Le citazioni di: Eugenio Montale

La vita e le opere del poeta e scrittore italiano Eugenio Montale

Eugenio Montale nasce a Genova il 12 ottobre 1896; è uno dei maggiori poeti italiani nel Novecento, conosciuto a livello internazionale per le sue opere. La sua prima raccolta si intitola Ossi di Seppia e fissa già quelli che possiamo definire i termini di una poetica incentrata sul male di vivere, sulla negatività; concetti e sentimenti che l’autore esprime attraverso la corrosione dell’io lirico tradizionale e del suo linguaggio.

Una poetica che ritroviamo poi approfondita nell’opera Occasioni, in cui Montale riflette sul male di vivere e dove subentra anche la poetica dell’oggetto; l’autore si concentra appunto sugli oggetti e sulle nitide e ben definite immagini che provengono spesso dai suoi ricordi e si ripresentano come rivelazioni momentanee, destinate a svanire.

Possiamo definire Eugenio Montale non solo poeta, ma anche critico: egli osserva, guarda, interpreta, giudica le opere di autori emergenti o affermati, per comprenderne e esaltarne il valore; è sensibile agli avvenimenti nel mondo culturale a lui contemporaneo e accoglie tutto ciò che si avvicina alle sue idee poetiche e che lo scrittore pensa sia interessante riutilizzare.

Per Eugenio Montale la poesia è uno strumento utile per indagare sulla condizione esistenziale dell’uomo. Dopo la raccolta La bufera e altro, del 1956, che contiene le poesie degli anni della guerra e immediatamente successivi, per circa una decina di anni non scrive più nulla. Nel 1963 muore la moglie e inizia così una nuova fase di poesia per l’autore, caratterizzata da temi e stile inediti: Satura, Diario del ’71 e del ’72 e Quaderno di quattro anni. Nel 1967 viene nominato senatore a vita e nel 1975 riceve il premio Nobel per la letteratura. Muore nel 1981 a Milano.

Secondo Montale il poeta può solo dire “ciò che non siamo”, questa è proprio quella che viene definita come la negatività esistenziale vissuta dall’uomo del Novecento, distrutto dal divenire storico. L’autore fa un ampio uso di sensazioni, emozioni e idee indefinite, è alla ricerca di una soluzione simbolica (quella che conosciamo come “correlativo oggettivo”, adottato nello stesso periodo anche da Thomas Stearns Eliot) in cui la realtà dell’esperienza diventa una testimonianza di vita.

Ed è proprio in questa tipologia di immagini che l’autore pensa di trovare una risposta, la soluzione al problema del “male di vivere”. Le opere dell’autore sono delle vere e proprie testimonianze, con un preciso significato morale. Eugenio Montale esalta l’impassibilità, l’imperturbabilità, il distacco, quello che definiamo come stoicismo etico di chi compie, in ogni situazione storica e politica, il suo dovere.

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