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Perché la corsa di 42 km si chiama maratona?

L'origine della maratona, gara simbolo delle Olimpiadi, è legata a una leggendaria battaglia e alla figura eroica di un emerodròmos chiamato Fidippide

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La gara simbolo delle Olimpiadi moderne è la maratona, cioè la corsa che si disputa su strada sulla distanza di 42 chilometri. Si tratta di una competizione molto lunga e faticosa, capace di mettere a dura prova le capacità fisiche e la forza di volontà dei partecipanti. Ma perché si chiama proprio così? Il nome è legato a una città greca, teatro di un’impresa leggendaria. Scopriamo ora insieme perché la corsa di 42 km si chiama maratona.

La leggendaria battaglia di Maratona

L’origine della parola "maratona", come detto, è legata alla leggendaria della battaglia di Maratona e, in particolare, alla figura di Fidippide. Quest’ultimo era un emerodròmos, ossia un corridore che portava messaggi politici, recuperando informazioni in un punto e consegnandole poi di corsa, il più in fretta possibile, in un altro punto.

Tradizione vuole che nel 490 a.C. l’esercito persiano, sbarcato sulla costa greca per una spedizione contro Atene, si fermò a Maratona. Gli Ateniesi inviarono Fidippide, capace di percorrere lunghe distanze più velocemente di un cavallo, a chiedere aiuto a Sparta. Fidippide percorse i 237 chilometri da Atene a Sparta in un giorno e mezzo. A Sparta, però, gli dissero che erano disposti ad aiutare Atene non prima di 10 giorni. Fidippide, a quel punto, tornò indietro per avvertire i generali ateniesi. Gli Ateniesi riuscirono poi a sconfiggere i Persiani e Fidippide si precipitò ad Atene per annunciare la vittoria ed evitare che, per timore della sconfitta, la città fosse bruciata. Dopo aver percorso circa 500 chilometri in 2 giorni, l’emerodròmos arrivò stremato ad Atene e, con le ultime forze rimaste, riuscì a pronunciare prima di morire solo "Nenikèkamen", ossia "Abbiamo vinto".

La maratona nella storia delle Olimpiadi

A spingere affinché alle prime Olimpiadi moderne di Atene, nel 1896, fosse prevista una corsa che ricordasse l’eroica impresa di Fidippide fu il filologo francese Michel Bréal. Il suggerimento del fondatore della moderna semantica fu accolto dal "padre" delle Olimpiadi moderne, Pierre de Coubertin. Il percorso della prima maratona olimpica, ripristinato per l’occasione, misurava 40 chilometri, dalla città di Maratona all’antico stadio di Atene. Il 10 aprile del 1896, 17 atleti presero parte alla gara. Tra di loro ci sarebbe dovuto essere anche un italiano, Carlo Airoldi, che però non fu ammesso alla gara in quanto considerato un "professionista" (aveva già partecipato a gare di 50 chilometri).

L’attuale distanza di 42 chilometri (più precisamente 42,195 km) fu introdotta nel 1908, alle Olimpiadi di Londra. In quell’occasione si decise di allungare il percorso della maratona in modo tale che la linea di partenza fosse collocata al castello di Windsor e la linea di arrivo fosse situata sotto la tribuna reale dello stadio di Londra.

Come abbiamo già avuto modo di accennare, la maratona è la gara simbolo delle Olimpiadi moderne e non a caso la maratona maschile è tradizionalmente la gara di chiusura dei Giochi Olimpici. Alle Olimpiadi di Atene del 2004, la premiazione del vincitore (l’italiano Stefano Baldini) rappresentò il momento clou della cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici ateniesi.

Alla maratona è legata anche la figura di un altro celebre sportivo italiano, cioè Dorando Pietri, che alle già citate Olimpiadi di Londra del 1908 cadde a pochi metri dall’arrivo. Un giudice di gara lo aiutò ad alzarsi ma questo gesto provocò la squalifica dell’italiano.

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