Orwell, La fattoria degli animali
Feroce critica allo stalinismo, ma più in generale un monito ancora valido, questo romanzo distopico rivela quanto sia facile per la propaganda totalitaria controllare l’opinione delle persone illuminate nei paesi democratici
Primo romanzo distopico di George Orwell, “La fattoria degli animali" segue il genere allegorico della favola classica, adottando come protagonisti degli animali antropomorfi che simboleggiano tipi umani. Scritto nel 1943, il libro fu pubblicato per la prima volta solamente nell’agosto del 1945 a guerra finita, perché ritenuto sconveniente e rischioso a livello diplomatico per i buoni rapporti fra Gran Bretagna ed Unione Sovietica.
Il romanzo è infatti concepito da Orwell come una feroce satira degli eventi che portarono alla Rivoluzione Russa e successivamente all’instaurazione dello stalinismo, nei confronti del quale l’autore si poneva in maniera molto critica in quanto socialdemocratico e dopo alcune esperienze vissute a livello personale durante la guerra civile spagnola, quando sfugge alle epurazioni staliniste, realizzando quale sia il vero volto del regime instauratosi in Unione Sovietica e “quanto facilmente la propaganda totalitaria possa controllare l’opinione delle persone illuminate nei paesi democratici". Una considerazione che lo ispira e lo spinge a denunciare la corruzione degli ideali socialisti.
L’idea di ambientare l’intero romanzo in una fattoria è però frutto di un altro episodio di vita vissuta di Orwell, che nella prefazione di un’edizione ucraina racconta: “[…] Ho visto un ragazzino, forse di dieci anni, che guidava un enorme cavallo da tiro lungo uno stretto sentiero, frustandolo ogni volta che cercava di girare. Mi ha colpito il fatto che se solo questi animali prendessero coscienza della loro forza non dovremmo avere alcun potere su di loro e che gli uomini sfruttano gli animali più o meno allo stesso modo in cui i ricchi sfruttano il proletariato".
Di qui la decisione di utilizzare proprio gli animali come protagonisti del suo romanzo, assegnando a ciascuno un corrispondente storico.
Non appena uscita, “La fattoria degli animali" ottenne un grande successo commerciale, il Time la inserirà tra i cento migliori romanzi in lingua inglese ed entrerà a far parte della Modern Library List of Best 20th-Century Novels e della selezione dei Grandi Libri del Mondo Occidentale.
Trama
La storia è interamente ambientata in Inghilterra, più precisamente nella fattoria Jones, chiamata “Fattoria Padronale" e i protagonisti sono gli animali della fattoria e qualche essere umano. Il romanzo comincia con un discorso tenuto da uno dei maiali, il Vecchio Maggiore, che vuole far aprire gli occhi agli altri animali, evidenziando la crudeltà dell’essere umano, che ne sfrutta il lavoro per guadagnare. È l’essere umano, l’unica creatura che consuma senza produrre, eppure signoreggia su tutti gli animali, rendendoli tutti schiavi e costringendoli a vivere in miseria e povertà. L’uomo, dunque, rappresenta il solo e unico nemico degli animali e solo dopo averlo eliminato si potrà riprendere possesso del prodotto del proprio lavoro ed essere finalmente liberi. Il Vecchio Maggiore predice allora una rivoluzione che, anche se non sa quando avverrà, porterà finalmente alla soppressione dell’uomo e alla liberazione degli animali. Tuttavia gli animali, per prosperare, dovranno ben guardarsi dall’assumere vizi e comportamenti umani, anzi dovranno imparare a rispettarsi tutti, a differenza di come fa l’uomo nei loro confronti. Il Vecchio Maggiore a questo punto racconta di un sogno avvenuto la notte precedente, in cui ha potuto vedere come sarebbe stata una terra senza la presenza dell’uomo e intona una canzone che diventerà l’inno degli animali d’Inghilterra, nel quale viene esaltata la libertà di ogni animale su questo mondo.
Quando di lì a poco il Vecchio Maggiore muore, ci sono tre maiali, Palla di Neve, Napoleon e Clarinetto, gli animali più intelligenti, che ne riassumono gli insegnamenti n un sistema di massime che prende il nome di “animalismo". E la rivoluzione arriva in un giorno come un altro. Jones, il proprietario della fattoria, si dimentica di dar da mangiare agli animali perché, al solito, è troppo ubriaco, così questi decidono di ribellarsi e cacciano gli umani dalla fattoria padronale, prendendone il controllo.
