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Nelson Mandela: vita e biografia dell'attivista sudafricano

Il primo Presidente Nero del Sudafrica, Premio Nobel per la Pace. Il racconto di come un uomo sia riuscito, in prima persona, a cambiare il corso della Storia e del Mondo, fino a rovesciare il regime di segregazione razziale: l’apartheid

Valeria Biotti

Valeria Biotti

SCRITTRICE, GIORNALISTA, SOCIOLOGA

Sono scrittrice, giornalista, sociologa, autrice teatrale, speaker radiofonica, vignettista, mi occupo di Pedagogia Familiare. Di me è stato detto:“È una delle promesse della satira italiana” (Stefano Disegni); “È una scrittrice umoristica davvero divertente” (Stefano Benni).

“Colui che provoca guai”

Rolihlahla Mandela nasce dal clan di Madiba a Mvezo, nella regione sudafricana del Transkei, il 18 luglio 1918. Ascoltando le storie degli antenati che avevano combattuto durante le guerre di resistenza, sogna di contribuire anche lui alla lotta per la libertà del suo popolo.
Frequenta la scuola elementare a Qunu, dove l’insegnante lo chiama Nelson, in sintonia con l’usanza di attribuire a tutti gli scolari nomi “cristiani”.

Il nome originario completo, infatti, è Rolihlahla (letteralmente “attaccabrighe” o “colui che provoca guai”) Dalibhunga Mandela. Suo padre è capo dei Thembu, un sottogruppo del popolo degli Xhosa, che formano il secondo gruppo culturale più numeroso del Sudafrica. Dopo aver sfidato un magistrato britannico, il padre di Mandela viene privato della sua funzione di capo, del titolo e della terra.

La privazione della dignità e dell’identità può passare attraverso le pratiche più disparate; ecco perché, nel suo primo giorno di scuola elementare Rolihlahla si vede assegnato – come ogni studente africano – un nome inglese.

Una pratica comune – scrive lo stesso Mandela nella propria autobiografia – in una società in cui i bianchi «non erano in grado o non volevano pronunciare un nome africano e consideravano incivile possederne uno».

Le proteste, gli arresti

Nel 1940, all’età di ventidue anni, insieme al cugino Justice si trova di fronte all’obbligo di sposare una ragazza scelta dal capo della tribù. Per evitare di sottostare a una tradizione che considerano sbagliata e limitativa della libertà, decidono di fuggire entrambi a Johannesburg.

Nelson si iscrive al college universitario di Fort Hare, ma non consegue la laurea perché viene espulso per aver partecipato a una protesta studentesca. Completa il corso di studi all’università del Sudafrica e torna a Fort Hare per laurearsi nel 1943.

A Johannesburg conosce Walter Sisulu, di cui sposerà la cugina Evelyne. Sisulu è un attivista dell’African National Congress, il “comitato di liberazione” del Sudafrica, e Mandela contribuisce a fondarne la sezione giovanile, spingendo a favore di una linea – il famoso “Programma di Azione” – che radica il partito in maniera importante come movimento di massa.

Mandela si distingue nella campagna di resistenza del 1952, organizzata dall’ANC e assume un ruolo importante nell’assemblea popolare del 1955. In tale occasione, viene adottata la Carta della Libertà che stabilisce i passaggi programmatici fondamentali della causa anti-apartheid.

Durante questo periodo Mandela e il suo compagno avvocato Oliver Tambo fondano l’ufficio legale Mandela e Tambo fornendo assistenza gratuita o a basso costo a molti neri che sarebbero rimasti altrimenti senza rappresentanza legale.

Il 5 dicembre 1956 viene arrestato durante una maxi-retata di ben 156 attivisti che culmina nello “storico” Processo per Tradimento.

Il 21 marzo 1960 la polizia uccide 69 persone inermi durante una protesta contro le leggi sui lasciapassare per i neri a Sharpeville. Questo porta alla prima proclamazione dello stato d’emergenza il 31 marzo.

L’ANC e il PAC – Panafricanist Congress – vengono banditi l’8 aprile. Madiba – soprannome che gli deriva dalla Tribù di appartenenza – e gli altri imputati al Processo per Tradimento vengono incarcerati con numerose altre persone.

