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Elisabetta di Baviera, storia e biografia della Principessa Sissi

Imperatrice d'Austria, nonché regina apostolica d'Ungheria e regina consorte di Boemia e di Croazia, fu un simbolo della monarchia asburgica: ciò le costò la morte per mano dell'anarchico italiano Luigi Lucheni

Alessio Abbruzzese

Alessio Abbruzzese

GIORNALISTA

Nato e cresciuto a Roma, mi appassiono fin da piccolissimo al mondo classico e a quello sport, dicotomia che ancora oggi fa inevitabilmente parte della mia vita. Potete leggermi sulle pagine de Il cuoio sul Corriere dello Sport, e online sul sito del Guerin Sportivo. Mi interesso di numerosissime altre cose, ma di quelle di solito non scrivo.

Poco incline alle politiche imperiali, particolarmente insofferente alle abitudini di corte e profondamente sensibile alle condizioni di vita in cui versavano i popoli sotto la dominazione austro-ungarica, Sissi deve la sua fama alla sua grande presenza nella cultura di massa. Nell’immaginario collettivo, e in particolare nel cinema, il suo carattere stravagante è stato infatti trasformato in anticonformismo, il suo amore per la cultura classica e la poesia in eleganza e portamento distinto, l’animo tormentato e i problemi di anoressia e vigoressia in un canone di bellezza senza tempo.

Chi era Elisabetta di Baviera

Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach nacque a Monaco di Baviera il 24 dicembre 1837, quarta dei dieci figli del duca Massimiliano Giuseppe in Baviera e di Ludovica di Baviera, nonché nipote del re Massimiliano I Giuseppe di Baviera. Sin dalla sua venuta al mondo ricevette titolo e trattamento di ‘Sua altezza la duchessa’, cui venne aggiunto ‘reale’ a partire dal 1845, per volere dello zio materno, il nuovo sovrano Ludovico I. Figura di riferimento durante la sua infanzia – trascorsa tra il castello di Monaco e l’amata residenza estiva di Possenhofen – fu quella dell’amorevole madre, poco avvezza alla vita di corte – un sentimento che trasmetterà ad Elisabetta – e dedita alla cura dei figli, in quanto ripetutamente ferita da un marito assente e pieno di amanti. A Ischl, il 16 agosto 1853, si tenne un incontro ‘di famiglia’ tra Ludovica e la sorella Sofia volto a finalizzare l’unione tra i rispettivi eredi, Elena e Francesco Giuseppe, ma sin da subito quest’ultimo si mostrò, piuttosto, interessato alla giovane Sissi. La madre, in una lettera destinata ad un’altra sorella, Maria di Baviera, lo descrisse “raggiante“, con “il volto che si illuminava“, mentre Elisabetta, che “non aveva la minima idea dell’impressione da lei destinata a Franz“, apparve “timida e intimorita“. Nonostante Sofia preferisse Elena, il rampollo – nei giorni seguenti – ballò il cotillon con la giovane cugina e si sedette accanto a lei ad ogni occasione possibile. Ella, tuttavia, non recepì il ‘messaggio’, finché – il giorno 19 – le venne chiesto esplicitamente se avesse intenzione di sposarlo, dando il proprio consenso. Formalizzato il fidanzamento, Elisabetta fu sottoposta ad un corso intensivo di studio per colmare le numerose lacune: imparò così il francese, l’italiano e la storia dell’Austria. Firmato il contratto nuziale nel marzo 1854, Sissi lasciò Monaco di Baviera il 20 aprile e, dopo un viaggio di tre giorni, raggiunse Vienna. Il 24, quindi, vennero celebrate le nozze nella Chiesa degli Agostiniani e, alla presenza delle rispettive madri, il matrimonio venne ‘consumato’ la terza notte.

