
Calo nascite ed effetti sulla scuola: cos'ha detto Valditara
Il calo delle nascite in Italia, che ha raggiunto il minimo storico nel 2024, ha degli effetti anche sulla scuola: cos'ha detto il ministro Valditara
In Italia si fanno sempre meno figli: il dato è al minimo storico. È quanto emerge dal nuovo rapporto Istat sugli indicatori demografici riferito all’anno 2024. Il calo delle nascite ha effetti anche sul mondo della scuola: ecco cos’ha detto il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
Minimo storico delle nascite in Italia: i dati dell’Istat
Continua a calare il numero delle nascite in Italia. Con 1,18 figli per donna, nel 2024 viene superato il minimo di 1,19 del 1995, quando sono nati 526mila bambini contro i 370mila dello scorso anno.
È la fotografia scattata dal consueto report Istat sugli indicatori demografici annuali. Nascite in diminuzione, dunque, ma aspettativa di vita in crescita, che adesso tocca gli 83,4 anni: i decessi sono diminuiti del 3,1% (651mila) rispetto al 2023. Il saldo naturale, ovvero la differenza tra nascite e decessi, è dunque fortemente negativo (-281mila).
Aumentano gli italiani che decidono di lasciare il Paese per andare a vivere all’estero: sono 156mila, il 36,5% in più del 2023, che che si dirigono prevalentemente in Germania (12,8%), Spagna (12,1%) e Regno Unito (11,9%). L’Istat ha specificato che il flusso con l’estero dei cittadini italiani non viene rimpiazzato da altrettanti rimpatri (53mila).
Spesso a lasciare l’Italia sono i giovani laureati. Come sottolineato dall’ultimo report della Fondazione Nord Est, nel 2022 e nel 2023 sono almeno 100mila i ragazzi tra i 18 ed i 34 anni che hanno lasciato l’Italia. Circa la metà degli expat ha almeno una laurea triennale, mentre un terzo è diplomato.
Tornando al rapporto Istat, nel complesso i residenti in Italia all’1 gennaio 2025 sono 58 milioni e 934mila, in calo di 37mila unità rispetto alla stessa data dell’anno precedente. L’istituto di statistica ha sottolineato che la diminuzione della popolazione in Italia prosegue ininterrottamente dal 2014 e il decremento registrato nel 2024 (-0,6 per mille) è in linea con quanto osservato negli anni precedenti (-0,4 per mille del 2023 e -0,6 per mille nel 2022).
Il calo della popolazione non coinvolge in modo generalizzato tutte le aree del Paese. Mentre nel Nord la popolazione aumenta dell’1,6 per mille, il Centro e il Mezzogiorno registrano variazioni negative rispettivamente pari a -0,6 per mille e a -3,8 per mille.
A livello regionale, la popolazione risulta in aumento soprattutto in Trentino-Alto Adige (+3,1 per mille), in Emilia-Romagna (+3,1 per mille) e in Lombardia (+2,3 per mille). Le regioni in cui si riscontrano le maggiori perdite sono invece la Basilicata (-6,3 per mille) e la Sardegna (-5,8 per mille).
Valditara parla dell’effetto della denatalità sulla scuola
Il calo delle nascite si ripercuote, inevitabilmente, anche sul sistema scolastico. Il minor numero di bambini e adolescenti in età educativa si traduce in una diminuzione del numero degli studenti. Uno degli effetti immediati è la formazione di classi meno numerose, fenomeno che già oggi riguarda i piccoli comuni italiani, dove i giovani sono sempre meno. In questi contesti il rischio è quello di non avere il numero sufficiente di alunni stabilito dalla normativa vigente per la creazione delle classi.
Su questo tema è intervenuto, lo scorso 28 marzo, Giuseppe Valditara durante ‘InLife – International Quality Life Forum’, che si è svolto ad Ascoli Piceno. Il ministro dell’Istruzione e del Merito ha sottolineato l’importanza della scuola nella promozione del benessere e della consapevolezza, anche in relazione alla crescente rilevanza della questione demografica.
Valditara ha commentato: “In un Paese come l’Italia, dove la questione demografica influenzerà sempre più le scelte di governo, è fondamentale creare le condizioni per favorire nuove nascite, partendo da un sistema educativo che garantisca tutela e consapevolezza sin dall’infanzia. Questo obiettivo passa attraverso una scuola che ponga al centro la crescita armoniosa e il benessere dei bambini”, ha concluso il ministro.