Assolto nel 1961, Mandela entra in clandestinità e comincia a organizzare uno sciopero nazionale per gli ultimi tre giorni di marzo; ma a fronte una mobilitazione massiccia delle forze di sicurezza lo sciopero viene revocato.

A giugno prevale la decisione di condurre la lotta armata e Mandela aiuta a fondare il braccio armato dell’ANC, Umkhonto weSizwe: “Spada della nazione”.

Nel 1962, usando il nome in codice «David Motsamayi», viaggia in Inghilterra per cercare sostegno alla causa della lotta armata. Addestrato militarmente in Marocco ed Etiopia, torna in Sudafrica nel luglio dell’anno successivo e viene arrestato con l’accusa di espatrio illegale per aver incitato i lavoratori allo sciopero.

Condannato a 5 anni di carcere, viene inviato a scontare la pena nella prigione di Pretoria. Tra giugno e luglio la polizia perquisisce un nascondiglio dell’ANC a Rivonia e arresta diversi attivisti.

Un ideale per cui «sono pronto a morire»

A ottobre inizia il famoso Processo di Rivonia, in cui Mandela e altri 9 imputati rischiano la pena di morte per sabotaggio e altri capi di imputazione minori.

Il suo discorso in aula attraversa il mondo intero:

«Ho lottato contro la dominazione bianca e contro quella nera. Ho nutrito l’ideale di una società democratica e libera nella quale tutti vivano insieme in armonia e con eguali opportunità. È un ideale per il quale spero di vivere e che spero di ottenere. Ma se così dev’essere, è anche un ideale per il quale sono pronto a morire».

L’11 giugno 1964 è condannato al carcere a vita insieme ad altri sette accusati – Walter Sisulu, Ahmed Kathrada, Govan Mbeki, Raymond Mhlaba, Denis Goldberg, Elias Motsoaledi e Andrew Mlangeni.

Denis Goldberg è destinato alla prigione di Pretoria perché è bianco, mentre gli altri vengono rinchiusi a Robben Island.

Per i successivi 26 anni, Mandela è sempre più coinvolto nell’opposizione all’apartheid e lo slogan “FREE MANDELA” diviene un grido trasversale, in tutto il mondo.

Mentre è in prigione, Madiba riesce a spedire un manifesto all’ANC, pubblicato il 15 giugno 1980.
Recita: «Unitevi! Mobilitatevi! Lottate! Tra l’incudine delle azioni di massa e il martello della lotta armata dobbiamo annientare l’apartheid!»

Libertà e, finalmente, il voto

Nel 1988 Mandela vien trasferito in una prigione vicino a Paarl. e liberato l’11 febbraio 1990, nove giorni dopo il ritorno alla legalità dell’ANC e del PAC.

Nel 1991 viene eletto Presidente dell’ANC al posto dell’amico malato Oliver Tambo.

Nel 1993 vince il Nobel per la pace insieme al Presidente sudafricano Frederik de Klerk e il 27 aprile 1994 vota per la prima volta nella sua vita, concorrendo per la carica massima dello Stato proprio contro de Klerk.

Il 10 maggio 1994 Madiba diventa il primo Presidente democraticamente eletto del Sudafrica e nomina suo vice de Klerk.

Il suo ruolo – nell’unico mandato che ricopre (maggio 1994–giugno 1999) – è quello di accompagnare il Paese nella transizione tra vecchio regime basato sull’apartheid e democrazia.

Una transizione di natura per nulla rivendicativa ma, anzi, basata su un percorso di riconciliazione nazionale e internazionale.

Dopo il ritiro dalla vita pubblica, continua ad adoperarsi per il Nelson Mandela Children’s Fund – istituito nel 1995 – e fonda la Nelson Mandela Foundation e la Mandela-Rhodes Foundation.

Si spegne la sera del 5 dicembre 2013, dopo lunghi mesi di malattia, a seguito di una tubercolosi contratta durante gli anni della prigionia.

Resta, in maniera indiscussa, una delle personalità più influenti a livello mondiale – culturale, politico e sociale – di tutto il ‘900.