenore di vita, rompere i legami ipocriti con i Korchagin. La promessa di “seguire” Katusha fino in Siberia – anche se lei continua a rifiutare il matrimonio – diventa per lui un impegno concreto a condividere la sorte di coloro che la società ha escluso.

Il romanzo, nelle parti successive, accompagna la deportazione verso la Siberia: una lunga marcia di prigionieri affamati e malati, osservati da lontano da una società che si sente tranquilla punendo invece di curare. Accanto alla storia d’amore ferita tra Nekhludov e Maslova, Tolstoj costruisce così una grande inchiesta morale sulla giustizia penale, sulla religione ridotta a rituale vuoto e sul potere della coscienza individuale. La “resurrezione” non è miracolosa né facile: è una lenta presa di coscienza, il passaggio dal vivere per sé al vivere per gli altri, dalla cieca obbedienza alle leggi alla ricerca di una giustizia interiore più alta.

Personaggi di Resurrezione

I personaggi di Resurrezione non sono solo figure della trama: in ognuno Tolstoj concentra un’idea, una critica, una possibilità di cambiamento. Accanto ai due protagonisti, Nekhludov e Maslova, troviamo nobili superficiali, giudici vanitosi, contadini ingenui ma dignitosi, detenuti politici idealisti, prostitute, madri povere, funzionari stanchi. Ciascuno mostra un volto diverso della società russa dell’epoca e, allo stesso tempo, riflette domande che parlano ancora al presente: che cos’è la colpa? come nasce un crimine? siamo davvero liberi o prigionieri del nostro ambiente? Leggere le loro storie aiuta a capire che dietro ogni etichetta (“delinquente”, “nobile”, “peccatrice”, “rivoluzionario”) c’è una persona concreta, con paure, desideri e contraddizioni. E che la vera “resurrezione” passa sempre attraverso l’incontro con l’altro.

