Le citazioni di: Italo Svevo

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Italo Svevo, pseudonimo di Aron Hector Schmitz, è uno scrittore e drammaturgo italiano di cultura mitteleuropea. Trae, infatti, il suo pseudonimo dalle culture che caratterizzarono Trieste, dove nasce il 19 dicembre 1861: quella italiana e quella tedesca.

All’età di dodici anni viene inviato nel collegio di Segnitz presso Würzburg dove studia materie tecniche e commerciali insieme al corretto apprendimento di quattro lingue.

Nel 1878 rientra a Trieste e si iscrive all’Istituto superiore commerciale P. Revoltella ma, a causa del fallimento dell’azienda familiare, è costretto a a cercare un lavoro. Nel settembre 1880 viene assunto presso la filiale triestina della Unionbank di Vienna con le mansioni di addetto alla corrispondenza francese e tedesca. Lavoro che, nei fatti, non gli impedisce di coltivare la passione per la letteratura né gli ostacola la collaborazione col giornale L’Indipendente.

Nel frattempo, inizia a scrivere alcune commedie come Ariosto governatore, Il primo amore, Le roi est mort: vive le Roi, I due poeti e alcune novelle: Difetto moderno, La storia dei miei lavori, La gente superiore. Nel 1892 sceglie lo pseudonimo di Italo Svevo e pubblica, a sue spese, il primo romanzo: Una vita, pressoché ignorato dalla critica.

Nel 1886 muore il fratello prediletto, nel ’92 il padre e nel ’95 vengono a mancare la madre e le sorelle Noemi e Ortensia, un calvario affrontato con l’affettuoso aiuto dell’amico pittore triestino, Umberto Veruda, e con le attenzioni premurose della cugina Livia Veneziani, che sposa il 30 luglio 1896. L’anno seguente nasce la figlia Letizia.

La vita coniugale scorre serena e Italo Svevo continua a dividersi fra tre lavori. Tuttavia, ricava il tempo per dedicarsi alla stesura del suo secondo romanzo, Senilità (1898), pubblicato ancora a sue spese.

Un libro che risulta un insuccesso per la critica italiana a tal punto che l’autore decide di abbandonare la scrittura. Nel 1899 lascia definitivamente il lavoro alla banca e diventa dirigente dell’industria del suocero, viaggiando per affari in diversi Paesi europei.

Ma la passione per lo scrivere continua e per questo pubblica la commedia Un marito (1903). Il crescente sviluppo delle attività aziendali costringono Svevo a perfezionare la lingua inglese. Per farlo, nel 1905, si rivolge a James Joyce, scrittore irlandese giunto a Trieste qualche anno prima.

Tra i due nasce una forte amicizia e infatti Joyce, dopo la lettura dei due romanzi di Svevo, esprime parole di consenso e d’incoraggiamento che fanno riemergere nello scrittore gli stimoli per poter riprendere il lavoro. Sfortunatamente, lo scoppio della Prima Guerra Mondiale separa i due amici e Svevo comincia a interessarsi alla psicanalisi traducendo La scienza dei sogni di Sigmund Freud.

Terminata la guerra, collabora con il giornale La Nazione e porta a compimento il suo terzo romanzo, La coscienza di Zeno (1923), pubblicato ancora una volta a sue spese e nuovamente sottovalutato dalla critica italiana. Il successo del libro arriva grazie all’amico James Joyce, che lo convince a inviare il testo ai critici e letterati francesi, i quali esprimono un assoluto apprezzamento, decretandone anche uno straordinario successo.

Le lodi europee e il consenso delle nuove generazioni letterarie smuovono definitivamente le incomprensioni italiane. Riprende con entusiasmo la sua produzione e scrive i racconti La madre, Una burla riuscita, Vino generoso, La novella del buon vecchio e della bella fanciulla, tutte pubblicate nel 1925.

Nello stesso anno va in scena a Roma l’atto unico Terzetto spezzato ed edita Corto viaggio sentimentale, pubblicato postumo nel 1949.

Nel 1928 inizia a redigere quello che doveva essere il suo quarto romanzo Il vecchione, rimasto però incompiuto. A due giorni di distanza da un grave incidente automobilistico, Italo Svevo muore il 13 settembre 1928 a Motta di Livenza.

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