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Come Si Scrive

Si scrive a mò di o a mo' di?

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La grafia corretta è quella con l’apostrofo, a mo’ di. La forma con l’accento grave sulla o, a mò di, è un errore grammaticale da evitare. Le incertezze relative al giusto modo di scrivere nascono perché si tratta di un caso anomalo rispetto alla norma. Procediamo per ordine e cerchiamo di capire cosa succede nello specifico.

Quando scriviamo a mo’ di, infatti, operiamo un troncamento della parola modo, apocope utilizzata esclusivamente all’interno dell’espressione che significa come, in guisa di. Tuttavia, in questo particolare contesto non si attendono i consueti dettami grammaticali previsti per il fenomeno linguistico chiamato in causa secondo i quali non bisogna usare alcun segno grafico a seguito della caduta di una vocale, consonante o sillaba a fine parola.

In sequenze di parole come suor Giovanna, gran frastuono, bel bambino o buon soldato assistiamo semplicemente alla soppressione della parte finale del primo termine, esattamente come succede per l’articolo maschile un, derivato appunto dal troncamento di uno. Insomma, questa sarebbe la regola prevista per il troncamento.

Nelle situazioni in cui si verifica un’elisione, invece, il meccanismo è molto simile ma il secondo lemma deve sempre avere un’iniziale vocalica ed è necessario apporre un apostrofo a fine parola per segnalare la perdita della parte finale del primo vocabolo. Lo vediamo ad esempio in quest’aeroplano, l’aeroporto o dell’onda.

A mo’ di è a metà strada tra questi due fenomeni linguistici: si tratta di un troncamento poiché cade un’intera sillaba davanti a consonante – non vocale, come nell’elisione -, ma richiede l’apostrofo – cosa che solitamente succede solo con l’elisione. Ciò accade anche in altre situazioni. Vediamo quindi la lista completa di casi in cui si verifica un troncamento con apostrofo.

  • mo’
    Esempio: Portò un mazzo di fiori a mo’ di scusa
  • po’
    Esempio: Potresti portarmi un po’ di panna montata per guarnire il dessert?
  • in alcune interiezioni come be’, da bene o ebbene, e to’, dalla seconda persona singolare dell’imperativo di togliere

Esempio 1: Be’, potresti almeno ringraziarla per quello che ha fatto per te
Esempio 2: To’, sembra proprio che Francesco abbia cambiato comportamento nei tuoi confronti

  • la seconda persona singolare dell’imperativo dei verbi andare, dire, stare, dare e fare

Esempio 1: Va’ a casa che è meglio per tutti
Esempio 2: Di’ la verità, hai mangiato le caramelle che erano nel barattolo vero?

Esempio 3: Sta’ fermo, non vedi che ci sono delle macchine?
Esempio 4: Da’ il tuo cappello ad Amedeo perché ha freddo alla testa
Esempio 5: Fa’ ciò che devi, mi raccomando; non voglio ripeterlo due volte

Per concludere, una strategia da adottare per non fare brutti errori di ortografia quando dobbiamo scrivere a mo’ di è ricordare che si tratta di un caso eccezionale, ossia di un troncamento che richiede la presenza dell’apostrofo. La forma con l’accento è sempre sbagliata e pertanto da evitare.

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