Sissi alla corte di Vienna

L’impatto con la nuova realtà fu scioccante. Abituata, in famiglia, ad un ambiente dai costumi volutamente semplici, Elisabetta dovette suo malgrado confrontarsi con una rigidità a lei sconosciuta. Soffrì in breve tempo di disturbi psicosomatici, palesati da tosse continua, febbre e fortissimi attacchi d’ansia. La suocera, seppur con una severità che la renderà per molti anni invisa alla giovane Elisabetta, fece di tutto per trasformarla in un’ottima imperatrice. Ma ella non si interessò mai alla vita di società, né si abituò alle usanze di corte, spesso soggetta a maldicenze dovute alla sua scarsa istruzione. Il 5 marzo 1855, ad ogni modo, partorì Sofia e, il 12 luglio dell’anno seguente, Gisella. Riavvicinatasi al marito, comprendendo che per far valere i propri diritti di moglie, oltre che quelli di madre, dovesse seguirlo più spesso, si rese conto di come le popolazioni sotto il dominio austriaco – dal nord Italia all’Ungheria – disprezzassero gli Asburgo. Durante l’ultimo dei due viaggi, quello in terra magiara, la piccola Sofia si ammalò, spirando il 19 maggio 1857. La tragedia segnò profondamente Elisabetta, che si chiuse in sé stessa, rifiutò di mangiare e di apparire in pubblico, si incolpò per aver tanto insistito con la suocera affinché la piccola venisse con lei e rinunciò al ruolo di madre di Gisella, che venne affidata alla nonna. Il 21 agosto 1858, al termine di un parto difficoltoso, nacque Rodolfo, principe ereditario dell’impero. Ma la salute di Sissi peggiorò, mostrando apparenti miglioramenti soltanto nei rari momenti passati in compagnia della propria famiglia bavarese. Mentre l’Austria perdeva ad uno ad uno i propri possedimenti in Italia, il marito Francesco Giuseppe decise di lasciare Vienna per guidare in prima persona l’esercito, peggiorando ulteriormente lo stato d’animo dell’imperatrice. Al rifiuto di raggiungerlo, dedicò le sue giornate alla cura del fisico, a continui ed intensi esercizi di ginnastica, alle cavalcate, alla scherma, a lunghe camminate, oltre che a maniacali cure della pelle e dei capelli. Egli, nel frattempo sconfitto e criticato dal popolo al punto da invitarlo ad abdicare, pregò la moglie di presenziare agli impegni sociali di corte, puntualmente disertati. Elisabetta, da sempre ‘portata’ per missioni di carità e di sostegno a poveri e bisognosi, allestì piuttosto un ospedale militare per i tanti soldati rientrati feriti in patria. La crisi dell’Austria sfociò in un brusco allontanamento fra i coniugi, alimentato dalle voci circa una presunta infedeltà di Francesco Giuseppe. La reazione fu ‘originale’, provocatoria e del tutto inusuale: insultò la corte, poi organizzò numerosi balli, invitando tutti i rampolli della nobiltà viennese, ma non i loro genitori. Fra cure dimagranti, continui malesseri, crisi di nervi e la forte preoccupazione per la sorella Maria Sofia, regina consorte del Regno delle Due Sicilie appena liberato da Garibaldi, Sissi – convinta di non superare l’inverno a Vienna – si recò a Madeira, indignando ulteriormente la corte. Si parlò all’epoca di una rara malattia polmonare, ma le teorie più recenti concordano sul fatto che si trattasse di un disturbo psichico quale l’anoressia nervosa. L’8 giugno 1867, a Buda, venne celebrata la sua incoronazione a regina d’Ungheria, ottenendo la residenza a Gödöllő, dove visse la maggior parte del tempo e dove diede alla luce, l’anno seguente, Maria Valeria. Dopo aver festeggiato – nel 1879 – le nozze d’argento, una nuova serie di terribili lutti colpì l’imperatrice: nel 1886 perì in circostanze misteriose il cugino re Ludwig di Baviera, nel 1888 il padre, il duca Massimiliano, e nel 1889, a Mayerling, il figlio Rodolfo, che si suicidò dopo la morte dell’amante, la baronessa Maria Vetsera (forse da lui stesso precedentemente uccisa). Vittima della depressione, girò per l’Europa, dalla Costa Azzurra a Corfù, dove fece costruire l’Achilleion, un palazzo residenziale in stile neoclassico. L’ultima apparizione pubblica fu quella del 1896, per celebrare il millenario della fondazione dell’Ungheria.

L’attentato e la morte di Sissi

Dopo la morte del figlio Rodolfo Sissi visse nel lutto, smettendo di festeggiare il Natale, l’evento preferito sin dalla più tenera età, si vestì sovente di nero, girò in incognito celando il viso dietro un ventaglio o un ombrellino e, il 10 settembre 1898, a Ginevra insieme alla contessa Irma Sztáray, si accinse a prendere il battello per Montreux alle ore 13:35. L’anarchico italiano Luigi Lucheni, informato da Giuseppe della Clara circa le mentite spoglie dell’imperatrice, si appostò dietro un ippocastano sul Quai du Mont-Blanc, impugnando una lima nascosta in un mazzo di fiori. Al suo passaggio le sferrò un unico colpo al petto, cercando poi invano la fuga: dopo aver gettato l’arma, la sua corsa venne fermata da quattro passanti e, al commissario che lo interrogò, si dice abbia detto: “L’ho fatto perché sono anarchico, perché sono povero, perché amo gli operai e voglio la morte dei ricchi“. Elisabetta, invece, in un primo momento accasciatasi a terra, salì sul battello senza – apparentemente – provare dolore. Una volta salita, però, impallidì e svenne tra le braccia della contessa Sztáray. La piccola imbarcazione fece marcio indietro e l’imperatrice portata nella sua camera d’albergo, ma era troppo tardi: a soli 60 anni, Sissi morì un’ora più tardi, a causa di un’emorragia interna. Sebbene avesse voluto essere sepolta a Corfù, la sua tomba si trova a Vienna, accanto a quelle del marito Francesco Giuseppe e del figlio Rodolfo.