Sena che nessuno se ne rendesse effettivamente conto, gli animali avevano fatto la rivoluzione. Bruciano tutto ciò che apparteneva agli umani e rinominano la fattoria in “Fattoria degli Animali". A questo punto, i maiali istituiscono i ‘sette comandamenti’ che condensano il pensiero animalista:
- Tutto ciò che va su due gambe è nemico.
- Tutto ciò che va su quattro gambe o ha ali è amico.
- Nessun animale vestirà abiti.
- Nessun animale dormirà in un letto.
- Nessun animale berrà alcolici.
- Nessun animale ucciderà un altro animale.
- Tutti gli animali sono uguali.
Euforici, tutti gli animali iniziano ad organizzarsi per portare avanti il lavoro della fattoria, solo i maiali non lavorano, perché con la loro cultura superiore era naturale che assumessero il ruolo di guida della comunità. Ad ogni modo le cose iniziano a funzionare e gli animali si impegnano ancora di più nei loro lavori, sapendo che saranno loro e non l’uomo a goderne i frutti. La domenica si svolge addirittura la cerimonia dell’alzabandiera della Repubblica degli Animali e si riunisce il Consiglio, cui partecipano tutti in misura eguale e nel corso del quale si mettono ai voti gli interventi da apportare nella fattoria. Interventi che erano proposti fondamentalmente da Palla di Neve e Napoleon. I maiali, infatti, danno sempre dimostrazione di approfittare della propria cultura superiore a quella degli altri animali per avere sempre la meglio nelle varie questioni ed ottenere dei trattamenti privilegiati. I suini sono così astuti che gli animali neanche fanno caso a questa disparità di trattamento che man mano va delineandosi.
Quando Jones si presenta per riprendersi la fattoria insieme ad altri uomini, viene ancora una volta scacciato, grazie a una tecnica difensiva ideata da Palla di Neve a cui partecipano tutti gli animali. Una volta ripreso il controllo, però, sorge una disputa tra lo stesso Palla di Neve e Napoleon riguardo la costruzione di un mulino, che a parere del primo sarebbe stato utile per aumentare la produttività e migliorare la vita all’interno della fattoria, mentre il secondo non solo vi si oppone, ma durante un Consiglio chiama a sé i nove cani che in gran segreto aveva allenato e addestrato personalmente e li sguinzaglia contrò Palla di Neve, che costretto a fuggire non si rivedrà mai più.
Così Napoleon, allontanato l’unico in grado di scalzarlo dal ruolo di leader e forte del terrore che i suoi terribili cani hanno suscitato in tutti gli altri animali della fattoria, acquisisce ancor più potere, abolendo il Consiglio e varando nuove regole. Clarinetto diventa portavoce della volontà suprema di Napoleon e con la sua abile retorica raggira gli altri animali, che da quel momento in poi torneranno a lavorare come schiavi, ma percependosi più liberi di quanto non lo fossero sotto gli uomini, felici che il frutto dei propri sforzi non vada più agli umani, anche se ad essi, in definitiva, si sono sostituiti i maiali.
Intanto Napoleon, sempre grazie all’ars oratoria di Clarinetto, è riuscito a far passare Palla di Neve per un traditore e ne agita lo spettro, inventando la minaccia di un suo ritorno per vendicarsi e riprendersi la fattoria, oppure semplicemente incolpandolo di qualunque sventura, come quando crolla il mulino, che aveva fatto comunque fatto costruire nonostante fosse inizialmente contrario. Un nemico invisibile, utile però ai maiali per tenere sempre alta la tensione tra gli altri animali ed indurli ad accettare di buon grado le sue decisioni. In caso contrario, i dissidenti vengono fatti sparire e accusati di aver complotta con Palla di Neve.
