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Perché si dice far venire il latte alle ginocchia?

È un detto molto comune e diffuso anche al giorno d’oggi. Ti sei mai chiesto però da dove deriva “far venire il latte alle ginocchia”?

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È un detto molto comune e diffuso anche al giorno d’oggi. Ti sei mai chiesto però da dove deriva "far venire il latte alle ginocchia"? Come al solito, si tratta di una perla di saggezza popolare che merita un po’ della tua attenzione.

È probabilmente capitato ad ognuno di noi di trovarsi ad attendere con impazienza e dire: "mi sta venendo il latte alle ginocchia!". Magari stai aspettando qualcuno già in enorme ritardo, o magari il verde del semaforo, oppure una coda troppo lunga alle poste. Il modo di dire è consolidato nel nostro linguaggio e lo usiamo diffusamente, chi più chi meno.

"Far venire il latte alle ginocchia" indica, come probabilmente già sai, una situazione di stallo o di attesa che risulta provocarti un profondo senso di noia, fastidio, stress. Ebbene: questo modo di dire risale alla tradizione agreste della mungitura, e all’antica arte contadina che è un importante retaggio della nostra cultura. Da questo patrimonio linguistico sono nate, in effetti, alcune chicche, ma di certo "il latte alle ginocchia" è di gran lunga una delle più amate anche al giorno d’oggi!

Quando, in tempi non poi così remoti, non esistevano ancora i macchinari tecnologici per la mungitura delle vacche (e di altri animali da latte), il contadino era naturalmente obbligato a mungerle in prima persona. Una pratica lunghissima, interminabile, e che portava via una quantità di tempo preziosa che ovviamente il contadino avrebbe volentieri impiegato altrimenti. E però altrimenti non si poteva fare: la mungitura non si salta, mai e in nessun caso, pena la salute stessa del capo.

Mungere richiede pratica, disciplina e un’infinità di pazienza. L’addetto al lavoro si collocava un secchio tra le gambe e, con calma, accettava di mungere la mucca fino a che il livello del latte non raggiungeva l’altezza delle sue ginocchia all’interno del contenitore. E da qui la brillante espressione per cui chi si sottopone ad attese snervanti si fa venire il latte alle ginocchia.

Il latte, e di conseguenza la sua mungitura, era un’operazione a cui il contadino proprio non poteva sottrarsi in alcun modo. Oltre ad essere salutare per l’animale, si trattava infatti di un’attività necessaria al sostentamento della famiglia. Quello che avanzava del latte fresco veniva impiegato per la produzione di latticini, come burro e formaggio, per il consumo domestico o per la rivendita. Chi era in grado, ai tempi, si riempire più secchi di latte, era un vero e proprio signore. Il latte era infatti simbolo di prosperità e vitalità, non solo della mucca e dell’allevamento, ma anche della famiglia che si prendeva cura dei capi.

Una seconda ipotesi

C’è un’altra teoria: lactes (al solo plurale femminile) in latino significava visceri, e per l’esattezza l’intestino tenue soprattutto degli animali. Per esempio: il murenarum lactes era la sostanza molle e lattiginosa che si trovava nelle interiora della murena. Chissà che l’immagine dei visceri che si srotolano e ricadono allungandosi fino alle ginocchia, per stanchezza o esasperazione, non abbia in qualche modo influenzato questo modo di dire così colorato?

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