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Bimbi plusdotati Fonte foto: iStock

Bimbi plusdotati, l'appello dei genitori per la scuola

Chi sono i bimbi plusdotati? Ne hanno parlato istituzioni, professionisti e famiglie in un convegno a Bologna: l'appello dei genitori per la scuola

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Il 29 marzo, alla Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, si è tenuto un convegno dal titolo ‘Non chiamateli geni’ promosso dal Comune e dal Comitato Gifted della città per far luce sulla plusdotazione cogitativa, la cosiddetta giftedness. È stata un’occasione di dialogo tra istituzioni, professionisti e famiglie per parlare di un tema “relativamente nuovo, sul quale vorremmo accendere di più i riflettori”, come ha detto l’assessore bolognese alla Scuola Daniele Ara. Chi sono i bimbi plusdotati e l’appello dei genitori per la scuola.

Cosa significa bambini gifted

La plusdotazione cognitiva, o giftedness, è un insieme di caratteristiche genetiche, psicologiche e del comportamento che identificano una persona come divergente rispetto alla media della popolazione. È associata ad un quoziente intellettivo maggiore o uguale a 130 (il QI medio in Italia è 101) e si manifesta in modalità di pensiero, capacità percettive e di analisi della realtà profonde e divergenti, spesso definite ‘arborescenti’, che implicano sensazioni e vissuti emotivi di intensità superiore della maggioranza degli individui.

La plusdotazione cognitiva è stata al centro del convegno ‘Non chiamateli geni‘, che si è svolto a Bologna il 28 marzo, al quale hanno partecipato istituzioni e professionisti ma anche molti genitori di bambini e adolescenti gifted.

Durante l’incontro, come riportato da La Repubblica, una mamma ha raccontato di aver scoperto di avere un figlio gifted quando lui aveva 3 anni: “Aveva grandissimi disagi sociali, a scuola picchiava tutti, mordeva le maestre – ha affermato -. Abbiamo chiesto un supporto e la nostra neuropsichiatra ha suggerito di fargli fare una valutazione. È venuto fuori che aveva le capacità intellettive di un bimbo di 6. A scuola si annoiava: voleva fare giochi diversi, puzzle, inventarsi storie di galeoni”.

Sono supersensibili, curiosi, pieni di energia, con un cervello che viaggia velocissimo. Per questo riescono ad annoiarsi facilmente, soprattutto a scuola. “Mio figlio adesso ha 13 anni e arriva a casa con una nota diversa ogni giorno — ha spiegato un’altra mamma —. Combina guai per divertirsi, perché si annoia, me lo dice”.

La giftedness è valutata tramite test specifici somministrati da neuropsicologi e neuropsichiatri e, come hanno specificato i professionisti, è in stretta relazione con l’ambiente in cui la persona è inserita, che può aiutarne o contrastarne lo sviluppo armonico. Ma “la plusdotazione è qualcosa che non tutti possano permettersi, perché le certificazioni costano”, ha commentato l’antropologo Riccardo Vedovato. Si parla di una media di circa 300 euro a test.

Da parte sua, l’assessora alla Scuola dell’Emilia Romagna Isabella Conti ha evidenziato la necessità di “avviare un protocollo per intercettare i bambini plusdotati e supportare gli sforzi delle famiglie”.

L’appello alla scuola dei genitori dei bimbi plusdotati

Dal palco della biblioteca, un ragazzo plusdotato ha detto: “Quando ho trovato un contesto di gentilezza sono stato meglio”. Come ha spiegato la psicoterapeuta Paola Tinelli, i gifted sono bambini “con abilità cognitive avanzate, una sensibilità intensificata e una profonda consapevolezza che possono portarli a sentirsi difettosi”. Da qui la necessità di creare per loro dei piani personalizzati a scuola.

“Accogliere ed accettare le differenze di questi studenti senza imporre forzatamene un’omologazione sui percorsi di raggiungimento delle competenze, permettendo dunque loro di giungervi in modo del tutto personale, è ciò che le scuole dovrebbero tenere sempre presente ricordandosi che non è fondamentale il come ma il dove”, si legge sul sito di IAG (IntensaMente Associazione Gifted), che riunisce i genitori di figli plusdotati.

“Questi studenti – proseguono dall’associazione – sono assolutamente in grado di raggiungere le stesse competenze degli altri, ne raggiungeranno anche di più approfondite e consapevoli, ma seguendo un percorso diverso che va sostenuto e facilitato, se non si vuole rischiare d’inceppare il loro motore propulsivo, arrestandone i progressi”.

Nel 2019, il Miur (l’allora ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) ha dato la possibilità alle scuole di ricondurre la giftedness nell’ambito dei bisogni educativi speciali (BES). Attualmente è all’esame in Senato un disegno di legge (A.S. 180) per definire i principi generali di tutela di queste persone.

Intanto, il sito di IAG riporta che sono 3.124 le “scuole amiche della plusdotazione”. La maggior parte degli istituti elencati sono formati sulla giftedness attraverso corsi che hanno coinvolto l’intero plesso oppure hanno al loro interno un docente referente formato in plusdotazione.