C’è poi l’episodio di Gondrano, un cavallo che aveva sempre dedicato tutto se stesso per il bene della sua vita, lavorando assiduamente, e che resta ferito nell’attacco dinamitardo del fattore Frederick. Intervengono i maiali, che assicurano ai preoccupati animali che verrà portato da un medico in grado di guarirlo, ma Benjamin, un asino cinico e da sempre scettico nei confronti degli ideali della rivoluzione, ma anche l’unico insieme ai magliari in grado di leggere, si accorge che l’insegna sul carro che arriva a prelevare Gondrano è quella di un macello e scatena la reazione degli altri animali. Clarinetto però entra nuovamente in gioco e con i suoi giri di parole riesce ancora una volta a manipolare la realtà, sedando le proteste.
I maiali ormai sono incontenibili, iniziano a camminare su due zampe e continuano a modificare i regolamenti della fattoria a loro vantaggio, “liberalizzando" l’alcol e iniziando a frequentare la vecchia casa di Jones, dormendo addirittura sui letti degli umani.
- Tutto ciò che va su due gambe è nemico (a meno che non ci si possa guadagnare qualcosa)
- Tutto ciò che va su quattro gambe o ha ali è amico
- Nessun animale indosserà vestiti (se non in occasioni speciali)
- Nessun animale dormirà in un letto (con le lenzuola)
- Nessun animale berrà alcolici (in quantità eccessiva)
- Nessun animale ucciderà un altro animale (senza motivo)
Anche il vecchio mantra creato per facilitare la comprensione delle pecore, “quattro gambe buono, due gambe cattivo", viene sostituito dal nuovo “quattro gambe buono, due gambe meglio". La deriva definitiva del potere dei maiali troverà poi la sua perfetta sintesi nell’unica frase che campeggerà sul muro dei comandamenti: “Tutti gli animali sono uguali. (ma alcuni sono pi uguali degli altri)".
I maiali si sono ormai alleati con gli uomini delle altre fattorie e la scena finale del romanzo li immortala insieme, nella vecchia casa di Jones, mentre brindano con boccali di birra e giocano a carte, prima che si scateni una rissa. Gli animali della fattoria, sbirciando dentro dalle finestre, non riescono più a distinguere tra maiali e umani.
Analisi
Come spiegato in apertura, l’opera di Orwell si presenta come una novella satirica nei confronti delle conseguenze della Rivoluzione Russa e del conseguente dispotismo staliniano. E nei protagonisti in effetti è possibile individuare personaggi storici legati a tale avvenimento, a partire proprio dal signor Jones, che rappresenta lo Zar Nicola III, quindi il potere contro cui si solleva la rivoluzione. Il Vecchio Maggiore può richiamare Lenin, piuttosto che l’ideologo Marx. il tremendo suino Napoleon rappresenta Stalin, anche nella spietatezza con la quale si libera degli avversari politici come Palla di Neve, omologo di Trotsky.
il cavallo Gondrano che sarebbe il minatore inesauribile Stachanov, mentre la vanitosa cavalla Mollie che non ha mai accettato la rivoluzione e di condividere il lavoro con gli altri animali, rispecchia la vecchia aristocrazia rovesciata dal basso. Mosè è un corvo che dopo essere fuggito dalla fattoria alla fine della rivoluzione, vi fa ritorno per predicare l’esistenza di una vita dopo la morte e un paradiso degli animali, probabile allegoria della chiesa ortodossa russa. Clarinetto, poi, rappresenta la macchina della propaganda dei maiali, forse direttamente la Pravda, il giornale maggior sostenitore del partito comunista ma pensato come manifesto dei lavoratori. Le galline, che si ribellano alla legge che le obbligherebbe a consegnare le loro uova ai maiali, possono essere associate ai kulaki, i contadini che si opposero alla collettivizzazione della terra, perseguitati da Stalin, sterminati e confinati nei gulag. i cani di Napoleon rappresentano chiaramente la spietata polizia sovietica, le pecore il popolo, inteso come massa ignorante, malleabile e dunque facilmente manipolabile dalla propaganda. L’asino Benjamin impersona i cinici e disillusi, che non credono nella buona riuscita della rivoluzione e l’altra cavalla Berta, sempre premurosa nei confronti degli altri animali, la gente comune, confusa e frastornata, sempre in balia degli eventi. Infine gli altri umani, Pilkington, i grandi regni di Francia ed Inghilterra, e Frederik la Germania.