  • Dmitrij Ivanovič Nekhludov è il protagonista maschile, un giovane principe che vediamo evolversi da idealista universitario a ufficiale mondano e egoista, fino al lento risveglio della coscienza. Simbolo dell’uomo privilegiato che prende sul serio il proprio senso di colpa, attraversa tutte le contraddizioni della sua classe: crede nella giustizia ma partecipa a un sistema ingiusto, ama Katusha ma la tradisce, vuole cambiare ma rimanda. Quando, anni dopo, la ritrova sul banco degli imputati, comprende che la sua responsabilità non è solo “privata”: ha contribuito a creare una persona spezzata. La sua scelta di aiutare Maslova, forse di sposarla, di abbandonare certi privilegi e di seguire i deportati verso la Siberia lo rende figura di conversione etica, un esempio di come anche chi ha sbagliato gravemente possa rimettere in discussione tutta la propria vita.
  • Katerina (Katusha) Maslova è il centro emotivo del romanzo. Orfana povera, cresciuta dalle zie di Nekhludov come serva ma anche educata, vive un primo amore puro e timido per Dmitrij, che poi la seduce e abbandona. Da lì inizia la discesa: gravidanza, perdita del bambino, lavori umili, molestie, fino alla prostituzione e al processo per avvelenamento. Maslova è figura tragica perché al tempo stesso vittima e agente: subisce un torto enorme, ma per sopravvivere indurisce il cuore, si abitua a usare il proprio corpo come merce, si rifugia in alcol e cinismo. Simbolicamente incarna tutte le donne povere schiacciate da doppia morale e ipocrisia: la società giudica lei, non gli uomini che l’hanno sfruttata. Il suo rifiuto orgoglioso della proposta di matrimonio di Nekhludov mostra una forma di dignità inattesa: non vuole essere il semplice “mezzo” della sua espiazione.
  • Simeon Kartinkin, domestico dell’albergo, è uno dei coimputati nel caso Smelkoff. Pauroso, contraddittorio, prima confessa poi ritratta, incriminando Maslova per salvarsi. In lui Tolstoj rappresenta il piccolo uomo corrotto dal bisogno: non è un mostro, ma un servo che ha imparato a vivere arrangiandosi e mentendo in un ambiente dove i ricchi sprecano e i poveri sopravvivono come possono. Il suo atteggiamento in processo – balbettante, nervoso, pronto a cambiare versione – mostra come la paura e l’ignoranza possano deformare la verità. La dura condanna ai lavori forzati, tuttavia, lo trasforma in capro espiatorio: la legge colpisce il più debole della catena, mentre la struttura che ha prodotto quel tipo di servilismo resta intatta. Kartinkin fa riflettere su quanto sia facile giudicare chi sta in basso senza vedere le responsabilità di chi sta in alto.
  • Eufemia Botchkova è l’altra domestica accusata. Donna robusta, sicura di sé, in aula nega tutto con aria offesa, si presenta come lavoratrice onesta, giura che il denaro in banca sono i risparmi di una vita. La sua figura mostra l’ambiguità fra vittima e complice: probabilmente partecipa al furto, ma grazie al carattere duro, a un avvocato migliore e alla capacità di “tenere testa” ai giudici ottiene una pena molto più lieve. Simbolicamente rappresenta la furbizia nata nella miseria, la logica del “salvare la pelle” a qualunque costo, anche scaricando la colpa sull’altra donna, più fragile. In lei vediamo come il sistema penale spinga gli imputati a difendersi non con la verità, ma con le astuzie, e come la giustizia finisca per premiare chi sa recitare meglio il proprio ruolo.
  • Missy (Maria Korchagin) è la giovane aristocratica che la famiglia vorrebbe maritare a Nekhludov. Colta, elegante, capace di capire e valorizzare l’uomo che ama, appare all’inizio come possibile via di “vita onesta” per Dmitrij: matrimonio, famiglia, ruolo sociale rispettabile. Ma Tolstoj ne sottolinea anche i limiti: la sua sensibilità è intrappolata in un mondo di salotti vuoti, di conversazioni brillanti ma superficiali, dove conta l’apparenza più della verità. Il fatto che non sia più giovanissima e forse abbia amato qualcun altro ferisce l’orgoglio di Nekhludov, svelandone l’egoismo maschile. Missy simboleggia un tipo di amore borghese corretto “in teoria”, ma incapace di affrontare i grandi problemi morali: per lei le sofferenze dei carcerati restano lontane, materia di conversazione, non di scelta di vita.
  • Maslennikov, vice-governatore, è un ex compagno di reggimento di Nekhludov, passato dalla vita militare alla burocrazia civile. Ben pettinato, vanitoso, orgoglioso del proprio ruolo, si vanta di amministrare con “fermezza e tenerezza”, ma di fatto protegge le violenze del sistema carcerario e minimizza gli abusi. La sua doppiezza – gentile e cordiale in salotto, duro e sospettoso quando si parla di frustate e detenuti “senza motivo” – lo rende simbolo dell’ipocrisia istituzionale: persone che si considerano perbene pur firmando ordini crudeli. Nel confronto con Nekhludov, Maslennikov rappresenta la tentazione di accontentarsi di qualche piccolo favore (un trasferimento in infermeria) senza toccare le radici dell’ingiustizia, coprendosi con il linguaggio della legalità e della “necessità pratica”.
  • Vera Doukhova è una giovane maestra diventata rivoluzionaria e poi prigioniera politica. Magra, pallida, con occhi ardenti, parla a Nekhludov di propaganda, sezioni clandestine, compagni di lotta, mostrando un entusiasmo quasi febbrile. Tolstoj la ritrae con simpatia ma anche con un pizzico di ironia: Vera è sinceramente pronta al sacrificio, ma vede il mondo attraverso schemi ideologici rigidi. Simbolicamente incarna la protesta collettiva contro le ingiustizie sociali, l’idea che per cambiare qualcosa bisogna organizzarsi e affrontare il potere. Allo stesso tempo, la sua fragilità fisica e mentale la rende vittima non solo dello Stato, ma anche del fanatismo di certi movimenti. Attraverso di lei il romanzo mostra la tensione fra ribellione politica e trasformazione interiore.
  • Mary Pavlovna è un’altra detenuta politica, serena, energica e pratica. Assiste le compagne, si prende cura del bambino nato in carcere, parla poco ma agisce molto. Diversa da Vera, è meno “ideologa” e più concreta: rappresenta un tipo di rivoluzionaria fondata su carità attiva e solidarietà. In lei Tolstoj concentra la possibilità di un impegno politico che non perde di vista le persone concrete. Simbolicamente è una figura quasi evangelica dentro il carcere: aiuta malati, consola chi piange, sorride ai bambini. Il suo rapporto con Nekhludov – rispettoso, fatto di richieste precise e non di retorica – suggerisce che la vera trasformazione sociale nasce dall’unione fra coscienza personale e lavoro quotidiano accanto agli ultimi.

