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Perché si dice a iosa

La locuzione avverbiale "a iosa" è un'espressione utilizzata spesso in Italia, ma sono sicuramente in molti a non conoscere la sua precisa origine

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Capita spesso di utilizzare frequentemente alcune espressioni di cui, a pensarci bene, non conosciamo l’origine precisa. Saranno sicuramente in molti, per esempio, a non sapere perché si dice “a iosa"? La nascita di questo particolare modo di dire, del resto, è incerta, sebbene si sappia che le sue prime tracce nella lingua parlata popolare risalgono al XVIII secolo e che l’espressione (secondo la teoria prevalente) deriva da un termine toscano, cioè “chiosa“. Proviamo ora a ricostruire con più precisione l’origine dell’espressione “a iosa".

Cosa erano le “chiose"

Con la parola “chiosa" i toscani indicavano le monete finte utilizzate dai bambini durante i loro giochi (esempi moderni di “chiose" potrebbero essere considerate le finte banconote utilizzate oggi nel celebre gioco del Monopoly). Già all’epoca i bimbi erano soliti replicare nei loro giochi le forme di divertimento degli adulti. I loro “premi in denaro", però, erano rappresentati proprio dalle “chiose", che venivano date loro dagli adulti per simulare le puntate con i soldi veri.

Nello specifico, si trattava di piccoli dischetti di legno o, più frequentemente, piombo (facile da reperire e da fondere a basse temperature) che riproducevano la forma delle monete reali. Le “chiose" di piombo venivano realizzate versando semplicemente il metallo fuso all’interno di appositi stampi in pietra, il cui nome era “petrelle“.

Da ciò deriva il significato dell’espressione “a chiosa" (nella pronuncia toscana poi diventata “a iosa", perdendo la “ch" iniziale), utilizzata per indicare una merce disponibile in così grande quantità da poter essere acquistata anche con le “chiose".

L’espressione toscana “chiosa", pertanto, non ha nulla a che fare col significato di “nota o postilla che chiarisce una parola o una parte di testo" o di “commento a un fatto o discorso" che questo termine assume invece in lingua italiana.

C’è spazio per un’ulteriore curiosità sulle “chiose" toscane: in alcuni periodi storici, durante i quali i controlli per il rispetto delle leggi che vietavano i giochi d’azzardo si facevano più rigidi, esse venivano utilizzate anche dagli adulti, al preciso scopo di aggirare i divieti. Da questa pratica nacque poi la consuetudine di usare le fiches sui tavoli da gioco.

Le teorie alternative sull’origine di “iosa"

Che l’espressione odierna “iosa" derivi dalle “chiose" toscane non è riconosciuto universalmente. Come già abbiamo evidenziato, l’origine di questo modo di dire è incerta e, infatti, esistono diverse teorie alternative che collocano la nascita dell’espressione “a iosa" in altre località d’Italia.

Una pista, per esempio, porta in Liguria: secondo questa ipotesi, “iosa" deriverebbe dal modo di dire ligure “Solo Dio lo sa“, che indica un qualcosa disponibile in abbondante quantità.

Un’altra traccia, invece, conduce a Bari: nel dialetto barese, infatti, “iosa" significa “gridare" o “fare baccano“.

Il significato di “a iosa"

Fino a questo momento abbiamo analizzato l’origine controversa dell’espressione “a iosa", senza però entrare troppo nello specifico del preciso significato di questo modo di dire. Confermando l’etimologia incerta, l’Enciclopedia Treccani indica che “a iosa", che dal punto di vista sintattico è ritenuta una locuzione avverbiale, sta a significare “in gran quantità" oppure “in sovrabbondanza".

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