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Perché si dice “Houston abbiamo un problema”?

“Houston, abbiamo un problema” è una frase che viene colloquialmente utilizzata per esprimere, in contesti informali, una situazione imprevista.

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"Houston, abbiamo un problema" è una frase che viene colloquialmente utilizzata per esprimere, in contesti informali, una situazione imprevista che avrà risvolti inaspettati sul piano pratico. Ma da dove deriva questo modo di dire?

Houston, abbiamo un problema

Si usa in contesto informale, ma anche in ambito giornalistico e un po’ dappertutto. L’originale è la frase inglese, o meglio, americana: "Houston, we have a problem" e forse sai già che deriva da una celebre frase pronunciata da un astronauta. In realtà è inesatto. La citazione è errata e sarebbe stata attribuita a Jack Swigert a bordo della navicella spaziale Apollo 13. Più precisamente la frase sarebbe stata: "Ok, Houston, we’ve had a problem here", che sarebbe: "Ok, Houston, abbiamo avuto un problema qui".

Pochi istanti dopo, la base rispose "Say it again, please" (ripetere, prego), e per brevità Swigert dichiarò: "Houston, we’ve had a problem". In pratica: "Houson, abbiamo avuto un problema". Da lì, poi, gli astronauti hanno cominciato a spiegare l’avaria di sistema che avevano registrato. La frase, nella sua forma inesatta, è stata poi ripresa dal fil Apollo 13 diretto da Ron Howard e interpretato da Tom Hanks, Kevin Bacon e Gary Sinise.

La vicenda racconterebbe dell’incidente che, tre giorni dopo la partenza, aveva provocato danni alla navicella, impedendole la prosecuzione della missione e rendendo molto arduo il rientro sulla Terra. Nonostante la partenza fosse stata del tutto ignorata dalla televisione, l’imprevisto riuscì a scatenare l’interesse dei media, che seguirono l’operazione col fiato sospeso.

Con "Houston" si fa riferimento alla base, ovvero al Centro controllo missione, che si trovava precisamente in quella città americana, in Texas.

Due parole sulla missione Apollo 13

La missione Apollo 13 è decollata l’11 aprile del 1970. Doveva essere il terzo allunaggio – ovvero il terzo sbarco sulla Luna – mai sperimentato dall’uomo, e tuttavia divenne celebre per la frase che abbiamo appena visto nel dettaglio. Un guasto impedì le operazioni riducendo notevolmente la disponibilità di energia elettrica e ossigeno.

Le operazioni di ritorno, avvenute nel modulo lunare "Aquarius", hanno richiesto quattro giorni, e sono state difficili. Questo imprevisto è stato un’occasione eccellente per mettere alla prova il pensiero rapido e laterale degli astronauti, i quali, quando sono in missione, possono contare quasi esclusivamente sulla tecnologia a loro disposizione e la loro capacità di utilizzarla per il meglio.

Apollo 13 avrebbe dovuto dimostrare la capacità degli Stati Uniti di effettuare allunaggi "di precisione", e avrebbe colto l’occasione per esplorare siti specifici sulla luna.

L’equipaggio della missione, analogamente alle spedizioni precedenti, è stato sottoposto a più di mille ore di addestramento specifico per portare a termine la missione. Ogni membro dell’equipaggio ha dovuto effettuare simulazioni per 400 ore nei simulatori del modulo di comando, in maniera da padroneggiare i controlli con maestria.

In ogni caso, l’equipaggio – a differenza dell’equipaggiamento – è tornato incolume dall’operazione. Si calcola che se l’avaria si fosse verificata in uno stadio più avanzato della missione, probabilmente non sarebbero mai stati in grado di tornare a casa. Il livello di rifornimenti e attrezzature, però, ha reso possibile il loro rientro sicuro.

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