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Perché si dice “vittoria di Pirro”?

La frase "vittoria di Pirro" viene usata in diversi settori: pochi sanno la sua origine e la storia di Pirro, re dell'Epiro.

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La frase vittoria di Pirro oggi è di uso comune e viene utilizzata non solo nel settore militare, ma anche nello sport, nella giurisprudenza, nella politica e negli affari. In generale indica una battaglia che è stata vinta, ma a un prezzo eccessivamente alto per il vincitore. Ciò rende di fatto la vittoria una sconfitta.

L’origine della frase “vittoria di Pirro"

L’espressione fa riferimento a un fatto storico che coinvolge Pirro, re dell’Epiro. Il condottiero sconfisse a Eraclea e Ascoli Satriano l’esercito dei romani nel 280 a.C. e nel 279 a.C. La sua però fu solamente una “vittoria a metà" perché le perdite fra i suoi uomini furono altissime, portando alla disfatta dell’esercito e alla sconfitta nella guerra pirrica. Tutto nasce da una frase che, secondo lo storico Orosio, avrebbe pronunciato Pirro dopo la battaglia di Eraclea: “Un’altra vittoria come questa e me ne torno in Epiro senza più nemmeno un soldato". Da quel momento il termine “vittoria pirrica" venne usato per indicare un successo effimero e inutile in cui il vincitore ne esce comunque sconfitto e senza alcun vantaggio che possa giustificare il suo grande sforzo.

La sanguinosa battaglia di Ascoli, che diede vita a questo modo di dire, venne racconta da Plutarco. “Gli eserciti si separarono – si legge -; e, da quel che si dice, Pirro rispose a uno che gli esternava la gioia per la vittoria che “un’altra vittoria così e si sarebbe rovinato". Questo perché aveva perso gran parte delle forze che aveva portato con sé, quasi tutti i suoi migliori amici e i suoi principali comandanti; non c’erano altri che potessero essere arruolati, e i confederati italici non collaboravano. Dall’altra parte, come una fontana che scorresse fuori dalla città, il campo romano veniva riempito rapidamente e a completezza di uomini freschi, per niente abbattuti dalle perdite sostenute, ma dalla loro stessa rabbia capaci di raccogliere nuove forze, e nuova risolutezza per continuare la guerra".

Chi era Pirro

Pirro è passato alla storia proprio per via delle sue battaglie e della “vittoria di Pirro" in Italia. Re dell’Epiro fra il 306 e il 300 a.C. e fra il 298 e il 272 a.C., faceva parte della casa degli Eacidi che discendeva da Neottolemo, il figlio di Achille, ed era imparentato con Alessandro Magno. Dal 306 a.C. guidò i Molossi, diventano uno fra i maggiori antagonisti della Repubblica romana. Considerato un astuto stratega da Annibale, fu un condottiero valoroso e un abile diplomatico. Le sue gesta e la sua storia attirarono l’attenzione di numerosi studiosi Timeo di Tauromenio raccontò le sue gesta, mentre Plutarco gli dedicò una parte delle sue Vite parallele.

Cos’è una vittoria cadmea

Spesso al posto di vittoria di Pirro si parla di vittoria cadmea. Si tratta di un’antica espressione proverbiale che veniva utilizzata in passato dai Greci per indicare una battaglia che veniva vinta, ma ad un prezzo altissimo. Oppure una guerra in cui il vincitore finiva per patire sofferenze simili a quelle di chi era stato sconfitto. La frase viene utilizzata, ad esempio, da Erodoto per raccontare la vittoria navale dei Focei contro Etruschi e Cartaginesi ad Alalia del VI secolo a.C.

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