
L'allarme di Mattarella su IA e lingua italiana: cosa rischiamo
Il presidente della Repubblica Mattarella ha parlato dell'intelligenza artificiale lanciando un allarme: cosa si rischia in Italia a causa dell'IA
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha lanciato un allarme sulla regressione della lingua e ha parlato dell’intelligenza artificiale. Il Capo dello Stato è tornato sull’argomento in un messaggio inviato alla Comunità radiotelevisiva italofona, che raggruppa le emittenti che trasmettono in italiano nel nostro Paese, in Svizzera, Slovenia, San Marino, Città del Vaticano, e che compie 40 anni.
Cosa ha detto Mattarella sull’IA
Secondo Sergio Mattarella, si tende a cancellare le parole o a sostituirle “con quelle del dispotismo di turno”. Il presidente della Repubblica ha quindi continuato mettendo in guardia dal rischio, che si potrebbe fare ancora più alto con l’avvento dell’intelligenza artificiale, di diminuire il pluralismo linguistico, “con il conseguente depauperamento del patrimonio culturale che gli idiomi veicolano, a favore di neo linguaggi con vocazione esclusivamente funzionale alla mera operatività digitale”.
Del tema dell’IA, la prima carica dello Stato aveva parlato anche una settimana fa quando ha accolto al Quirinale l’Associazione Italiana Editori. In quel caso Mattarella ha spiegato che l’innovazione e le “grandi opportunità offerte dall’intelligenza artificiale richiedono un grande impulso per la lettura e rendono sempre più necessario il ruolo dei libri, come elemento di stimolo del pensiero” proprio perché c’è una “tendenza, in particolare tra i giovani, di contrarre le parole, di ridurle a poche lettere, quasi di simboleggiarle” il che “rappresenta un rischio di liofilizzare le parole e impedisce al pensiero di esprimersi compiutamente in tutta la sua ricchezza, con il pericolo di sterilizzare il pensiero”.
Laddove “il pensiero è un’esigenza fondamentale perché chiamato a governare gli strumenti dell’IA – ha evidenziato – senza sarebbe ribaltato il rapporto tra queste due sponde”, quella dell’intelligenza umana e quella dell’intelligenza artificiale, e da “ciò dipende il futuro dell’Italia”.
Mattarella e la lingua come strumento di libertà
Il Capo dello Stato ha sottolineato che “la lingua è chiave di accesso a uno specifico culturale straordinario dispiegatosi nei secoli e offerto alla comunità umana nelle sue espressioni più alte: la scienza, l’arte in ogni sua forma, gli stili di vita”.
In questo contesto, “l’italiano è, oggi, fra le lingue più studiate al mondo”, per questo motivo “valorizzare la diffusione della lingua e della cultura italofone attraverso le migliori realizzazioni audiovisive e multimediali vuol dire diffondere valori culturali e civili che appartengono all’intera Europa”.
La difesa della lingua italiana auspicata da Mattarella è tanto più importante in una stagione in cui questa, come avviene oggi, è “spinta all’omologazione e all’impoverimento operato attraverso i processi di semplificazione dei media digitali” che “tende a ridurre la ricchezza del lessico”, come potrebbe appunto fare l’intelligenza artificiale.
Alla convention sull’agricoltura promossa dal ministro Lollobrigida una decina di giorni fa, il presidente della Repubblica aveva messo in guardia contro l’eccesso di acronimi di cui “sono pieni anche i documenti che ricevo io”. Per Mattarella una lingua di sigle, oscura, non può che essere funzionale a un potere chiuso.
Il capo dello Stato ha sottolineato invece che “la lingua è anche strumento di libertà e di emancipazione: l’esclusione nasce dalla povertà delle capacità di esprimersi. La sudditanza si alimenta della cancellazione delle parole e con la sostituzione di esse con quelle del dispotismo di turno”.