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La Presa della Bastiglia: storia e date dell'avvenimento

La presa della Bastiglia è uno degli eventi cruciali della Rivoluzione Francese, una data spartiacque che ha segnato inevitabilmente il futuro della Francia, dell’Europa e del mondo

Alessio Abbruzzese

Alessio Abbruzzese

GIORNALISTA

Nato e cresciuto a Roma, mi appassiono fin da piccolissimo al mondo classico e a quello sport, dicotomia che ancora oggi fa inevitabilmente parte della mia vita. Potete leggermi sulle pagine de Il cuoio sul Corriere dello Sport, e online sul sito del Guerin Sportivo. Mi interesso di numerosissime altre cose, ma di quelle di solito non scrivo.

Quando fu assaltata, la Bastiglia era una fortezza che dominava la città di Parigi. Costruita tra il 1370 e il 1382 nella zona nord-orientale della città con lo scopo di rafforzare le mura e proteggere la porta Saint-Antoine, dal XV secolo fu utilizzata anche come prigione e luogo di tortura per i condannati a morte. Sotto Luigi XIV divenne a tutti gli effetti una prigione di Stato, cosa che la identificò sempre di più col dispotismo dei sovrani: lì furono rinchiusi illuministi e giornalisti. Tra questi, due nomi illustri: Voltaire e il Marchese De Sade. I prigionieri entravano nella Bastiglia attraverso un ordine diretto del re, definito Lettre de cachet, che condannava chi veniva recluso a un doppio destino: l’impossibilità di avere diritto a una difesa e una detenzione dalla durata indefinita.

La storia della fortezza

La Bastiglia era un luogo decisamente impopolare per i parigini: non solo il trattamento dei reclusi era ben lontano dal garantire una tutela dei diritti, come abbiamo visto, ma i cannoni situati sulla cima della fortezza, nelle feritoie delle torri, erano costantemente puntati verso la città, a scopo di difesa preventiva da eventuali tentativi di insurrezione. Tuttavia, al momento della sua presa la Bastiglia ospitava solo sette prigionieri: dal 1776 a governarla – insieme a 30 soldati e 80 invalidi di guerra – c’era Jordan de Launay. Nel luglio del 1789 il nervosismo tra le file del popolo era evidente: non solo il rischio di una carestia era dietro l’angolo, ma si temeva anche una mossa reazionaria da parte del sovrano, che nei giorni precedenti aveva fatto radunare nella regione di Parigi circa 30.000 soldati stranieri. Quando il 12 luglio il re costrinse alle dimissioni il ministro delle finanze Necker, che aveva dimostrato delle aperture verso il Terzo Stato dopo la convocazione degli Stati generali, il timore di una congiura aristocratica contro l’assemblea costituente divenne evidente. Camille Desmoulins, giornalista, invitò allora la popolazione alla rivolta, pistola alla mano. In breve tempo la città iniziò ad essere attraversata da numerosi cortei: il 13 luglio si registrarono diversi scontri in Place de la Concorde tra cittadini e soldati, e in breve si aggiunsero saccheggi e incendi delle barriere daziarie della città: fu allora che molti cittadini, temendo una repressione da parte della monarchia, iniziarono a costruire barricate e a cercare armi. Fu allora che presso l’Hotel de Ville, cioè il Municipio cittadino, molti elettori che avevano partecipato alla designazione degli Stati generali formarono un comitato permanente per amministrare la città: nacque allora una milizia cittadina amministrata dal sindaco Jacques Flesselles.

Il 14 luglio 1789

Le armi a disposizione dei cittadini erano però insufficienti, e fu necessario cercarne altre: la mattina del 14 luglio tra le 20.000 e le 30.000 persone si diressero verso l’Hotel des Invalides, che come dice il nome ospitava i soldati invalidi, e lo saccheggiò rubando 12 cannoni e oltre 30.000 fucili. Fu allora che un altro manipolo di parigini – commercianti, artigiani, ma anche borghesi e soldati – si diresse verso la Bastiglia: lo scopo non era quello di assaltarla, ma di chiedere al governatore della fortezza di distribuire polvere da sparo, munizioni ed armi e ritirare i cannoni rivolti sulla città. Il governatore Launay puntò i cannoni sugli assedianti, ma garantì che non avrebbe sparato se non in caso di attacco: i manifestanti entrarono così nel primo cortile della fortezza. Ma quando la folla aumentò di numero e iniziò a premere per entrare anche nel secodo cortile, allora Launay ordinò di fare fuoco: qualcuno si ritirò, altri risposero al fuoco. Seguirono quattro ore di scontri, durante le quali restarono uccisi un centinaio di cittadini e un invalido. Fu allora che la milizia cittadina si unì ai manifestanti, entrò nella fortezza e liberò i sette prigionieri. Furono uccisi tre ufficiali e tre invalidi, ma la maggior parte della guarnigione si mise in salvo. Launay fu accusato di tradimento, riconosciuto dalla folla e ucciso. Il sindaco Flesselles fu incolpato di essersi opposto all’armamento del popolo e ucciso con un colpo di pistola. Le loro teste furono tagliate, infilzate su una picca e portate in giro per la città. Il re, messo finalmente alle strette, ritirò le truppe che aveva schierato e richiamò Necker al governo. Il comitato permanente dell’Hotel de Ville diede allora vita alla Comune di Parigi e la milizia cittadina fu ribattezzata Guardia nazionale, con a capo il marchese La Fayette.

La Bastiglia oggi

Cosa resta oggi della Bastiglia? Dopo la sua demolizione, quasi nulla. Alcuni resti sono riaffiorati alla fine dell’800 e conservati in teche trasparenti nella fermata Bastille della metropolitana. Al posto della fortezza oggi c’è una piazza, Place de la Bastille, che porta al suo centro la Colonna di luglio inaugurata nel 1840, a commemorazione della caduta di Carlo X e l’inizio della monarchia di Luigi Filippo in seguito alla rivoluzione di luglio 1830.