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Regola delle 5 W: significato e come scrivere un articolo

La regola delle 5 W è alla base della scrittura di un articolo e lo è ancora nel web 2.0

Luca Incoronato

GIORNALISTA PUBBLICISTA E COPYWRITER

Giornalista pubblicista ed esperto Copywriter, amante della scrittura in tutti i suoi aspetti. Curioso per natura, adoro scoprire cose nuove e sperimentarle in prima persona. Non mi fermo mai alle apparenze, così come alla prima risposta, nel lavoro come nella vita.

La regola delle 5 W rappresenta la base per la scrittura di un articolo. Qualsiasi giornalista la conosce e sa esattamente a cosa tale dicitura faccia riferimento. Tutto ruota intorno a 5 domande, i cui soggetti sono:

  • What – Che cosa
  • Who – Chi
  • Where – Dove
  • When – Quando
  • Why – Perché

Uno schema utile e di enorme importanza per garantire una struttura al testo scritto. Ci si assicura in questo modo che il lettore possa avere tutte le informazioni di cui ha bisogno per una totale comprensione dell’argomento.

Per quanto la regola delle 5 W appartenga a un mondo giornalistico del tutto differente da quello odierno, il suo valore è rimasto immutato. Che si tratti di carta stampata o pagine web, giornalismo o copywriting, è bene comprendere a fondo il valore di tale impostazione.

Regola 5 W: cosa significa

Considerando come si parli di domande che iniziano con la lettera "W", è chiaro come le radici di tale regola affondino nel mondo anglosassone. Con la regola delle 5 W si fa riferimento all’insieme delle indicazioni per la realizzazione di un articolo. Se in origine lo sguardo era rivolto principalmente al mondo della cronaca, oggi possiamo dire come tali indicazioni valgano per ogni sorta di tematica.

I cinque pronomi interrogativi, citati in precedenza, dovrebbero essere un promemoria per il giornalista di turno, al fine di scrivere un articolo che possa rispondere adeguatamente alle domande cardine legate a un dato tema, necessarie per la comprensione del lettore. A ciò possono aggiungersi altri elementi, così come una riflessione personale, a seconda del taglio autoriale, ma la base dev’essere scandita nel rispetto di questa struttura.

Guardiamo nello specifico alle cinque domande in questione, spiegando il loro significato, ovvero a cosa facciano riferimento questi pronomi da non dimenticare per la stesura di un articolo:

  • What – Che cosa: rappresenta il cuore dell’articolo, ovvero l’argomento posto al centro della stesura. Questo è il tema di cui il soggetto si è reso protagonista;
  • Who – Chi: il soggetto (o i soggetti) che compie una data azione, che ha generato la notizia in un primo momento. La storia che viene raccontata ruota intorno a tale personaggio;
  • Where – Dove: offre una precisa collocazione geografica, al fine di integrare adeguatamente le informazioni offerte al lettore;
  • When – Quando: importante offrire una collocazione temporale specifica, a prescindere dal tipo di articolo, sia esso di cronaca o d’intrattenimento;
  • Why – Perché: questa sezione prova a offrire una motivazione ai fatti avvenuti. Ciò può esplicarsi attraverso dati oggettivi o soggettivi. Non è detto, infatti, che un caso di cronaca presenti una chiara spiegazione. In alcuni casi l’autore avrà il compito di ricollegare i pezzi del puzzle, offrendo un "perché" plausibile.

5 domande più una

Rispondere a queste domande non vuol dire, però, aver completato la stesura di un articolo. Vi è una chiara differenza tra una struttura base e un testo che può dirsi davvero esaustivo. Il giornalista intende infatti andare a fondo della questione trattata, offrendo anche dettagli accessori, che possano aiutare a definire le sfumature di una vicenda, spesso rilevanti. A seconda della tipologia di articolo, poi, possono trovare spazio delle analisi personali.

Rientrando in uno schema ben definito, la prima cosa da aggiungere alle 5 W è una H, ovvero la domanda "How?". Questa, traducibili con un "come", spinge ad argomentare le dinamiche di un evento. Sta al giornalista interpretare questa fase di scrittura al meglio, scegliendo quali caratteristiche dei fatti descrivere. Si tratta di un’evoluzione ormai consolidata della storica norma anglosassone. Si fa riferimento a essa come al Metodo Kipling. Si tratta del celebre autore de Il libro della Giungla, tra gli altri. La nuova domanda viene a lui attribuita grazie a una famosa filastrocca risalente al 1902: "I keep six honest serving-men They taught me all I knew; Their names are What and Why and When And How and Where and Who". Ecco la traduzione: "Ho sei onesti domestici, che mi hanno insegnato tutto ciò che so; i loro nomi sono Cosa e Perché e Quando e Come e Dove e Chi".

L’importanza delle 5 W

Le cinque domande che l’autore deve porsi hanno una rilevanza enorme, nel momento in cui spingono chi scrive a tenere a mente un percorso dal quale non allontanarsi eccessivamente, almeno nella prima parte della stesura. Il lettore deve poter scegliere se approfondire o meno una tematica ma, al di là di ciò, ha diritto a una minima e corretta informazione di base. Ciò viene garantito attraverso il rispetto della norma.

