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Charles Darwin: le teorie dell'evoluzione umana

Terry Costanzo

Terry Costanzo

DOCENTE DI SCIENZE

Nata a Prato nel 1975, ha frequentato il liceo linguistico Carlo Livi di Prato perché grande amante delle lingue, passione che le è rimasta anche se in quinta liceo è stata folgorata dalla chimica. È quindi approdata all'Università di Farmacia a Firenze Rifredi, corso di laurea Chimica e Tecnologia Farmaceutica(CTF). Dopo anni di grande sacrificio ed impegno, terminati gli stud, è arrivata a Milano ed ha lavorato presso un’ azienda chimica occupandosi di ricerca clinica con il ruolo di CRA. Si è occupata di sperimentazioni cliniche e ha imparato tantissime cose sulla ricerca e sul mondo farmaceutico in genere. Collabora da ormai 9 anni con l'Istituto Montini, che le dà la possibilità di entrare in contatto con i giovani e di tenersi sempre aggiornata.

L’evoluzione della specie umana è un capitolo affascinante della storia naturale: si tratta del processo, lungo milioni di anni, attraverso il quale gli esseri umani moderni, Homo sapiens, si sono sviluppati come specie distinta all’interno dell’albero genealogico dei primati.

Dalle prime forme ai significativi sviluppi evolutivi che hanno caratterizzato il genere Homo, il viaggio evolutivo umano è segnato da importanti adattamenti come il bipedismo, l’uso di strumenti, lo sviluppo del linguaggio e l’aumento delle capacità cognitive.

Questa narrazione evolutiva si basa su un insieme di prove fossili, studi genetici e analisi archeologiche che insieme permettono di avere un quadro completo delle tappe chiave dell’evoluzione umana: in questo modo non solo possiamo comprendere meglio le nostre origini e la nostra relazione con altre specie viventi, ma anche riflettere sulle caratteristiche uniche che definiscono l’umanità.

Le teorie dell’evoluzione: creazionismo, fissismo e trasformismo

Nel corso della storia, diverse teorie sono state proposte per spiegare la diversità e l’origine delle specie viventi sulla Terra.

Il creazionismo sostiene che ogni specie sia stata creata separatamente da una divinità o una forza superiore, negando quindi un’origine comune e l’evoluzione delle specie nel tempo: ogni specie fu creata da Dio e quindi perfetta e immutabile. Questa visione è radicata in interpretazioni letterali di testi sacri di varie religioni e non si basa su evidenze scientifiche.

Il fissismo, strettamente legato al creazionismo, afferma che le specie animali e vegetali siano immutabili nel tempo, essendo state create perfette e complete fin dall’inizio. Secondo questa visione, non ci sarebbe stata alcuna evoluzione significativa o cambiamento nelle specie dalla loro creazione. Il suo teorico fu Carl Nilsson Linnaeus (Carlo Linneo in italiano, 1707-1778). A Linneo si deve anche l’attribuzione di un doppio nome in latino a ciascun organismo (nomenclatura binomiale), sistema tutt’ora in uso nel mondo scientifico.

Tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento però si instaurarono le prime idee trasformiste, secondo le quali i cambiamenti di specie erano possibili e associabili all’ interazione degli organismi con l’ambiente in cui vivevano. Il termine trasformismo poi venne sostituito negli anni dalla teoria dell’evoluzione di Lamarck, successivamente superata dalla teoria dell’evoluzione di Charles Darwin (1809-1882).

La prima teoria evoluzionista di Lamarck

Nel 1809, Jean Baptiste de Lamarck (1744-1829), naturalista francese, pubblicò la sua opera “Philosophie zoologique” in cui esponeva la prima teoria scientifica dell’evoluzione della specie. La sua teoria si basava su tre punti principali:

  • La spinta al cambiamento dettata dalla variazione dell’ambiente in cui ogni organismo vive;
  • Lo sviluppo o la degenerazione di un organo in relazione al suo utilizzo;
  • L’ereditarietà dei caratteri acquisiti dai genitori.