Temi Principali

Resurrezione è un romanzo “a tesi”, ma la sua forza non sta nelle prediche bensì nelle situazioni concrete: un processo sbagliato, una cella affollata, una visita dietro una rete, un salotto elegante dove nessuno vuole vedere ciò che accade fuori. Attraverso questi quadri Tolstoj affronta alcuni grandi temi che possono guidare la lettura: la giustizia e il funzionamento della legge, la colpa personale e la possibilità di cambiare, il rapporto fra ricchi e poveri, il ruolo della religione, il senso dell’amore e del perdono. Ciascun tema non è mai astratto: lo vediamo incarnato nei gesti di Nekhludov, nelle lacrime di Katusha, negli ordini del vice-governatore, nelle preghiere meccaniche dei preti del carcere. Per questo il libro può diventare un laboratorio di educazione civica e morale, oltre che un grande racconto.

  • Giustizia e legge sono forse il nucleo centrale del romanzo. Tolstoj mostra con precisione come funzioni un tribunale: giudici preoccupati di finire presto, un pubblico ministero più attento all’effetto retorico che alla verità, avvocati che spesso difendono gli interessi dei più ricchi, giurati stanchi che decidono per abitudine. La scena del processo a Maslova – con l’errore tecnico che la condanna ai lavori forzati – è emblematica: ciò che è “legale” non coincide automaticamente con ciò che è giusto. Allo stesso tempo, nei casi minori (il ragazzo che ruba stuoie, i muratori senza passaporto, Menshoff accusato d’incendio) vediamo un sistema che punisce duramente per proteggere la proprietà, ma non si occupa delle cause sociali dei reati. Il tema invita a riflettere criticamente sul nostro concetto di giustizia, sul ruolo della pena e sulla responsabilità di chi applica le leggi.
  • Colpa, rimorso e “resurrezione” morale attraversano l’intera vicenda di Nekhludov. All’inizio egli vive tranquillamente dopo aver rovinato Katusha, convincendosi che “così vanno le cose”. Il processo agisce come uno specchio crudo: costringe il principe a rivedere la propria vita e a riconoscere che il male non è solo nei criminali, ma anche in chi approfitta della propria posizione senza pensarci. La “resurrezione” del titolo non è un miracolo esterno, bensì il lento processo con cui Dmitrij smette di cercare scuse, accetta la propria responsabilità e prova a cambiare scelte concrete: rompere legami mondani, aiutare Maslova, rinunciare a parte della ricchezza. Tolstoj suggerisce che il vero pentimento non è sentimento vago, ma decisione di vivere diversamente. Questo tema parla molto agli adolescenti, che si chiedono se e come sia possibile “ricominciare” dopo aver sbagliato.
  • Condizione femminile e doppia morale emergono con forza nella storia di Katusha e delle altre donne in carcere. Maslova viene giudicata come “donna caduta”, ma nessuno in tribunale condanna davvero gli uomini che l’hanno sedotta, abbandonata, sfruttata. Le zie pie la cacciano, la società la usa e poi la disprezza. Nelle celle vediamo mogli che hanno tentato di avvelenare mariti violenti, madri costrette a portare i figli in Siberia, ragazze finite nel crimine per pura miseria. Tolstoj denuncia una società che pretende castità e purezza dalle donne, mentre giustifica quasi automaticamente i piaceri dei maschi ricchi. Il tema invita a leggere criticamente i rapporti di genere, i giudizi morali sui comportamenti sessuali e a chiedersi quanta responsabilità abbiano le strutture sociali nel “fabbricare” certi destini femminili.
