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Perché le sonde vengono sterilizzate prima di andare nello spazio

Perché disinfettiamo e sterilizziamo le sonde prima di lanciarle nello spazio? Per quale motivo dovremmo preoccuparci di una cosa del genere, quando a

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Di tutti i problemi di grande importanza nella ricerca della vita dello spazio, come per esempio: esistono altri pianeti come il nostro? Sussiste un problema di natura assai più pratica e batteriologica. Perché disinfettiamo e sterilizziamo le sonde prima di lanciarle nello spazio? Per quale motivo dovremmo preoccuparci di una cosa del genere, quando apparentemente non c’è niente che potremmo contagiare?

Non loro, ma noi!

Sarebbe frustrante esaltarsi per la scoperta di una forma di vita, per poi rendersi conto che, in realtà, era stata traghettata fuori dalla nostra atmosfera dalla sonda stessa. Ecco perché ogni velivolo spaziale viene sterilizzato accuratamente prima del lancio, per ridurre al minimo il rischio di contaminazione.

Curiosità: nel corso delle procedure di sterilizzazione, la NASA si è accorta che esiste un particolare ceppo di batteri molto resistente, il Bacillus pumlus SAFR-032, il quale è diventato un candidato ideale per un esperimento di sopravvivenza svoltosi nel 2015. In quella missione, un pallone sonda ha trasportato un set sperimentale fin nella stratosfera, a 31 km dal suolo terrestre. Le colonie di Bacillus Pumilus sono state così esposte direttamente all’ambiente stratosferico. I campioni sono stati poi paracadutati a Terra, per essere analizzati. I ricercatori hanno scoperto che, dopo sole 8 ore di esposizione, il 99,999% dei batteri era morto. Il rischio di contaminazione è apparso quindi relativamente contenuto.

Al momento non sappiamo come altre forme batteriche possano sopravvivere nello spazio, e se siano in effetti in grado di farlo. Insomma: bisognerebbe effettuare un esperimento su vasta scala. Per il momento, la scienza è del parere che la capacità di sopravvivere al di fuori della biosfera terrestre è estremamente ardua, ma non impossibile. Ecco perché la sterilizzazione è così importante in termini di nuove scoperte, nuovi orizzonti e soprattutto del rispetto per ciò che andremo ad incontrare. E forse, se non stiamo attenti, anche a contaminare.

Ricordiamoci sempre di sterilizzare!

Il problema fondamentale della ricerca della vita riguarda sempre la potenziale contaminazione terrestre. Chi lo sa cosa potremmo portare in giro, compromettendo irrimediabilmente, forse, la salute di un organismo vitale non abituato ai nostri batteri? Perché rischiare di ucciderlo prima ancora di conoscerlo?

Il problema deriva da un ragionamento assai più logico e vicino a noi di quanto si possa pensare. L’esempio più classico è quello della colonizzazione delle Americhe, quando i conquistadores si sono fatti largo tra gli indigeni non solo con i fucili, ma soprattutto importando malattie molto diffuse sul continente, ma pressoché sconosciute dalle popolazioni locali. Gli indiani sono stati sterminati più con le febbri che con lo schioppo, e ancora oggi molte tribù aborigene che vivono completamente isolate rischierebbero la contaminazione se dessimo possibilità d’accesso a persone qualsiasi in questi posti.

Risulta abbastanza logico dunque proteggere eventuali nuove forme di vita – nuove per noi, almeno! – da un potenziale contagio di agenti contaminanti terresti per cui magari queste creature non dispongono di anticorpi o difese immunitarie. Insomma, che frustrazione sarebbe incontrare una piccola forma di vita, per poi ucciderla immediatamente per uno sciocco bacillo?