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Cosa significa e quando di usa "no cap"?

Avete mai letto "cap" e "no cap" in alcuni meme? È tempo di scoprire cosa voglia dire quest'espressione

Luca Incoronato

GIORNALISTA PUBBLICISTA E COPYWRITER

Giornalista pubblicista ed esperto Copywriter, amante della scrittura in tutti i suoi aspetti. Curioso per natura, adoro scoprire cose nuove e sperimentarle in prima persona. Non mi fermo mai alle apparenze, così come alla prima risposta, nel lavoro come nella vita.

Una delle ultime tendenze slang (parlato quotidiano) provenienti dagli Stati Uniti è senza ombra di dubbio "no cap". Un’espressione che richiede senza dubbio una spiegazione, considerando come il suo significato non abbia alcuna immediatezza. Che si tratti di "cap" o "no cap", perché esiste una differenza che in seguito analizzeremo, tutto ciò ha ampiamente trovato spazio nella cultura meme online. A ciò si aggiunge una diffusione dilagante nel parlato quotidiano, tanto scritto quanto orale. In Italia non si è ancora arrivati a un uso frequente, tutt’altro.

Porsi la domanda sul significato di quest’espressione ha un’altra valenza, quella di comprendere il senso di alcuni dialoghi americani, magari all’interno di una serie TV o film. Lo stesso discorso vale per post di vario genere sui social. Questo articolo, a differenza di altri, offre una mano a tutte le generazioni, non soltanto a quelle che mirano a comprendere il modo di parlare della Gen Z o Gen Alpha. Spesso, infatti, neanche loro sono in grado di utilizzare correttamente questo modo di dire tutto americano.

Cap e no cap: la storia

Come spesso accade, il web fa propri elementi della cultura musicale, soprattutto rap e hip hop. Pare accaduto proprio questo nel caso dell’espressione "cap" o "no cap". Non si hanno fonti ufficiali ma è possibile rintracciare una teoria che riporta l’inizio dell’uso di questi termini agli anni ’80. Pare che il rapper Too Short sia stato il primo a introdurre l’espressione in un EP. Negli anni successivi, poi, vi sono state differenti variazioni in testi di molti altri artisti.

Seppur non in una forma ufficiale, "cap" è diventato un verbo e viene coniugato. È così che è possibile ascoltare o leggere "capping". In genere, però, nelle chat tra giovani parlanti americani ci si limita a una semplice emoji, quella del cappellino blu, per indicare se qualcosa è "cap" o meno. Nonostante vi siano appena tre lettere in questo termine gergale, si è comunque trovato il modo di accorciarlo, impiegando magari due click invece di tre. Importante conoscere quest’aspetto, dal momento che tra Twitter, TikTok e Instagram, si potrebbe ritrovare l’immagine del cappellino blu senza avere la minima idea di cosa si tratti. Ora ne siete consapevoli e non dovrete più chiedere spiegazioni in inglese a qualche utente magnanimo.

Cap e no cap: significato e come si usa

Per un parlante italiano quest’espressione potrebbe facilmente essere collegata all’immagine di un cappello. Di certo non aiuta il fatto che proprio questa emoji venga utilizzata per sintetizzare il concetto.

È bene spiegare, dunque, cosa si intenda per "cap". Questa parola viene intesa semplicemente al posto del termine bugia. È entrato a far parte della cultura pop e non ha altro significato se non quello di indicare una frase falsa. Come detto, si può anche coniugare, proponendo la versione "capping", così da dire a qualcuno che sta mentendo proprio in quel momento.

In alcuni casi viene utilizzato come rafforzativo. Quando si racconta una storia che ha dei risvolti un po’ incredibili, così per spingere gli altri a credere a tutto ciò che è stato detto, si può concludere con un "no cap", così da sottolineare che non vi sono bugie in quanto spiegato, ancor prima d’essere ironicamente "attaccato" dagli altri.

Al tempo si può aggiungere un semplice "cap" a commento di qualcosa spiegato da altri, in maniera ironica o seria. Che si tratti di avventure amorose un po’ fantasiose o vere e proprie accuse nei confronti di qualcuno, alle quali non crediamo minimamente, possiamo fare ricorso a questo slang. Le formule più comuni sono le seguenti:

  • Cap (o That’s Cap): in maniera semplice, vuol dire bugie e può essere usato come riassuntivo di un concetto più ampio, ovvero questa cosa appena detta, scritta o letta è una bugia;
  • Capping: declinazione verbale che evidenzia come qualcuno stia mentendo proprio adesso;
  • No Cap: vuol dire l’esatto opposto. Si sta infatti affermando l’assoluta veridicità delle proprie parole o di quelle di un’altra persona;
  • Stop the Cap: considerando come "cap" sia di fatto un sinonimo slang del termine bugia, va da sé che questa frase sai una richiesta rivolta a qualcuno di smettere di raccontare menzogne.

Differenza tra cap e bugia

Abbiamo detto come "cap" e bugia possano essere intesi come sinonimi. Le cose però non stanno esattamente così. Occorre operare una precisazione molto importante. Dire a qualcuno che sta mentendo è un’accusa spesso molto seria.