Ciò che davvero è importante, però, dal punto di vista dello scrivente, è che le 5 W non chiedono una risposta che si limiti a un semplice "sì" o "no". Occorre dilungarsi per soddisfare i quesiti. Le W incoraggiano a fornire delle risposte significative in relazione a un dato evento. Ciò ha valore non solo per un articolo di cronaca o un editoriale, per fare appena due esempi. Anche un intervistatore sfrutta la celebre regola. La prima cosa che fa è presentare il soggetto al quale rivolge le domande, per poi seguire il percorso tracciato, soffermandosi magari su differenti "What" e "How" ma, come detto, la regola è solo una linea guida, che può essere integrata a piacimento.

Regola delle 5 W e scrittura web

Come spiegato, la regola delle 5 W non rappresenta di certo l’ultima evoluzione in campo giornalistico. Le sue origini sono datate. Basti pensare al fatto che l’innovazione data dal Metodo Kipling, con l’aggiunta di "How" sia giunta a inizio Novecento. È naturale, quindi, chiedersi in che modo questo mondo, legato a secoli passati, possa trovare terreno comune per dialogare con quello attuale. La comunicazione odierna rispetta regole diverse sotto molti aspetti.

L’informazione passa dal web e la scrittura digitale ha spesso poco in comune con quella cartacea. Il pubblico ha meno "pazienza" e predilige un tipo di informazione lampo, che offra una struttura in grado di mettere in evidenza ciò che è davvero rilevante al fine di una comprensione minima. Il web writing si è quindi modellato sulla base delle richieste del pubblico, al fine di guadagnarsi un adeguato spazio tra i miliardi di pagine online.

Domina la regola del click, più che quella della 5 W, ma quest’ultima non è sparita ed è utile tanto ai giornalisti che scrivono online che ai copywriter. Guardando all’inizio degli anni Duemila, è possibile analizzare il processo di contaminazione avvenuto. Il passaggio dal cartaceo al web non è stato ovviamente immediato. Agli albori dello sviluppo di massa di internet vi era bisogno di "leggerezza". Le connessioni web erano infatti molto lente. Per questo le pagine che avevano la meglio sulle altre erano quelle in grado di garantire un caricamento che fosse il meno complesso possibile.

Tale "leggerezza" veniva richiesta anche agli articoli, che non potevano dilungarsi come le controparti cartacee. Ha così avuto inizio quel processo che ha portato i risultati di cui parlavamo prima. I lettori moderni non vogliono attendere. Passano rapidamente da una pagina all’altra, pretendendo di assorbire le informazioni minime nei primi secondi di lettura. Questa risulta rapida e non lineare, passando da un rigo all’altro, saltando parole e concentrandosi su quelle in grassetto (atte a indirizzare il pubblico verso le informazioni chiave di cui ha bisogno).

Una "leggerezza" tradotta in articoli lunghi la metà, o meno, rispetto al solito. Tutto ciò ha inevitabilmente influenzato anche la forma finale del contenuto proposto. In ogni dove, nel world wide web, sono comparsi innumerevoli articoli sintesi. Una tendenza rimasta immutata anche nel momento in cui le connessioni sono nettamente migliorate. Ciò perché si è generato un processo culturale. A partire dai Millennials, per dare un riferimento generazionale, ma soprattutto con la Gen Z e ancor di più con la Gen Alpha, la lettura frammentata è diventata norma.

Chi scrive dimentica spesso la regola delle 5 W, avendo in mente una differente esigenza, quella di intrigare il lettore, studiando le sue abitudini e gli schemi ripetuti delle ricerche effettuate. La legge del click ancora domina ma qualcosa sta cambiando. Trascorso il primo ventennio, infatti, si sta assistendo a qualcosa di singolare: la norma viene ribaltata ancora una volta. Se in passato la carta stampata offriva lunghi articoli, in grado di offrire tanto le informazioni minime necessarie quanto intriganti approfondimenti, il web ha reso sovrana l’informazione "mordi e fuggi".

Ciò ha però condotto il vasto panorama di internet a modellarsi seguendo uno schema quasi identico. Chi vuol distinguersi, oggi, si dilunga. Google, principale motore di ricerca al mondo, predilige chi dimostra di saper scrivere un articolo, chi non si limita alla news lampo e ha le conoscenze necessarie per approfondire. L’obiettivo è quello di offrire al lettore tutte le informazioni di cui può aver bisogno. A lui la scelta, poi, di giovarne o meno. Per questo motivo la regola delle 5 W è più importante che mai oggi. Laddove tutti si improvvisano professionisti, lanciando online "articoli" composti da appena 150/200 parole, dalla struttura fragile o inesistente, sorretti principalmente da un titolo e una foto accattivanti, il vero giornalista risorge. Attenzione, però, non siamo più nel Novecento, il linguaggio è cambiato e non solo. Il salto nel passato sul fronte strutturale non può tradursi, quindi, in una generale dimenticanza delle norme che il web ha imposto. Finalmente, però, ieri e oggi paiono fondersi.

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