Da Arafat ad Hamas
Comprendere la parabola politica dei responsabili che di volta in volta hanno affrontato Israele in nome dell’autodeterminazione, è essenziale per affrontare le radici dell’odierna tragedia in Terra Santa
La Striscia di Gaza, oggi spesso associata al nome di Hamas, ha attraversato una lunga e complessa evoluzione politica che non può essere compresa senza ripercorrere le tappe della leadership palestinese dagli anni della lotta armata guidata da Yasser Arafat fino all’ascesa dell’Islam politico. Un territorio piccolo e densamente popolato, schiacciato tra Israele, Egitto e il Mediterraneo, Gaza è divenuto non solo un campo di battaglia ma anche un laboratorio politico, in cui si sono intrecciati ideali di liberazione, logiche di potere, divisioni interne e ambizioni statali mai del tutto realizzate.
- La guida carismatica di Arafat e il ruolo storico dell’OLP
- La nascita di Hamas: consenso popolare e radicamento sociale
- La rottura tra Hamas e Fatah: due leadership in conflitto
- Hamas tra governo e resistenza: una leadership in trappola
- Le sfide future della leadership palestinese
La guida carismatica di Arafat e il ruolo storico dell’OLP
A partire dagli anni Sessanta, il nome di Yasser Arafat e dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) ha rappresentato il simbolo dell’unità nazionale palestinese. Fondata nel 1964, l’OLP si proponeva come organo rappresentativo del popolo palestinese, unificando diverse fazioni sotto un’unica bandiera, quella della resistenza e del ritorno. Arafat, leader di al-Fatah, divenne presto l’uomo simbolo di questa lotta. Pur non provenendo da Gaza, Arafat comprese bene il potenziale strategico della Striscia e l’importanza di non trascurare il ruolo della popolazione gazawi nella costruzione dell’identità nazionale palestinese.
Durante gli anni Ottanta e Novanta, l’OLP fu impegnata in un processo di transizione: da gruppo armato a soggetto politico riconosciuto, con la firma degli Accordi di Oslo nel 1993. Questo passaggio non fu privo di conseguenze, soprattutto a Gaza, dove settori della popolazione e nuovi movimenti islamisti contestavano l’approccio negoziale dell’OLP e l’abbandono della lotta armata. La crescente distanza tra l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) – nata dagli accordi – e il popolo di Gaza pose le basi per un cambio di leadership.
La nascita di Hamas: consenso popolare e radicamento sociale
Nel 1987, durante la Prima Intifada, nasce Hamas come branca palestinese dei Fratelli Musulmani. La sua fondazione segna un punto di svolta: per la prima volta un movimento islamista riesce a conquistare consenso attraverso una doppia strategia, politica e sociale. Se da un lato si proponeva come antagonista dell’OLP, dall’altro costruiva ospedali, scuole, associazioni caritative, radicandosi profondamente nel tessuto di Gaza. A differenza delle élite storiche della leadership palestinese, percepite da molti come distanti o corrotte, Hamas si presentava come un’alternativa morale e vicina alla gente.
Dopo la morte di Arafat nel 2004, il potere politico si concentrò nelle mani di Mahmoud Abbas (Abu Mazen), ma la sua leadership non riuscì mai a recuperare appieno il rapporto con la popolazione della Striscia. La vittoria elettorale di Hamas nel 2006 fu il frutto di una lunga costruzione sociale e ideologica, non solo della crisi dell’ANP.

La rottura tra Hamas e Fatah: due leadership in conflitto
Il punto di non ritorno arrivò nel 2007, quando – a seguito di violenti scontri interni – Hamas prese il controllo esclusivo della Striscia di Gaza, estromettendo Fatah e creando un vero e proprio dualismo politico con la Cisgiordania. Da quel momento, la leadership palestinese si frammentò in due centri distinti: uno a Ramallah, sotto l’egida dell’ANP, e uno a Gaza, guidato da Hamas.
Questo conflitto intestino ha segnato in modo profondo l’evoluzione politica della causa palestinese, indebolendo le rivendicazioni unitarie a livello internazionale e generando una frattura identitaria. Se a Ramallah si è tentato, pur tra mille difficoltà, un approccio diplomatico, a Gaza è prevalsa una linea di resistenza militare, accentuata anche dalla continua pressione israeliana e dal blocco che strangola la Striscia dal 2007.
Hamas tra governo e resistenza: una leadership in trappola
Nel governare Gaza, Hamas ha incontrato ostacoli che vanno oltre la repressione esterna. Il movimento si è trovato a gestire un contesto segnato da povertà, disoccupazione, distruzioni cicliche e isolamento internazionale. La doppia identità di Hamas – partito di governo e movimento armato – ha generato contraddizioni difficili da sanare: da un lato l’obbligo di rispondere ai bisogni quotidiani della popolazione, dall’altro l’impegno costante nella resistenza armata contro Israele, spesso a costo di gravi conseguenze per i civili.
La leadership di Hamas si è quindi trasformata in una leadership di sopravvivenza: costretta a muoversi tra bombardamenti, pressioni regionali, emergenze umanitarie e un crescente scetticismo da parte della popolazione locale. Eppure, nonostante tutto, il movimento continua a mantenere un forte radicamento nella Striscia, dove è visto ancora da molti come unico baluardo contro l’oppressione israeliana.
Le sfide future della leadership palestinese
Oggi, Gaza si trova in una situazione drammatica: distruzione infrastrutturale, sfollamenti di massa, collasso sanitario e scarsità di risorse hanno annientato la tenuta sociale e politica della popolazione. In questo scenario, la leadership palestinese appare divisa, logorata e priva di una visione comune. L’eredità di Arafat – un’idea di unità nazionale costruita su identità plurali – sembra sempre più lontana, sostituita da logiche di militanza e sopravvivenza.
Ricostruire una leadership condivisa richiederà non solo una nuova generazione politica, ma anche il coraggio di ripensare le forme di rappresentanza, le strategie di lotta e il rapporto tra politica e società. Gaza, in questo senso, resta il termometro più crudo e rivelatore del futuro palestinese. Sempre che ce ne sarà ancora uno.