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Riforma accesso a Medicina: la proposta e le critiche degli anestesisti Fonte foto: iStock

Riforma Medicina, la proposta (e l'allarme) degli anestetisti

Gli anestesisti lanciano una proposta al MUR dopo l'approvazione definitiva della riforma di Medicina, ma lanciano un allarme: cosa potrebbe succedere

Francesca Pasini

Francesca Pasini

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Content Writer laureata in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, vivo tra l'Italia e la Spagna. Amo le diverse sfumature dell'informazione e quelle storie di vita che parlano di luoghi, viaggi unici, cultura e lifestyle, che trasformo in parole scritte per lavoro e per passione.

A pochi giorni dal sì definitivo alla riforma sull’accesso alla facoltà di Medicina (avvenuto l’11 marzo 2025), sono tanti i pareri contrastanti e le critiche piovute. Se da un lato molti sono soddisfatti dell’abolizione del tanto criticato test d’ingresso e dell’istituzione del semestre-ponte, dall’altra molte categorie di docenti, professionisti e studenti lanciano un allarme sui possibili effetti negativi di tale scelta.

Tra chi ha annunciato di aver "accolto con interesse" l’approvazione della riforma, ora legge, è la Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI), che avanza una proposta, ma anche alcuni dubbi, lanciando un allarme sulla qualità della formazione.

Riforma Medicina, la proposta degli anestesisti per l’orientamento

Tra le novità apportate dalla riforma firmata dalla ministra dell’Università Anna Maria Bernini, una delle più importanti riguarda l’immatricolazione al primo anno di Medicina, Odontoiatria e Veterinaria sarà libera, che dall’anno accademico 2025/2026 non sarà più soggetta al test di ammissione.

Non solo, la riforma ha posto particolare attenzione anche all’orientamento universitario. Nel testo del decreto, infatti, si legge che verranno incentivati e finanziati "percorsi di orientamento e di sviluppo delle vocazioni per i corsi di laurea in oggetto […], da svolgersi negli ultimi tre anni di scuola secondaria di secondo grado, precisando che tali percorsi possono anche prevedere un tirocini", da svolgersi "all’interno dei percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO)". Inoltre, la frequenza a tali tirocini verrà calcolata nei "CFU previsti nel primo semestre dei corsi di laurea magistrale […], così come degli altri corsi di studio di area biomedica, sanitaria, farmaceutica e veterinaria".

La Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI), in un comunicato stampa, si è resa disponibile a collaborare con il MUR per l’attuazione di tali iniziative di orientamento nelle scuole superiori del territorio italiano: "Uno degli aspetti qualificanti della riforma è proprio l’attività di orientamento, che rappresenta un’opportunità concreta per avvicinare gli studenti alle discipline sanitarie, promuovendo la consapevolezza dell’importanza e il fascino di specialità mediche come l’Anestesia e Rianimazione. SIAARTI ritiene fondamentale sensibilizzare i giovani sulla necessità di coltivare una vocazione verso queste specializzazioni, cruciali per il sistema sanitario e per la gestione delle emergenze ad alta complessità".

"Siamo pronti a offrire il nostro contributo nell’ambito dell’orientamento scolastico, affinché gli studenti possano maturare scelte più informate e motivate verso le professioni sanitarie, in particolare quelle dell’area critica", ha dichiarato la prof.ssa Elena Bignami, presidente SIAARTI.

Critica alla nuova procedura di ammissione a Medicina

Ma accanto alle opportunità offerte dalla riforma di dell’accesso a Medicina, restano alcuni dubbi e preoccupazioni in merito alla capacità delle università di garantire una didattica di qualità e allo stesso tempo fornire un’adeguata formazione pratica, a causa dell’incremento degli studenti che verranno ammessi. "Numeri così elevati rischiano di compromettere la qualità della didattica frontale e della formazione pratica nei tirocini – ha denunciato Bignami -, con possibili ripercussioni sul livello di preparazione dei futuri medici e specialisti".

"Non siamo convinti che questo nuovo assetto organizzativo possa realmente garantire un effettivo diritto allo studio e una formazione equa per tutti, soprattutto per la parte pratica", è la critica della presidente Elena Bignami alla riforma.

Allarme sulla durata degli studi in Medicina, cosa potrebbe succedere

A preoccupare ulteriormente Bignami, inoltre, è l’unione di tale riforma con il cosiddetto "Decreto Calabria" e successivi provvedimenti, che per ottemperare alla cronica carenza di personale medico permette ai medici specializzandi, già dal secondo anno di corso, di partecipare ai concorsi per le assunzioni nelle aziende sanitarie.

La presidente, a tal proposito, lancia un allarme: "Se non si pone un’adeguata attenzione alla qualità della formazione, il rischio è che i giovani medici vedano ridotti non solo gli anni di formazione effettiva, ma anche la loro preparazione a causa del sovraffollamento e della necessità di entrare subito in mondo del lavoro caratterizzato dalla carenza di organico. Ciò potrebbe avere ripercussioni negative sulla qualità dell’assistenza sanitaria, specialmente nelle discipline ad alta complessità come la nostra", ha proseguito la professoressa Bignami, che ha lanciato infine un appello: "È il momento di aprire una riflessione più ampia sulla durata del percorso formativo in Medicina e Chirurgia e sulla specializzazione".

Ecco il suggerimento degli anestesisti: "Potremmo immaginare un corso di laurea in Medicina ridotto a quattro anni, con un percorso di specializzazione della durata di altri quattro anni: i primi due senza possibilità di assunzione e gli ultimi due con una crescente autonomia professionale – ha aggiunto la presidente SIAARTI -. Questa potrebbe essere una strada per garantire una formazione più mirata e di qualità, evitando il rischio di medici formati in tempi ridotti, ma con competenze non adeguate".