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Educazione fisica Fonte foto: iStock

Educazione fisica a scuola dopo il Covid: l'allarme dei prof

I professori di educazione fisica di Bologna hanno lanciato un allarme sullo sport negli istituti dopo il Covid: cosa hanno detto e le preoccupazioni

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Niente più sport a scuola dopo il Covid: è questo l’allarme lanciato dai prof di educazione fisica di alcuni istituti scolastici di Bologna. Ecco cosa hanno detto e le loro preoccupazioni per gli studenti e le studentesse.

Gli studenti non fanno più sport a scuola

I corsi pomeridiani sportivi organizzati dalle scuole non hanno più il successo che avevano prima della pandemia. Lo hanno raccontato alcuni professori di educazione fisica degli istituti scolastici bolognesi ascoltati da ‘La Repubblica’.

“Una volta le attività pomeridiane erano gettonatissime – ha spiegato Annalisa Bonati, docente di educazione fisica all’Istituto tecnico e professionale Manfredi Tanari -. Avevamo più iscritti che posti, riuscivamo a fatica a prenderli tutti. Adesso siamo riusciti a reggere con la pallavolo, ma il prof girava per i corridoi con i cartelli. Con il calcio, seppur così popolare, non c’è stato niente da fare – ha aggiunto -. E soprattutto per quanto riguarda le ragazze, anche durante l’ora di educazione fisica normale, fanno di tutto per saltarla”.

Come hanno raccontato gli insegnanti, prima del Covid gli studenti e le studentesse erano entusiasti di tornare a scuola per i corsi pomeridiani, tutti gratuiti, di calcio, pallavolo, danza, badminton e frisbee. Ora, invece, “li dobbiamo inseguire nei corridoi e comunque si fa fatica a coinvolgerli”, hanno ammesso.

Il Liceo Copernico di Bologna ha visto un calo di partecipazione alle attività sportive del pomeriggio pari al 30%. Per la prof Stefania Gaspari “non è più solo questione di Covid”. Per lei gli adolescenti “stanno perdendo le abilità motorie“. “Una volta facevano le capovolte senza problemi – ha spiegato -. Adesso, soprattutto, alcune ragazze, non sanno da dove iniziare”. E ha aggiunto: “Non so se sono i social o le conseguenze della pandemia, ma questi ragazzi non si muovono più”.

Come coinvolgere i giovani: la risposta dei prof

Secondo Monica Musti, docente di educazione fisica dell’Istituto Alda Valeriani, è importante continuare a motivare i giovani con alcune accortezze per evitare distrazioni durante l’attività fisica. “Abbiamo deciso di ritirare il telefono durante la pratica perché altrimenti i ragazzi interrompevano gli allenamenti per controllare chat e messaggi” ha detto Musti a ‘La Repubblica’. L’insegnate ha poi aggiunto che nella scuola superiore in cui insegna tutti i corsi pomeridiani hanno perso partecipanti: “L’esempio più lampante è il corso di hip hop – ha proseguito -. Era il nostro fiore all’occhiello, con almeno una ventina di partecipanti. Quest’anno non arriviamo a 10, che è il numero minimo per prendere parte alle Olimpiadi del ballo a cui abbiamo rinunciato”.

All’Istituto Ettore Majorana, il professor Davide Diambri ha cercato di coinvolgere i suoi alunni organizzando un torneo di calcio per l’ultimo giorno di scuola. Nel passato, infatti, il torneo tra le classi era uno degli eventi più attesi da studenti e studentesse. Prima dell’emergenza sanitaria, “le squadre erano almeno una ventina, poi l’anno scorso solo 2 – ha raccontato Diambri -. Così mi sono inventato un torneo l’ultimo giorno di scuola, abbiamo preso il PalaSavena – struttura polivalente per lo sport a San Lazzaro di Sevena (Bologna) – e così i ragazzi sono arrivati. Ma che fatica”, ha concluso il docente di educazione fisica.