Erodoto e Tucidide: due modi di raccontare la storia
Entrambi vissuti nel V secolo a.C., il primo ha scritto della storia greca passata, non vissuta in prima persona, mentre il secondo di quella contemporanea
La storia secondo Erodoto e Tucidide
La differenza principale tra Erodoto e Tucidide, due ‘giganti’ della storiografia greca diventati ben presto i modelli ai quali ispirarsi per tutti coloro si approcciano a questa disciplina, può essere spiegata ponendosi una semplice domanda: “Di che tipo di storia deve occuparsi uno storico, quella passata o quella contemporanea?”. Erodoto, infatti, ha trattato fatti che non aveva vissuto in prima persona, in quanto accaduti prima della sua nascita o, al più, come nel caso della spedizione di Serse del 480 a.C., in cui era soltanto un bambino. Raccolse, però, su di essa e sulle precedenti avanzate Persiane di Mardonio e Dario, le tradizioni orali circolanti nel territorio dell’impero. Tucidide, invece, offrì un dettagliato resoconto della guerra del Peloponneso, che si svolse al suo tempo e sotto i suoi occhi. È bene specificare che i due furono contemporanei, essendo entrambi due personaggi di spicco del V secolo a.C., e che anzi, come testimoniato dal biografo dello stesso Tucidide, Marcellino, i due ebbero anche modo di conoscersi. “Si dice” (λέγεται) che un giorno in cui Erodoto stava facendo una delle sue letture in pubblico ad Atene, tra il pubblico c’era – accompagnato dal padre Oloro – anche il giovane Tucidide, che si commosse nell’ascoltare qualche passo dell’opera. “Dicono poi” (ἔπειτά φασι) che Erodoto, dopo averlo visto piangere, si rivolse al genitore e gli disse: “Oloro, la natura di tuo figlio desidera ardentemente lo studio“. Si tratta di una testimonianza estremamente tarda, essendo Marcellino vissuto nel V secolo d.C., ma ne esiste anche una precedente ben più attendibile: è quella di Panfila, una storica di origine egiziana, vissuta probabilmente a Roma sotto Nerone nel I secolo d.C. che, nella Miscellanea di note storiche, della quale sono arrivati sino a noi soltanto dieci frammenti, nel settimo di questi si legge: “Ellanìco, Erodoto, Tucidide, storici, fiorirono con grande lode quasi nello stesso tempo e non furono troppo lontani per la distanza delle loro età. Infatti Ellanìco pare che all’inizio della guerra del Peloponneso avesse 65 anni, Erodoto 53, Tucidide 40“. Secondo questa testimonianza, Tucidide nacque nel 471 a.C. (la sua data di nascita è generalmente collocata tra il 461 e il 454 a.C.), e la differenza di età tra lui ed Erodoto sarebbe quindi di soli 13 anni.
I differenti approcci
Tucidide dichiarò di aver iniziato la propria opera “cominciando subito” (ἀρξάμενος εὐθὺς), e cioè allo scoppio della guerra del Peloponneso. Intuì sin dal principio che sarebbe stata una guerra “grande” (μέγαν) e terribile, dal momento che coinvolse la maggior parte degli uomini, seconda soltanto a quella persiana, salvo poi ridurre la portata di quest’ultima, osservando come nella spedizione di Serse ci furono soltanto due battaglie terrestri e due navali. Nella guerra del Peloponneso, invece, che durò 27 anni (dal 431 al 404 a.C.) ci furono battaglie, stragi, distruzioni di città, terremoti, eclissi e un’epidemia di peste. In realtà, questa insistenza sulla grandezza del conflitto potrebbe nascondere un riferimento polemico a Erodoto, che aveva detto di voler raccontare le meravigliose imprese dei Greci e dei barbari. La scelta di Tucidide di scrivere la storia contemporanea, quindi, è stata considerata per molto tempo vincente dagli studiosi, al punto da offuscare l’immagine di Erodoto: essa, infatti, parve più attendibile, perché, pur basandosi sulla raccolta di tradizioni orali, la loro fedeltà ai fatti poteva essere verificata più facilmente. Tucidide, inoltre, ribadì più volte la serietà del suo lavoro di ricerca e le modalità con cui ottenne le informazioni necessarie per raccontare il conflitto, interrogando più testimoni perché non sempre i racconti coincidevano, vuoi perché le persone non ricordavano, vuoi per le loro simpatie personali. In realtà, però, anche Erodoto riferì le versioni fornitegli da più informatori, facendo poi riferimento ad ognuna di esse ed intervenendo su quelle stesse tradizioni, esprimendo il proprio parere, accettandole o respingendole. Inoltre, a differenza di Tucidide, un ateniese che riportò in maniera piuttosto fredda, soffermandosi soltanto sugli aspetti politici e militari, le vicende sul campo di battaglia dell’esercito della sua città contro quello spartano, Erodoto aveva viaggiato molto e, nei suoi scritti, sono presenti numerose descrizioni dei luoghi in cui si svolgono i fatti narrati, o di excursus – definiti poi erodotei – che possono essere considerati delle parentesi rispetto al racconto principale. Si può quindi concludere affermando che il suo sia uno stile ‘dolce’, in contrapposizione con quello di Tucidide, ancorato alla fredda narrazione.