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Erano i capei d'oro a l'aura sparsi: testo e commento

Francesca Mondani

Francesca Mondani

DOCENTE DI INGLESE E ITALIANO L2

Specializzata in pedagogia e didattica dell’italiano e dell’inglese, insegno ad adolescenti e adulti nella scuola secondaria di secondo grado. Mi occupo inoltre di traduzioni, SEO Onsite e contenuti per il web. Amo i saggi storici, la cucina e la mia Honda CBF500. Non ho il dono della sintesi.

La bellezza fugace e l’ideale amoroso trovano espressione perfetta nei versi di Francesco Petrarca, che nel sonetto Erano i capei d’oro a l’aura sparsi cattura l’immagine luminosa e sfuggente della donna amata. Un ritratto delicato e suggestivo, sospeso tra il ricordo e il desiderio, che si intreccia con il tema del tempo e della nostalgia. Questi versi, intrisi di dolcezza e malinconia, rappresentano uno dei momenti più intensi del Canzoniere, in cui il poeta trasforma l’amore in un’esperienza al contempo terrena e sublimata.

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi: testo e parafrasi

Testo del sonetto:

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
che ’n mille dolci nodi gli avolgea,
e ’l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi, ch’or ne son sì scarsi;

e ’l viso di pietosi color farsi,
non so se vero o falso, mi parea:
i’ che l’esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di sùbito arsi?

Non era l’andar suo cosa mortale,
ma d’angelica forma; e le parole
sonavan altro che pur voce umana;

uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch’i’ vidi: e se non fosse or tale,
piaga per allentar d’arco non sana.

Parafrasi:

I capelli biondi come l’oro di Laura erano sciolti al vento, che li avvolgeva in mille dolci riccioli; la luce affascinante dei suoi begli occhi ardeva oltre misura, occhi che ora sono così privi di quella luminosità; e il viso assumeva un’espressione compassionevole, non so se reale o immaginata, mi sembrava: io che avevo nel petto l’esca amorosa, quale meraviglia se improvvisamente bruciai d’amore?

Il suo incedere non era cosa mortale, ma di forma angelica; e le parole suonavano diverse da una semplice voce umana; uno spirito celeste, un sole vivo fu ciò che vidi: e anche se ora non fosse più così, la ferita causata da una freccia non guarisce solo perché si allenta la tensione dell’arco.

La scrittura del componimento

Questo sonetto, il numero XC del “Canzoniere", è stato composto tra il 1339 e il 1347, in un periodo in cui Petrarca rifletteva profondamente sulla sua relazione con Laura e sulla natura effimera della bellezza e della vita. Il “Canzoniere" è una raccolta di 366 poesie che narrano l’amore del poeta per Laura, una passione che attraversa diverse fasi, dalla contemplazione estatica alla sofferenza per la sua perdita.

Nel sonetto, Petrarca rievoca un momento passato in cui Laura appariva in tutta la sua splendente bellezza: i capelli dorati mossi dal vento, gli occhi luminosi e un portamento quasi divino. Questa descrizione non è solo un elogio della bellezza fisica, ma anche una riflessione sulla natura trascendente dell’amore e sulla percezione idealizzata dell’amata.

Il poeta si interroga sulla realtà di ciò che ha visto: era una visione reale o frutto della sua immaginazione? Indipendentemente dalla risposta, l’effetto su di lui è stato profondo e duraturo, una ferita d’amore che non si rimargina con il passare del tempo. La metafora della ferita inflitta da una freccia, che non guarisce nonostante l’allentarsi dell’arco, sottolinea l’idea che l’amore lascia segni indelebili nell’animo umano.

Struttura, metrica e analisi

Il sonetto è composto da quattordici versi endecasillabi, suddivisi in due quartine e due terzine, seguendo lo schema metrico ABBA ABBA CDE CDE. Questa struttura è tipica del sonetto petrarchesco e permette al poeta di sviluppare un tema iniziale nelle quartine, per poi approfondirlo o contrastarlo nelle terzine.

Nelle quartine, Petrarca dipinge un ritratto vividamente dettagliato di Laura, soffermandosi su particolari come i capelli, gli occhi e l’espressione del viso. L’uso di immagini luminose e dinamiche conferisce vitalità alla descrizione, mentre l’attenzione ai dettagli sottolinea l’ammirazione del poeta per la bellezza dell’amata.

