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Marcel Proust: quella ricerca che diventa rivoluzione

Un osservatore acuto del suo tempo ma soprattutto un rivoluzionario capace di scardinare le regole della letteratura consegnando la sua opera all’eternità.

Elena Arneodo

ESPERTA DI LIBRI

Traduttrice e autrice, editor e copywriter per case editrici, magazine e siti web, specializzata in viaggi e food. Da sempre appassionata di libri di vario genere, dai romanzi della letteratura classica ai best seller, dagli albi illustrati per bambini ai graphic novel, fino ai ricettari e ai fotografici.

Esattamente 150 anni fa nasceva Valentin Louis Georges Eugène Marcel Proust, ricordato più semplicemente come Marcel Proust. Considerato uno tra i più importanti scrittori di Francia, è l’autore del monumentale Alla ricerca del tempo perduto, pubblicato in ben sette volumi tra il 1913 e il 1927, capolavoro universalmente celebrato della letteratura del Novecento.

Proust è figlio di un medico borghese, un uomo di scienza, di studio e concretezza: un’autentica autorità a livello internazionale per le sue ricerche nel campo delle malattie infettive. Sua madre è invece l’erede di una ricca famiglia altolocata: si tratta di una donna vivace, intelligente, a tratti perfino anticonvenzionale per la sua epoca. Proprio lei inizia il giovanissimo Marcel all’amore per i grandi libri, per l’arte e la musica, finendo così per rivestire un ruolo fondamentale nella sua crescita artistica, oltre che umana. La condizione di benessere economico e la posizione sociale della sua famiglia, consentono a Proust di frequentare a lungo – e con naturalezza – i salotti dell’alta società parigina che successivamente riuscirà a ritrarre con uno stile unico, con una raffinata ironia che lo rende ancora oggi riconoscibile, anche all’occhio del lettore meno attento.

In Proust c’è un perfetto resoconto dei cambiamenti sociali che si susseguirono in Francia durante la Terza Repubblica. C’è la Parigi sconvolta dalle vicende della Comune e dalle tragiche conseguenze della Prima Guerra Mondiale. C’è l’aristocrazia che crolla definitivamente mentre la classe borghese avanza inesorabile, sospinta dal vento della Storia. Ci sono i vizi e le virtù del mondo parigino. Ma c’è soprattutto una testimonianza del valore inestimabile dell’arte. La scrittura che si fa materia viva, che quasi basta a se stessa. Alain de Botton nel suo Come Proust può cambiarvi la vita lo scrive con il tipico humor inglese: lasciarsi accompagnare da Proust significa abbandonarsi a una lettura che diventa un’insostituibile compagna dell’anima. In fondo vale la pena approfittare della sofferta esperienza del grande autore francese, anche quando un singolo periodo arriva a misurare ben 45 righe, perché "nessuno meglio di chi è stato infelice può darci lezioni di quotidiana felicità".

Come Proust può cambiarvi la vita

Conosciuto dal grande pubblico per le riflessioni sulla memoria e sul tempo, Proust è innanzitutto un rivoluzionario capace di rovesciare ogni schema riconosciuto della letteratura, aprendo così a commistioni del romanzo puro con altri generi di cui ora tutti – proprio grazie a lui – possiamo godere.

Per dirla con le parole del poeta e critico letterario Giovanni Raboni, Proust : "partito per raccontare l’esperienza della propria vita, si è trovato a poco a poco a investire altri domini e a trasformare la realtà in una filosofia dell’esistenza".

In Proust si ritrovano periodi lunghi un’intera pagina, un succedersi di subordinate che talvolta sfida il lettore, ed è inevitabile che sia così. Ma quella sfida il genio francese la vince grazie alla maestria con la quale plasma la lingua per adattarla al gioco intricato della memoria. Memoria che va e viene senza regole precise, senza schemi fissi.

Le tematiche affrontate da Proust sono varie e diverse tra loro: dalla figura materna consolatoria all’ipocrisia della società parigina, passando per l’amore inteso come malattia, esperienza dolorosa e ingannatrice. Nella sua opera si rintracciano fedeli descrizioni di avvenimenti storici, come quella del discusso caso Dreyfus, ma anche resoconti privati della lugubre vita notturna nelle strade della Ville Lumière durante il coprifuoco della Prima Guerra Mondiale.

Dalla parte di Swann è considerabile come l’introduzione di un romanzo molto più lungo e complesso. Per questa ragione non possiede affatto gli elementi tipici del romanzo, a partire da trama e finale conclusivo. In questo primo volume si ritrovano però i temi principali ed i personaggi essenziali della sua opera. La scrittura di Proust è ricca, lunga, quasi magica, tutta orientata al racconto delle percezioni, all’analisi delle sensazioni. Non si ritrovano molti accadimenti concreti con un dove, un chi, un quando… Ma percorsi astratti, rimembranze lontane, concetti eterei. Proust riesce a donare a chi vi si accosta – senza timore e con la giusta concentrazione – uno spazio pacifico che diventa prestissimo altro dalla propria realtà, un tempo nuovo che si fa subito altro rispetto al proprio.

Prima di avvicinarsi a Proust forse è questa la riflessione preliminare che ogni lettore dovrebbe fare. Quanto si è disposti ad abbandonarsi alla scrittura?

Alla ricerca del tempo perduto

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