  • Religione tra fede autentica e rituale vuoto è un altro bersaglio importante. Nel carcere assistiamo a funzioni solenni, icone dorate, litanie interminabili, baci alla croce: ma molti preti, diaconi, ispettori partecipano senza vera fede o per interesse economico (messe pagate, stipendi, prestigio). La religione serve spesso a tranquillizzare le coscienze di chi punisce, più che a liberare i prigionieri interiormente. Tolstoj contrappone a questo cristianesimo “di facciata” l’ideale evangelico di Cristo: amore per i più deboli, rifiuto della violenza, semplicità. In alcuni personaggi – come Mary Pavlovna o l’artelshik compassionevole – possiamo intravedere una fede vivente fatta di gesti concreti di fraternità. Il tema aiuta a distinguere tra religione come struttura di potere e religione come ricerca sincera di bene e verità.
  • Ricchezza, classe sociale e responsabilità sono continuamente messi a confronto. I salotti dei Korchagin, con chiacchiere su teatro, beneficenza e moda, convivono con le celle soffocanti in cui mancano aria e cure mediche. Tolstoj non dipinge i ricchi come tutti “cattivi”, ma mostra come il loro stile di vita, costruito su servitori, rendite e onori, li renda ciechi alle conseguenze delle proprie azioni. Nekhludov stesso si accorge che la sua esistenza lussuosa è possibile solo perché altri lavorano e soffrono. Da qui nasce la sua riflessione sul possesso della terra e sull’ingiustizia di vivere di rendita. Il tema invita a chiedersi: fino a che punto ciò che abbiamo dipende dal sacrificio silenzioso di altri? Cosa significa, oggi, usare il proprio privilegio non per chiudersi in un “castello”, ma per cambiare qualcosa intorno a sé?
  • Amore, perdono e libertà dell’altro danno profondità psicologica al rapporto fra Nekhludov e Maslova. Dmitrij, mosso da rimorso, vorrebbe “riparare” sposandola; Katusha, invece, rifiuta. Il romanzo mostra che non basta voler bene o sentirsi colpevoli: bisogna anche rispettare la libertà e la storia dell’altro, che non può essere cancellata con un gesto generoso ma tardivo. Il rifiuto di Katusha non è solo rabbia: è difesa della propria dignità dopo anni in cui è stata usata come oggetto. Solo quando Nekhludov smette di pensare a lei come a un’occasione di espiazione, e accetta di aiutarla anche se non lo amerà, il loro rapporto diventa più vero. Il tema mette al centro un’idea di amore non possessivo, capace di rinunciare pur di vedere l’altro vivere meglio.

Perché leggere Resurrezione oggi?

Resurrezione parla di tribunali ottocenteschi, di deportazioni in Siberia e di nobili russi, ma i suoi interrogativi sono estremamente attuali. In un’epoca in cui si discute di carcere, reinserimento, violenza di genere, disuguaglianze economiche, il romanzo di Tolstoj offre una lente potente per guardare come una società tratta chi sbaglia – o chi è solo povero e sfortunato. Per uno studente, seguire il cammino di Nekhludov significa chiedersi che cosa sia davvero la responsabilità personale, se si possa cambiare, quanto contino le scelte individuali dentro strutture ingiuste. Inoltre, la storia intensa di Katusha Maslova invita a non fermarsi alle etichette (“colpevole”, “prostituta”, “delinquente”), ma a cercare la persona dietro il giudizio. È una lettura impegnativa, ma forma la coscienza tanto quanto l’intelligenza.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.