Le terzine introducono una riflessione più profonda: il poeta riconosce che l’impressione suscitata da Laura va oltre l’attrazione fisica, attribuendole qualità sovrumane e angeliche. Questa idealizzazione culmina nella consapevolezza che l’amore provato è una ferita permanente, una passione che non si attenua con il tempo.

Le figure retoriche

Petrarca arricchisce il sonetto con una varietà di figure retoriche che amplificano l’espressività e la profondità del testo. Ad esempio, l’uso del senhal nel primo verso, dove “l’aura" richiama foneticamente il nome “Laura", crea un gioco di parole che sottolinea la presenza costante dell’amata nel pensiero del poeta.

Le metafore sono abbondanti: i capelli di Laura sono paragonati all’oro, simbolo di purezza e valore; la luce dei suoi occhi è descritta come un fuoco che arde, suggerendo passione e vitalità. Queste immagini non solo esaltano la bellezza fisica di Laura, ma suggeriscono anche una dimensione spirituale e trascendente dell’amore che Petrarca nutre per lei. Il poeta non si limita a descrivere la bellezza dell’amata, ma la sublima in un’immagine quasi divina, rendendola un’emanazione del sacro.

Un’altra figura retorica fondamentale è la iperbole, che amplifica l’intensità delle emozioni del poeta. L’idea che gli occhi di Laura ardano “oltre misura" e che il suo portamento non sia “cosa mortale" accentua l’idealizzazione dell’amata e la percezione che il poeta ha di lei come un essere celeste. Questa esagerazione non è fine a sé stessa, ma serve a rendere più tangibile il senso di stupore e venerazione che Laura suscita in lui.

Il paradosso è un’altra figura chiave: Petrarca esprime il concetto che, nonostante il tempo sia passato e Laura non sia più la stessa, la sua ferita d’amore non si è rimarginata (“piaga per allentar d’arco non sana"). Questa contraddizione apparente evidenzia la forza inestinguibile del sentimento amoroso e il dolore che l’assenza di Laura provoca in lui.

Infine, il sonetto è caratterizzato da un uso sapiente della sinestesia, come nella descrizione delle “parole che sonavan altro che pur voce umana", in cui la percezione uditiva si mescola a una dimensione quasi mistica e ultraterrena. Questo artificio retorico contribuisce a creare un’atmosfera sospesa tra realtà e immaginazione, sottolineando il divario tra l’esperienza terrena dell’amore e la sua idealizzazione spirituale.

Il tema della bellezza e del tempo

Uno dei temi centrali del sonetto è la bellezza fugace e il suo rapporto con il tempo. Nel testo, Laura appare in tutto il suo splendore, ma il poeta è consapevole che quell’immagine appartiene al passato. Il contrasto tra la giovinezza radiosa dell’amata e la realtà presente, in cui la sua bellezza è svanita o addirittura lei stessa è scomparsa, genera nel poeta un senso di nostalgia e malinconia. Questa riflessione è tipica del pensiero petrarchesco, che spesso si sofferma sulla transitorietà della vita e sulla vanità delle cose terrene.

L’idea che la bellezza sia effimera si ricollega anche al concetto di amor cortese, in cui l’amata è vista come un’entità irraggiungibile e perfetta. Petrarca, tuttavia, va oltre la concezione medievale dell’amore e introduce una nuova consapevolezza: l’amore non è solo desiderio, ma anche dolore e tormento, una ferita che non guarisce con il tempo.

Amore terreno e amore spirituale

Il sonetto è emblematico del dualismo amoroso che caratterizza tutta l’opera di Petrarca: da un lato, il poeta celebra la bellezza terrena di Laura, dall’altro, la trasfigura in un’immagine spirituale. Questo contrasto si riflette nella tensione tra il desiderio sensuale e l’aspirazione a un amore puro e divino.

Petrarca, influenzato dal pensiero neoplatonico e dalla tradizione cristiana, vede in Laura una figura che lo eleva spiritualmente, ma allo stesso tempo lo condanna a una sofferenza continua. L’amore, quindi, non è solo fonte di gioia, ma anche di tormento e struggimento. Questo conflitto interiore è evidente nel finale del sonetto, in cui il poeta riconosce che, anche se Laura non è più la stessa, il dolore della sua perdita resta immutato.

La mappa concettuale

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