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Giorgio Caproni, chi era e quali sono le sue poesie più famose

“Poeta del sole, della luce e del mare”, ha attraversato con la sua opera gran parte del Novecento, cantando l’amore per la madre e per Genova, ma anche il vuoto lasciato da Dio

Marco Netri

Marco Netri

GIORNALISTA E IMPRENDITORE

Ho iniziato a scrivere da giovanissimo e ne ho fatto il mio lavoro. Dopo la laurea in Scienze Politiche e il Master in Giornalismo conseguiti alla Luiss, ho associato la passione per la scrittura a quello per lo studio dedicandomi per anni al lavoro di ricercatore. Oggi sono imprenditore di me stesso.

Giorgio Caproni è stato uno dei più grandi poeti italiani del Novecento. Definito il “Poeta del sole, della luce e del mare”, dotato di grande talento, ha attraversato con la sua opera stilisticamente viva di contrasti e contrapposizioni gran parte del secolo scorso. I temi portanti della sua poetica, ricca di registri differenti, sono il passato della madre, rievocata e ricordata in molte poesie, l’amata Genova, considerata la sua “città dell’anima”, e il viaggio, in un’allegorica scoperta della vita e del vuoto, fondo e immobile, lasciato da Dio.

Vita

Giorgio Caproni nasce a Livorno il 7 gennaio del 1912 da Attilio Caproni e Anna Picchi. Il padre di Giorgio, figlio di un sarto che aveva fatto il garibaldino, lavora come ragioniere nella ditta dei Colombo, importatori di caffè. Appassionato di musica, ama la scienza e la ragione, ed è assolutamente indifferente alla religione. La madre, figlia di Gaetano Picchi, guardia doganale ed “ebanista” a tempo perso, ha frequentato da ragazza il Magazzino Cigni, una delle case di moda più in auge a Livorno. Donna di grande ingegno, sarta e ricamatrice abilissima, suona la chitarra e ama frequentare i circoli e ballare. Tuttavia l’infanzia del giovane Giorgio viene sconvolta dallo scoppio della Prima guerra mondiale e dalla chiamata alle armi di Attilio. La famiglia si trasferisce a casa di parenti del padre e vive “anni di lacrime e miseria nera”. Il piccolo Caproni impara a leggere da solo, a quattro anni, sulle pagine del Corriere dei Piccoli, frequenta l’Istituto del Sacro Cuore e le comunali Gigante. È affascinato dai treni e sogna di fare il macchinista, a testimonianza di questa passione, un trenino elettrico Rivarossi resterà per sempre in bella vista nel suo studio e con i suoi allievi, a scuola, userà i trenini per istruirli giocando. Le prime letture sono precocissime e riguardano i cosiddetti Poeti delle origini, i Siciliani e i Toscani, e la Divina Commedia, che il padre acquista a dispense in edicola nell’edizione Nerbini di Firenze.

Nel 1922, i Caproni si trasferiscono a Genova, dove Attilio, rimasto senza lavoro in seguito al fallimento della sua ditta, è stato assunto dall’azienda conserviera Eugenio Cardini, con sede nel palazzo Doria. Giorgio finisce le elementari alla scuola Pier Maria Canevari e frequenta le complementari alla Regia Scuola Tecnica Antoniotto Usodimare, studiando contemporaneamente violino e composizione all’Istituto musicale Giuseppe Verdi, ottenendo anche una medaglia d’oro per il solfeggio, dove si diploma nel 1925. All’età di diciotto anni, però, Caproni abbandona le ambizioni di violinista, preferisce scrivere e inizia a comporre le su prime poesie, di ispirazione vagamente surrealista e futurista, intanto scopre Ungaretti e resta folgorato da Montale. Invia alla rivista Circoli alcune poesie, che però vengono respinte con parole non troppo incoraggianti, che però lo stimolano a rivisitare la propria poetica, spingendolo a tornare al suo primo amore, i poeti delle origini.

Dopo aver assolto al servizio militare a San Remo, vede pubblicate dall’editore genovese Emiliano degli Orfini le sue prime raccolte “Come un’allegoria” e “Ballo a Fontanigorda” e conosce e sposa Rina Rettagliata, con la quale si trasferisce a Roma prima di essere richiamato alle armi, nel giugno del 1940, per andare a combattere nella campagna di Francia, esperienza che anni dopo avrà modo di definire “un capolavoro di insensatezza”. Posto di fronte all’eventualità di arruolamento nelle brigate della Repubblica di Salò, preferisce entrare nella Resistenza, seppur con compiti essenzialmente civili. Nel 1948 prende parte al Congresso Mondiale degli Intellettuali per la Pace di Breslavia.

Le sue esperienze al fronte durante la Seconda guerra mondiale e quella nelle file della Resistenza si riflettono nelle poesie pubblicate fino al 1956 e vengono inserite, insieme alle precedenti già pubblicate, nella raccolta “Il passaggio di Enea”.

Caproni muore a Roma nel gennaio 1990.

Poetica

Nella sua poetica, Caproni come già accennato canta soprattutto temi ricorrenti, da Genova, alla madre, passando per il viaggio e il linguaggio, riuscendo ad unire una raffinata perizia metrico-stilistica a una disarmante immediatezza e chiarezza di sentimenti. La sua produzione rispecchia l’animo del poeta, costantemente alle prese con una realtà sfuggente impossibile da fissare con il linguaggio, un’esigenza che lo fa propendere per l’impiego della forma classica del sonetto, impiegato in forma “monoblocco”, ovvero senza divisioni strofiche, ma spezzato utilizzando rime interne, enjambements, una sintassi spesso franta e il ricorso a interiezioni.

Il passaggio d’Enea

La raccolta “Il passaggio d’Enea” è costituita da una trentina di testi. La raccolta comprende una parte dedicata al personaggio di Enea, “I lamenti”, scritti durante gli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale”, e “Le stanze della funicolare”, dedicata alla città di Genova, particolarmente cara all’autore.

Il seme del piangere

La raccolta “Il seme del piangere”, composta tra il ’50 e il ’58, comprende una trentina di brani, incentrati sulla tematica dell’elaborazione del lutto per la scomparsa della madre. Caproni cerca di superare il dolore sublimandolo nel ricordo e nell’omaggio alla sua memoria.

Il muro della terra

Nella raccolta “Il muro della terra”, 70 fra testi, epigrammi, vocalizzi e “divertimenti”, il poeta riflette sull’impossibilità di superare il limite della condizione comune. Sono evidenti le tematiche del vuoto, dell’assenza e della solitudine.

L’ascensore

Testo poetico in cui Caproni racconta con stile onirico ed etereo un viaggio metafisico, ultraterreno, che porta l’autore a ricongiungersi con la madre.

Litania

E’ un’opera incentrata sull’amore per Genova, scandita da un ritmo cantilenante, ottenuto ripetendo nei versi dispari il nome della città.

Ritorno

Affronta alcune tematiche come il viaggio senza meta, il vuoto, la consapevolezza della consistenza e la fugacità dell’esistenza.