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Frankenstein, il moderno Prometeo: il romanzo di Mary Shelley

Considerato uno dei miti della letteratura, affonda le sue radici nelle paure dell'essere umano

Silvia Pino

Silvia Pino

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Ho iniziato con le lingue straniere, ho continuato con la traduzione e poi con l’editoria. Sono stata catturata dalla critica del testo perché stregata dalle parole, dalla comunicazione per pura casualità. Leggo, indago e amo i giochi di parole. Poiché non era abbastanza ho iniziato a scrivere e non mi sono più fermata.

Frankenstein, il riassunto

“Frankenstein o il moderno Prometeo” è un romanzo gotico, horror e fantascientifico che la scrittrice britannica Mary Shelley scrisse a soli 19 anni, tra il 1816 e il 1817. Ambientato nel XVIII secolo, inizia con le lettere che il giovane capitano ed esploratore Robert Walton – appena diventato ricco grazie all’eredità di un cugino – scrive alla sorella Margaret di intraprendere un viaggio verso il Polo Nord. La sua nave, però, dopo essere partita da San Pietroburgo, rimane intrappolata fra i blocchi di ghiaccio e, dopo qualche giorno, l’equipaggio scorge in lontananza un’enorme e mostruosa figura su una slitta che scompare in breve tempo. Il dì seguente, invece, appare una seconda slitta, con a bordo un uomo quasi congelato: questi si avvicina e viene fatto salire a bordo. Egli è il dottor Victor Frankenstein, scienziato di Ginevra, che racconta a Walton e i suoi uomini delle proprie origini, nato a Napoli da una famiglia elvetica, della propria infanzia e della propria esistenza sconvolta dalla prematura morte della madre. Tale trauma lo indusse a coltivare segretamente un sogno apparentemente impossibile: la creazione di un essere umano più intelligente della media, dalla salute invidiabile e di una longevità fuori dal comune. Diventato nel frattempo uno studente modello alla facoltà di filosofia naturale all’Università di Ingolstadt, Frankenstein inizia a recarsi di notte nei cimiteri allo scopo di studiare decomposizione e percorso degenerativo dei cadaveri, acquisendo le conoscenze fondamentali per generare la vita dalla morte. Realizza così la sua creatura che, però, sin dal principio appare deforme, sgraziata, ben distante dalle sue aspettative e, al tempo stesso, dotata di un’incredibile forza. Questa, una notte, fugge via portando via con sé il cappotto e il diario personale del suo creatore, il quale decide di abbandonarlo al suo destino. Il “mostro” riappare dopo che lo scienziato ha terminato i propri studi ed è rientrato a Ginevra: lo fa per uccidere suo fratello minore William, facendo ricadere i sospetti sulla governante, che viene condannata a morte. Frankenstein apprende la verità quando, durante un viaggio in Savoia, incontra per caso la creatura, che gli confessa di averlo seguito grazie alle indicazioni apprese sul suo diario. Gli racconta, inoltre, di aver segretamente aiutato a lungo una famiglia, prima di essere cacciato via brutalmente, a causa del suo aspetto, dopo essersi mostrato loro e, per tale motivo, avanza una richiesta: la creazione di un altro mostro come lui, ma di genere femminile, che possa fargli da compagna, con la promessa che i due si ritireranno insieme nelle terre sconosciute dell’America del Sud. Victor accetta e si reca in Gran Bretagna con l’amico Clerval, ignaro di essere seguito dal mostro. Su un’isola delle Orcadi, quindi, inizia il proprio lavoro, che distrugge poco dopo, tormentato dal pensiero che le due creature possano dar vita a una progenie in grado di annientare l’umanità. Viene però visto dal mostro e fugge in Irlanda, dove viene arrestato con l’accusa dell’omicidio dell’amico Clerval, ucciso in realtà dalla sua creatura. Una volta rilasciato, grazie all’aiuto del magistrato locale, torna in Svizzera, dove sposa l’amata Elizabeth, che viene uccisa dal mostro proprio la notte delle nozze. Inoltre, a causa di un colpo apoplettico, Victor perde anche suo padre. A questo punto, decide di vendicarsi e inizia a seguire la creatura dalla Svizzera per tutto il Mediterraneo, quindi in Russia, fino al Polo Nord, dove incontra l’equipaggio del capitano Walton. Qui termina il racconto del dottor Frankenstein, che voleva mettere in guardia il capitano dalla conoscenza eccessiva, e con esso la sua vita, messa a dura prova dalla fatica. Robert scrive quindi un’altra lettera alla sorella, confidandole la tristezza per la perdita del suo nuovo amico e della missione che egli gli ha assegnato, quella di uccidere il mostro. Nel frattempo, il “Demone”, come era solito chiamarlo il suo creatore, compare sulla scena, distrutto dal dolore per la scomparsa di Victor. Accusato da Walton dell’assassinio di persone innocenti, il mostro replica che il suo odio altro non è stato che il frutto del disprezzo e della rabbia che gli uomini, a partire dallo stesso Frankenstein, gli hanno rivolto contro soltanto per le sue sembianze. La creatura, quindi, abbandona la nave e si toglie la vita dandosi fuoco, in modo tale che mai nessun altro possa ricreare un essere come lui dai suoi stessi resti.

Frankenstein, l’analisi

Considerato uno dei miti della letteratura, affonda le sue radici nelle paure umane: con tutta probabilità, infatti, il suo successo è dovuto proprio alla figura del mostro. Si tratta di una densa rappresentazione dei terrori più profondi di un’epoca in cui – subito dopo il primo impatto con la Prima Rivoluzione Industriale, avvenuta in Inghilterra a partire dai primi decenni dell’Ottocento – era dilagante il timore che le macchine potessero ribellarsi all’uomo, esattamente come aveva fatto la creatura con il dottor Victor Frankenstein. Le scoperte scientifiche, infatti, avevano distrutto tutto il mondo del passato, generando smarrimento, miseria materiale e, in un certo, sofferenza: del resto, la Rivoluzione Industriale era stata foriera di sconvolgimenti nella vita dell’uomo, modificando le sue abitudini, ma anche la sua spiritualità. Per quanto riguarda, invece, la forma epistolare che caratterizza le prime pagine del romanzo per introdurre il narratore di secondo grado (Frankenstein) e il suo resoconto degli eventi, è ‘presa in prestito’ da Samuel Richardson, il primo autore a sfruttare questa tecnica nei propri romanzi, ed è studiata per aumentare la suspense e l’effetto realistico.