Tutto dipende ovviamente dalle tematiche trattate, ma di certo sottolineare il fatto che si ritenga un’affermazione non veritiera, non crea un clima piacevole. È quello che accade con "cap"? Generalmente no.

È possibile utilizzare questo slang in maniera seria, proprio come quando si dice a qualcuno che non si è intenzionati ad accettare una bugia bella e buona. Nella maggior parte dei casi, però, questa forma di parlato quotidiano viene adoperata tra amici. Sfruttata più per prendere in giro che per questioni serie. L’esempio fatto in precedenza, su una persona cara che racconta episodi sentimentali, magari soffermandosi su delle conquiste amorose in vacanza, è calzante. In un caso del genere c’è sempre quell’amico che stenta a crederci, e così si gioca la carta del "cap" al momento giusto, magari scatenando qualche risata di gusto.

Il dizionario slang da conoscere

Considerando come la maggior parte dello slang della Gen Z e Gen Alpha trae ispirazione dall’inglese, soprattutto quello americano, con forti accezioni allo slang del mondo rap e hip hop, perché non provare a comprendere un campionario più vasto di termini e modi di dire. Un modo utile e semplice per gettare le basi per la costruzione di un ponte comunicativo con le generazioni più giovani, che vivono sempre più sul web e sono molto più connesse con quanto avviene oltre oceano (alcune delle seguenti parole o espressioni potrebbero non essere ancora in uso in Italia, ma sono di moda negli USA):

  • Retweet: termine che può apparire datato soltanto in apparenza. Molti ragazzi utilizzano questa parola per dare il proprio assenso a qualcosa. Un po’ come quando si apprezzava un post su Twitter al punto tale da retwittarlo, ovvero riproporlo sulla propria bacheca;
  • Fit: versione abbreviata di outfit. Al termine completo è stata troncata la prima parte, considerando come via smartphone si miri sempre alla maggior brevità possibile;
  • Hate to see it: imbarazzo e delusione si fondono, generando una reazione di quasi incredulità per quanto è accaduto;
  • Basic: la traduzione letterale sarebbe "basico". Si riferisce a qualcosa che è considerato "mainstream", ovvero decisamente commerciale e apprezzato da chiunque, quindi poco ricercato. La connotazione è sarcastica e si può utilizzare per delle cose, idee o anche persone, in questo caso con l’accezione di persona standard e poco interessante;
  • Fr: l’abbreviazione è vita per i giovani e così "for real" diventa "fr". Le accezioni sono svariate e dipende tutto dal tono di voce utilizzato. Si può ribadire la veridicità di quanto appena detto, aggiungendo un "for real" alla fine della frase. Si può porre il tutto sottoforma di domanda, così da avere conferme sul fatto che sia tutto vero;
  • Simp: un termine che sta trovando sempre più spazio anche tra i giovani italiani. Non è però raro, come nel caso di POV, ad esempio, che venga utilizzata in maniera incorretta. Il problema di fondo è riuscire a capire davvero il senso e il modo in cui si usano certe forme slang. In questo caso si potrebbe intendere come sinonimo di "sottone", che fino a qualche tempo fa veniva regolarmente utilizzato tra i ragazzi italiani. Nello specifico si parla di una persona, maschio o femmina che sia, che farebbe di tutto per ottenere le attenzioni di un’altra o altro. Numerosi favori, continui regali e altro ancora, senza di fatto ottenere nulla in cambio. Qualcosa in più di una persona incastrata in una friendzone, dal momento che non si finge amico, ma ben distante dall’essere un/una papabile fidanzato/a;
  • Thot: il mondo della musica ha accolto questa parola anche in Italia. Si tratta in realtà di un acronimo, che però nel parlato comune, almeno nel nostro Paese, non ha ancora trovato spazio, se non forse tra chi ha deciso di provare a darsi un certo tono internazionale. Negli USA si intende per That Hoe Over There e il significato è quella "ragazza dai facili costumi"
  • Slime: anche in questo caso il termine si sta facendo largo grazie al mondo della musica rap. In uso da molto tempo ormai, è divenuto di dominio pubblico in seguito alla grande diffusione di alcuni brani. Non si tratta d’altro che di un sinonimo dei vari "homie" e "bro", ovvero amico. Va però oltre questo significato standard. Con slime si intende infatti qualcuno che è in pratica un membro della propria famiglia, per il quale si è pronti davvero a tutto. Da non usare alla leggera, quindi;
  • Opps: può sembrare un’esclamazione che indica rammarico per un errore commesso. In quel caso, però, sarebbe da utilizzare "ops". Il discorso qui è ben diverso e il termine mira a indicare un membro di una gang rivale. Si tratta di una forma contratta di opposites, ovvero opposto, chi è dall’altra parte della barricata ed è quindi mio nemico. La connessione con la musica rap e quella vecchia scuola legata alle guerre, tra parole e pistole, tra bande tipiche degli anni ’90, è molto forte. Certi slang, però, mutano molto in fretta e questo ha già iniziato da un po’ a cambiare forma. In senso generale, infatti, può indicare i poliziotti, così come i cosiddetti "snitch", ovvero coloro che fanno la spia.

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