A conferma delle sue teorie, Lamarck utilizzò l’esempio della giraffa che nel tempo si è riprodotta trasmettendo il carattere del collo sempre più lungo per raggiungere i rami alti delle piante.

Oggi noi sappiamo che la trasmissione di un carattere non dipende dall’uso o meno di un organo, ma dalla genetica. A quel tempo però una scoperta di questo tipo aiutò a distaccarsi dalle credenze infondate e prive di spiegazioni scientifiche del creazionismo e del fissismo e ad avere una nuove prospettiva dinamica della storia della natura.

La teoria evoluzionista di Darwin

Nel 1859 Charles Robert Darwin (1809-1882) espose la sua teoria dell’evoluzione per selezione naturale nell’opera “Sull’origine delle specie mediante selezione naturale” scritta durante il suo viaggio di esplorazione attorno al mondo a bordo del brigantino Beagle.

Tappa fondamentale di questo viaggio fu l’arcipelago delle Galapagos, dove Darwin studiò numerose specie animali mai viste prima. Scoprì l’iguana marina unica per il suo modo di vivere, specie di uccelli non ancora noti agli europei, e le tartarughe marine, appartenenti tutte alla stessa specie con forma del guscio diversa in base all’isola di provenienza. Qui riuscì a comprendere come le specie si differenziano e si riproducono in base al luogo in cui vivono.

I punti principali su cui si basa la sua teoria dell’evoluzione sono:

  • La variabilità dei caratteri di una stessa specie anche nello stesso ambiente;
  • L’eredità dei caratteri innati;
  • L’adattamento all’ambiente in cui vive una specie e l’isolamento geografico;
  • La lotta per la sopravvivenza che mantiene le popolazioni numericamente stabili;
  • La selezione naturale in base al successo riproduttivo.

In seguito Darwin si concentrò sulla selezione artificiale degli animali domestici parlandone nel suo trattato “La variazione delle piante e degli animali in condizione di domesticità”: allora gli animali, proprio come oggi, venivano selezionati per vantaggio economico (bovini, suini e ovini) o per estetica (cani e colombi).

Le prove dell’evoluzione della specie umana

Le discipline scientifiche che confermano la teoria dell’evoluzione di Darwin sono:

  • La PALEONTOLOGIA: i fossili più antichi presentano forme di organismi semplici che lentamente sono mutati fino alle forme più moderne e complesse;
  • L’ANATOMIA COMPARATA: confrontando le varie strutture degli organismi è stato possibile distinguere omologie (parentele tra specie diverse con progenitore comune) da analogie (somiglianze esterne dovute all’adattamento degli organismi allo stesso ambiente) anatomiche;
  • L’EMBRIOLOGIA COMPARATA: studia i primi stadi dello sviluppo embrionale per ipotizzare l’origine da un progenitore comune di gruppi sistematici che presentano somiglianze anche se non strettamente imparentati;
  • La BIOGEOGRAFIA: ha dimostrato l’evoluzione di specie diverse in aree vicine con caratteristiche ambientali specifiche;
  • La BIOCHIMICA: La selezione artificiale e gli studi di biologia molecolare sono prove aggiuntive a favore dell’evoluzione.

L’origine di nuove specie

La speciazione è un processo evolutivo di formazione di nuove specie zoologiche e botaniche a partire da specie esistenti dovuto alle mutazioni che avvengono nel tempo in popolazioni rimaste isolate per lungo tempo. Ad esempio, la farfalla Erebia epiphron, presente sulle montagne europee, si è differenziata nelle diverse aree in seguito all’isolamento causato dalla glaciazione.

La nascita di nuove specie avviene in modo graduale, quando si creano delle varietà nella specie, o in modo rapido, quando un gruppo di individui colonizza una nicchia ecologica libera stimolando la riproduzione degli organismi e creando nuove caratteristiche e nuove specie.

Per nicchia ecologica si intende l’insieme di risorse alimentari e ambientali (fisiche, chimiche e biologiche) utilizzate da una specie e il ruolo di questa specie in rapporto con gli altri organismi in un ambiente specifico.