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Voltaire, vita e pensiero del filosofo francese

Uno dei pensatori più versatili e tuttora approfonditi della cultura occidentale; il filosofo forse più autorevole dell’illuminismo, che per veicolare i propri concetti scelse diverse forme espressive: dal romanzo ai testi teatrali

Paolo Marcacci

Paolo Marcacci

INSEGNANTE DI LETTERE, GIORNALISTA PUBBLICISTA, SPEAKER RADIOFONICO, OPINIONISTA TELEVISIVO

Ho trasformato in professione quelle che erano le mie passioni, sin dagli anni delle elementari. Dormivo con l'antologia sul comodino e le riviste sportive sotto il letto. L'una mi è servita per diventare una firma delle altre. Per questo, mi sembra di non aver lavorato un solo giorno in vita mia.

In materia di religione, convivenza civile, accettazione delle diversità Voltaire va considerato un autentico apripista della cultura moderna, nonché un anticipatore degli ideali della rivoluzione francese

Le origini

Voltaire (alias François Marie Arouet)François Marie Arouet, anagrammato in Voltaire da Arouet le Jeune, ultimo dei 5 figli di un notaio, nacque a Parigi nel 1694. A 7 anni gli morì la madre e a 10 anni fu mandato a studiare dai gesuiti, presso i quali si distinse per la sua notevole intelligenza.

Voltaire illuminista

Il suo nome si lega indissolubilmente alla cultura dell’illuminismo, essendo lui uno degli esponenti e animatori principali di questa corrente insieme a Locke, Montesquieu, d’Alambert, Diderot e molti altri autori francesi.

Voltaire autore poliedrico

La produzione letteraria di Voltaire è molto vasta e caratterizzata da chiarezza dello stile, vivacità e ironia dei toni. Uno dei fulcri centrali delle opere di Voltaire è la polemica contro le superstizioni e contro le ingiustizie. Egli è Deista (cioè seguace della religione naturale che professa l’estraneità della divinità rispetto al mondo e alla storia), scettico, contro il clero e la chiesa e laico. Tra i vari meriti, gli va riconosciuto di essere uno dei principali ispiratori del pensiero razionalista e non religioso moderno. Tra i pensatori da lui ispirato, va annoverato Giacomo Leopardi.

Arresto ed esilio

Nel 1726 fu condotto entro le mura della Bastiglia in seguito ad uno screzio con il potente cavaliere di Rohan, sbattuto in quella prigione come un volgare delinquente per averlo offeso con una delle sue argute battute e che l’arrogante nobile non aveva per nulla gradito.
Da qualche tempo aveva iniziato a firmare i suoi libelli con il nome VOLTAIRE. E proprio per questo motivo, era scoppiato un clamoroso incidente verbale con il cavaliere Rohan, un borioso libertino, uomo di corte, che dileggiandolo come plebeo dissacratore gli disse. “Insomma Lei non ha un nome”, e l’altro caustico gli rispose “Lei ce l’ha blasonato ma lo disonora”. Offeso non volle battersi a duello con il “plebeo”, si rivolse al cugino capo della polizia e il giorno dopo Voltaire fu prima rinchiuso alla Bastiglia, infine espulso dalla Francia e finì in esilio in Inghilterra, dove rimase fino al 1728.
Una svolta essenziale per il Voltaire filosofo. Dopo aver provato la Bastiglia tutta la sua concezione del mondo era cambiata; e dopo aver vissuto due anni in Inghilterra era cambiato pure lui. Il contatto con la cultura inglese si rivelò quanto mai benefico per la formazione di Voltaire, che frequentò tanto filosofi come Berkley e Clarke quanto scrittori come Swift e Pope, e che respirò a pieni polmoni l’aria di libertà politica ed intellettuale vigente nel paese.

Lettere inglesi

Nelle “Lettere inglesi”, Voltaire loda il progressismo degli inglesi in ambito politico e filosofico. Il suo pensiero si ispira in gran parte a Locke e a Newton: richiamandosi a entrambi, questi lotta contro ogni forma di dogmatismo in nome della libertà individuale; combatte i pregiudizi, ed in modo particolare quelli insiti nella filosofia razionalista. La sua posizione critica verso ogni forma di metafisica è netta: “Al termine di quasi tutti i capitoli che trattano di metafisica dovremmo porre le lettere ‘N.’ e ‘L.’: non liquet, non è chiaro.”
In modo particolarmente acceso, Voltaire denuncia il dogmatismo delle religioni, nel quale vede le radici dell’intolleranza, della mancanza di libertà, delle persecuzioni e dell’ingiustizia.
Voltaire considera superstizione la maggior parte delle religioni storiche: esse devono essere depurate, a favore di una religione razionalmente fondata che promuova una condotta morale. Se l’esistenza di Dio è ricavabile dalla creazione, i suoi attributi, che costituiscono la materia dei dogmi, sono inconoscibili. La prospettiva di Voltaire è deistica: Dio è il creatore dell’ordine cosmico, all’intero del quale egli, però, non interviene in alcun modo. “Se Dio non esistesse lo si dovrebbe inventare, ma la natura intera ci grida che egli esiste.”

Il ritorno in Francia

Tornato in Francia, Voltaire si stabilì precariamente a Cirey presso la sua amica amante, marchesa du Chatelet; questi anni e quelli immediatamente successivi costituirono il periodo più fecondo della sua attività filosofica e letteraria, che si concretizzò in poemi, opere storiografiche, tragedie e saggi.

Il concetto di Dio in Voltaire

Sebbene militasse contro il fanatismo religioso, Voltaire era ben lontano dall’essere ateo. Non è certo un caso che una delle sue dichiarazioni preferite fosse la massima: «Se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo».
I principi fondamentali sono formulati anche nei «Discorsi»: «L’astronomo che osserva il corso degli astri, stabilito secondo le leggi della più profonda matematica, deve adorare l’eterno Geometra. Il fisico, che osserva un chicco di grano od il corpo di un animale, deve riconoscere l’eterno Artigiano. L’uomo morale, che cerca un punto di appoggio alla virtù, deve ammettere l’esistenza di un Essere tanto giusto quanto supremo. Così Dio è necessario al mondo, e si può dire con l’autore dell’Epistola all’imbrattacarte dell’insipido libro dei Tre impostori: “Se Dio non esistesse bisognerebbe inventarlo”.

Il candido

Candido, o l’ottimismo; Candide, ou l’optimisme) Racconto filosofico (1759) di Voltaire. Nella figura di C., ingenuo discepolo del «dottor Pangloss», Voltaire espone la sarcastica critica dell’ottimismo metafisico di Leibniz, in base al quale tutto va per il meglio e l’uomo vive nel migliore dei mondi possibili.
L’interpretazione prevalente vuole Candido portavoce di una nuova morale laica e borghese: la morale del dovere e del lavoro, che bilancia la consapevolezza della presenza ineliminabile del male e del dolore nel mondo. Un nuovo ottimismo costruttivo da contrapporre a quello tradizionale e insensato di Pangloss.