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Elisabetta I, storia e biografia della Regina d'Inghilterra

Quinta e ultima monarca della dinastia Tudor, la "Gloriosa" diede inizio alla colonizzazione dell'America del Nord e pose le basi della futura potenza commerciale e marittima britannica. Durante la sua epoca, denominata "età elisabettiana", si assistette inoltre ad un vero e proprio boom in campo artistico e culturale, con la comparsa di illustri personaggi quali Skakespeare e Bacon

Alessio Abbruzzese

Alessio Abbruzzese

GIORNALISTA

Nato e cresciuto a Roma, mi appassiono fin da piccolissimo al mondo classico e a quello sport, dicotomia che ancora oggi fa inevitabilmente parte della mia vita. Potete leggermi sulle pagine de Il cuoio sul Corriere dello Sport, e online sul sito del Guerin Sportivo. Mi interesso di numerosissime altre cose, ma di quelle di solito non scrivo.

Elisabetta I Tudor è stata uno dei sovrani più influenti e popolari di tutta la storia inglese, capace di ottenere numerosi successi militari e di risollevare la situazione economica del Paese, dopo aver ereditato dalla sorellastra Maria un regno in grave difficoltà a causa del dilagante debito pubblico. Fu soprannominata anche la “regina vergine”, in quanto scelse di non sposarsi mai. Sulle motivazioni alla base di tale decisione il dibattito è ancora aperto: secondo molti ebbe paura dei rischi del parto, avendo visto morire le matrigne Jane Seymour e Catherine Parr in tali circostanze, secondo altri ebbe il timore di subire la stessa sorte della madre Anna Bolena, giustiziata dopo un processo farsa, in quanto Enrico VIII temeva non potesse più dargli eredi, mentre un’altra corrente di pensiero afferma che fosse rimasta psicologicamente segnata dalle molestie sessuali subite – all’età di 13 anni – da Lord Seymour.

Chi era Elisabetta Tudor

Elisabetta nacque nel palazzo di Placentia a Greenwich il 7 settembre 1533 da Enrico VIII e Anna Bolena, ma perse la madre a soli tre anni, fatta giustiziare dal padre con l’accusa di stregoneria dopo tre aborti spontanei. Venne dichiarata illegittima, le fu tolto il titolo di Principessa e venne esiliata ad Hatfield con la sorellastra Maria, per essere poi riammessa a corte nel 1540 quando il re d’Inghilterra si unì in matrimonio con Anna di Clèves, nobildonna tedesca con cui Elisabetta strinse un profondo legame affettivo. Per la riammissione nella linea di successione dopo il principe Edoardo, invece, bisognerà attendere il 1557, con Enrico VIII convinto dalla sua nuova consorte, la sesta: Catherine Parr. È a quest’ultima che si deve la rigida educazione protestante della futura regina, sotto la guida dell’insegnante umanista Roger Ascham. Grazie ad un’intelligenza e una memoria fuori dal comune, Elisabetta imparò in poco tempo a parlare fluentemente latino, greco, francese e italiano. Nel 1547, alla morte di Enrico VIII, salì al trono Edoardo VI, appena 16enne, ma il suo regno – e con esso la sua vita – fu spezzato sei anni più tardi dal vaiolo. Quindi, dopo la brevissima reggenza di lady Jane Grey, deposta dopo soli nove giorni, venne incoronata a furor di popolo Maria I, che fece il proprio ingresso trionfale a Londra, con la sorellastra al proprio fianco. Il loro rapporto, tuttavia, s’incrinò dopo le nozze di Maria con Filippo di Spagna, invise ai sudditi protestanti e alla sorellastra stessa, tanto che Elisabetta fu dapprima fatta rinchiudere nella Torre della metropoli britannica, quindi imprigionata a Woodstock nell’Oxfordshire e, infine, riammessa a corte. Ciò fu dovuto ai timori di Filippo che la moglie potesse morire di parto e, in assenza di eredi, avrebbe di gran lunga preferito Elisabetta al trono piuttosto che la regina di Scozia Mary Stuart. Maria I, detta “la sanguinaria” per le feroci repressioni nei confronti dei protestanti, si spese affinché la sorellastra si convertisse: ella, però, si finse a lungo cattolica per paura di ripercussioni, ma continuò a professare il proprio credo segretamente.

