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Concilio di Trento, cos'è e quando si è tenuto

Il sinodo ecumenico fu convocato dalla Chiesa cattolica per reagire alla diffusione in Europa della riforma protestante e, più in generale, delle dottrine del calvinismo e del luteranesimo

Alessio Abbruzzese

Alessio Abbruzzese

GIORNALISTA

Nato e cresciuto a Roma, mi appassiono fin da piccolissimo al mondo classico e a quello sport, dicotomia che ancora oggi fa inevitabilmente parte della mia vita. Potete leggermi sulle pagine de Il cuoio sul Corriere dello Sport, e online sul sito del Guerin Sportivo. Mi interesso di numerosissime altre cose, ma di quelle di solito non scrivo.

Il Concilio di Trento, conosciuto anche col nome di concilio Tridentino, fu il XIX sinodo ecumenico della storia della Chiesa cattolica. Si svolse in tre differenti momenti, tra il 1545 e il 1563, e durante le varie sessioni, in Vaticano, si avvicendarono ben cinque papi: Paolo III, Giulio III, Marcello II, Paolo IV e Pio IV.

Concilio di Trento, la prima fase

Scartate Vicenza, Ferrara e Mantova, le prime otto sessioni del Concilio andarono in scena, tra il 1545 e il 1547, a Trento. Soprattutto all’inizio furono presenti pochi prelati, quasi tutti italiani, a eccezione di personalità legate all’evangelismo come il cardinale Reginald Pole, mentre l’effettivo controllo sui lavori venne esercitato direttamente dai delegati pontifici. Una volta approvati i regolamenti e l’ordine di discussione degli argomenti, si cercò un compromesso fra le istanze imperiali e quelle papali: pertanto, i decreti di natura dogmatica vennero trattati con pari dignità di quelli riguardanti le questioni disciplinari. Venne riaffermato, inoltre, il simbolo niceno-costantinopolitano e vennero confermati i canoni della Sacra Scrittura, ribadendo la loro ispirazione biblica. Così, il testo ufficiale divenne la Vulgata, senza la necessità di accettare la dottrina del libero esame delle Scritture (in quanto la loro interpretazione spetta solo alla Chiesa). Con un decreto del 17 giugno 1546, poi, si affrontò la dottrina riguardante il peccato originale e quindi, con un analogo dispositivo del 13 gennaio 1547, quello della giustificazione teologica. Si discusse anche del battesimo (che lava dal peccato, seppur rimanga una latente concupiscenza) e dello stato di grazia (chi la riceve cambia sia in sé, sia in un nuovo comportamento denso di atti meritori che la confermano e incrementano), così come vennero condannate le tesi di Martin Lutero sulla giustificazione (affermava che per conseguirla bastasse la Fede) e quelle di Giovanni Calvino sulla predestinazione degli Eletti, rimarcando il ruolo della libertà umana nella propria salvezza. Infine, vennero stabiliti alcuni decreti di riforma (il divieto di predicazione ai questuanti, il dovere di residenza come condizione per la rendita dei benefici ecclesiastici e l’obbligo di residenza dei vescovi nelle loro diocesi) e venne ribadita la dottrina generale dei sette sacramenti, ritenuti istituiti da Gesù Cristo ed efficaci indipendentemente dalla loro esecuzione.

Concilio di Trento, la seconda fase

Dopo la morte di Paolo III e la conseguente elezione a papa, dopo tre lunghissimi mesi di conclave, di Giulio III, il 1° maggio 1551 venne riaperto il Concilio, stavolta a maggioranza di vescovi imperiali, con l’astensione della Francia. La prima riunione, così come la seconda del 28 aprile dell’anno successivo, si tennero nella Basilica di San Petronio a Bologna, in quanto, a Trento, alcuni casi di tifo petecchiale avevano fatto scattare l’allarme peste. Per volere dell’imperatore Carlo V, tra l’ottobre 1551 e il marzo 1552 parteciparono anche tredici rappresentanti dei protestanti tedeschi, inviati dai principi elettori Gioacchino II di Brandeburgo e Maurizio di Sassonia, dal duca Cristoforo di Württemberg e da sei importanti città della Germania Superiore. Il risultato, però, fu un nulla di fatto, in quanto furono poste delle condizioni considerate inaccettabili, quali la sospensione e la ridiscussione di tutti i decreti già approvati, il rinnovamento di quelli di Costanza e Basilea sulla superiorità del Concilio sul Papa e lo scioglimento dei membri dello stesso dal giuramento di obbedienza al pontefice. Inoltre, si riaprirono le discussioni sui sacramenti, dei quali si riaffermò l’importanza, tanto che vennero ribadite la presenza reale di Cristo nell’eucaristia, la sua istituzione nell’Ultima cena e la dottrina della transustanziazione. Quindi, vennero confermate le pratiche di culto e di adorazione ad esso collegate (su tutte, l’adorazione eucaristica e la festa del Corpus Domini). Nelle sessioni successive, infine, venne riasserito come la penitenza (o confessione) e l’unzione degli infermi, rigettati da Lutero, fossero dei sacramenti istituiti direttamente da Cristo. A causa dello scoppio di alcune guerre fra il Sacro Romano Impero e i principi protestanti, il Concilio di Trento venne inevitabilmente, e nuovamente, interrotto nell’aprile del 1552.

Concilio di Trento, la terza fase

Alla morte di Giulio III nel 1555 e, dopo soli 23 giorni al soglio pontificio, di Marcello II, il conclave nominò Paolo IV che, per riaprire i lavori conciliari, attese il 1562. In questa ultima fase del Concilio di Trento, come prima cosa, venne affrontata la questione del sacrificio della Messa, considerato memoriale e ripresentazione reale della morte di Gesù sulla croce, sacerdote e vittima perfetta, condannando, al contempo, le idee luterane e calviniste, che consideravano la celebrazione eucaristica come un semplice “ricordo” dell’Ultima cena e della passione di Cristo. Nella XXIII sessione vennero riaffermati il valore del sacramento dell’ordine e la legittimità della struttura gerarchica della Chiesa, costituita in primo luogo dal pontefice romano, successore di Pietro, e poi dai vescovi, successori degli apostoli. Inoltre, vennero approvati alcuni decreti inerenti alla riforma sull’istituzione di un seminario in ogni diocesi e sull’ammissione dei candidati al sacerdozio. Nella riunione successiva ci si focalizzò sul matrimonio, sulle norme per stabilirne l’eventuale nullità, sull’usanza – resa vincolante – del celibato ecclesiastico, sull’obbligo – per i parroci – di tenere un registro dei battesimi, delle cresime, dei matrimoni e delle sepolture e – per i vescovi – di compiere la visita pastorale nelle parrocchie della diocesi ogni anno, completandola entro due. Infine, nella XXV e ultima, venne riasserita la dottrina cattolica sul Purgatorio e sul culto, venne normata la pratica delle indulgenze e vennero affidate al pontefice e alla curia romana alcune questioni rimaste in sospeso, quali la revisione del breviario, del messale, del catechismo e dell’Indice dei libri proibiti. Con la bolla Benedictus Deus, emanata il 30 giugno 1564, Pio IV approvò tutti i decreti conciliari e incaricò una commissione di vigilare sulla loro corretta interpretazione e attuazione. Più in generale, tuttavia, il sinodo trentino non riuscì nell’intento di ricomporre lo scisma protestante e di ripristinare l’unità della Chiesa.