L’ascesa al trono di Elisabetta I

Illegittima per le norme cattoliche, ma non per quelle della Chiesa d’Inghilterra, salì al trono – col nome di Elisabetta I – alla morte di Maria, il 17 novembre 1558. La questione religiosa fu la primissima preoccupazione della nuova regina che, con l’Atto di uniformità del 1559, rese obbligatorio l’uso del “Book of Common Prayer”, ovvero una sintesi fra tradizione cattolica e innovazioni protestanti volta a garantire tanto l’uniformità, quanto l’ampia tolleranza di fedi. Dopo aver abolito il controllo papale sulla Chiesa d’Inghilterra, precedentemente ripristinato dalla sorellastra, assunse il titolo di “Supremo Governatore” della stessa ed emanò l’Atto di Supremazia, mediante il quale prescrisse che i pubblici ufficiali prestassero giuramento riconoscendo il controllo del sovrano sopra la Chiesa, pena severe punizioni. Sebbene fosse, oltre che d’Inghilterra, anche regina d’Irlanda, non abbandonò mai la propria politica filo-protestante, assolutamente impopolare nel Paese tradizionalmente cattolico. Sua grande rivale fu la cugina, la regina di Scozia Mary Stuart, nonché moglie del re di Francia Federico II. Maria Stuarda, insieme alla madre Maria di Guisa, permise al marito di aumentare la propria influenza in Gran Bretagna concedendo alle truppe transalpine numerose fortificazioni nel proprio regno. Queste, però, vennero ricacciate da Elisabetta al termine di un’intensa attività diplomatica sancita dal trattato di Edimburgo. Un anno più tardi, nel 1560, la ‘vendetta’ si materializzò con l’appoggio agli Ugonotti durante le guerre di religione che colpirono la Francia. Con la pace del 1564 Elisabetta – reduce dal vaiolo, che le lasciò il volto deturpato – rinunciò a Calais, ma non ritirò la propria rivendicazione formale al trono transalpino che i monarchi inglesi mantenevano dal regno di Edoardo III. Dopo aver fatto imprigionare Mary Stuart nel 1568, la regina d’Inghilterra si trovò costretta a fronteggiare la cosiddetta ribellione settentrionale, una sollevazione – senza successo – istigata dal duca di Norfolk e dai conti di Westmorland e di Northumberland ed appoggiata da papa Pio V, che scomunicò Elisabetta. Così, risolta la questione, attuò una serie di politiche repressive nei confronti dei suoi nemici religiosi, spianando la strada a nuove cospirazioni.

Elisabetta I e la guerra con la Spagna

Dopo l’attacco a sorpresa ordinato dal re di Spagna Filippo II nei confronti dei corsari inglesi Francis Drake e John Hawkins nel 1568, Elisabetta aspettò un anno – con l’esercito iberico impegnato a risolvere i disordini nelle proprie province olandesi – prima di sferrare un’offensiva via mare: fu la fine di ‘un’amicizia’ storica tra le due potenze europee e, per circa un decennio, Filippo prese parte ad alcune cospirazione nei confronti della monarca inglese. Nel 1580 papa Gregorio XIII appoggiò le Rivolte dei Desmond in Irlanda, ma il suo tentativo fallì e la ribellione sedata in meno di due anni. Risolta la questione irlandese, Elisabetta si concentrò anima e corpo a quella spagnola, in quanto Filippo, con l’annessione del Portogallo, era diventato di fatto “il padrone dei mari”. La regina sostenne la ribellione nelle Province Unite Olandesi, quindi incoraggiò la pirateria nelle colonie iberiche, due mosse che causarono – nel 1585 – l’inevitabile guerra anglo-spagnola. Sventati altri complotti, il più famoso dei quali fu quello di Babington, e fatta giustiziare Maria Stuarda, in quanto accusata di complicità, nel 1587 Drake bruciò la flotta spagnola nel porto di Cadice. Con l’arrivo della “Armada Invencible”, Elisabetta – indossando il corsetto di un’armatura su un abito bianco e impugnando uno scettro d’argento – passò alla storia tenendo il celebre “discorso alle truppe a Tilbury”. Probabilmente il maltempo giocò a favore degli inglesi, ma la vittoria fu netta e, seppur non decisiva, con la guerra destinata a proseguire – la fama della regina raggiunse il suo apice, ‘sporcata’ dalla condanna a morte inflitta al medico di corte Rodrigo Lopez nel 1594: ciò avvenne dopo che il Robert Devereux, secondo conte di Essex, lo accusò di un tentato avvelenamento nei confronti della monarca, con tanto di documenti che sembravano provare la cospirazione.

Gli ultimi anni di Elisabetta

Impegnata su diversi fronti – tra Spagna, Olanda e Francia, dalla quale si ritirò nel 1596 – Elisabetta dovette fronteggiare la ribellione di Tyrone, con il conte Hugh O’Neill che si era autoproclamato re d’Irlanda, con l’aiuto della monarchia iberica, che inviò due flotte prontamente intercettate e sconfitte. La regina cercò di evitare con tutte le forze la guerra intestina, che divenne inevitabile dopo la pesante ‘lezione’ subita dagli inglesi nella battaglia di Yellow Ford. Il fallimento dell’operazione condotta da uno dei più importanti capi della marina, Robert Devereux, nominato Lord Luogotenente d’Irlanda, poi giustiziato dopo il rientro non autorizzato e un tentativo di rivolta contro la regina, spalancò le porte della gloria al barone Montjoy, Charles Blount, che obbligò le truppe ispano-irlandesi alla resa grazie al successo nella battaglia di Kinsale (1601). Da tempo depressa, irascibile e vittima di continui vuoti di memoria, probabilmente a causa dello smodato uso di mercurio sulla pelle, volto a togliere il “ceruso veneziano”, un cosmetico a base di carbonato di piombo a sua volta utilizzato per sbiancare il volto e coprire le piaghe lasciatele in ‘eredità’ dal vaiolo, Elisabetta I si spense il 24 marzo 1603 nel Palazzo di Richmond upon Thames, subito dopo aver pronunciato la frase “Chiamatemi un prete: ho deciso che devo morire“.