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insegnante Fonte foto: iStock

Quanto guadagna un insegnante in Italia: trattativa per l'aumento

Al via la trattativa per il rinnovo del contratto della scuola in cui si prevede l'aumento dello stipendio degli insegnanti: ecco quanto guadagnano

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Al via la trattativa per il rinnovo del contratto della scuola. Il negoziato inizierà il 27 febbraio presso la sede dell’Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche amministrazioni). Sul tavolo, tra le priorità segnalate dai sindacati c’è l’aumento dello stipendio del personale scolastico. Ma di che aumento parliamo? E quanto guadagna un insegnante in Italia?

Scuola: al via la trattativa per l’aumento degli stipendi

L’Aran ha convocato i sindacati alle ore 15 di giovedì 27 febbraio per l’apertura delle trattative per la definizione del contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del comparto ‘Istruzione e Ricerca’ relativo al triennio 2022-2024.

Quello di ‘Istruzione e Ricerca’ è il più ampio comparto del Pubblico impiego: il rinnovo contrattuale riguarda oltre 1,28 milioni di dipendenti (compreso il personale non docente).

Come si legge nel documento firmato dal ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, il settore avrà a disposizione 3,2 miliardi di euro, a cui si aggiungono altri 43 milioni all’anno stanziati per la formazione.

Uno dei nodi al centro delle trattative con i sindacati è quello relativo all’aumento degli stipendi. Come riportato da Sky Tg24, l’aumento medio per l’intero comparto dovrebbe essere di circa 140 euro lordi al mese, 150 se si guarda al personale docente.

Inoltre, secondo i calcoli del ministero dell’Istruzione, nel 2025 lo stipendio dei docenti dovrebbe salire ulteriormente visti i 200 milioni aggiuntivi stanziati dall’ultima Legge di bilancio per il comparto scuola. Con il nuovo contratto e questi fondi, nel corso dell’anno la retribuzione media degli insegnanti dovrebbe aumentare di circa 160 euro lordi al mese.

Infine, Sky Tg24 fa notare che tra le novità presenti nella proposta di rinnovo figura anche un incentivo una tantum, variabile tra il 10% e il 20% dello stipendio, per gli insegnanti che si dedicano ad attività volte a migliorare l’offerta formativa delle scuole, come i tutor e gli orientatori. Per ottenerlo, però, sarà necessario completare un percorso di formazione triennale al termie della quale sarà necessario ricevere una valutazione positiva.

Quanto guadagnano gli insegnanti in Italia?

Si sente spesso parlare dello stipendio dei docenti. Sono infatti numerosi gli appelli della politica e della società civile che chiedono l’aumento delle retribuzioni di chi si occupa di insegnamento ed educazione.

Infatti, come sottolineato dal rapporto ‘Education at a Glance 2024‘ pubblicato a settembre scorso, gli stipendi dei docenti delle scuole italiane sono tra i più assi dei Paesi Ocse.

Dal report emerge che un insegnante di scuola elementare, a inizio carriera, percepisce annualmente 37.565 dollari (circa 35.549,83 euro), fino a raggiungere un massimo di 54.768 dollari (51.829,97euro). Si tratta di cifre inferiori alla media Ocse (rispettivamente 42.060 e 68.924 dollari) ed europea (40.811 e 67.285).

Alle medie, invece, i professori ricevono uno stipendio medio lordo annuo a inizio carriera di 40.374 (38208,14 euro) e può raggiungere un massimo di 60.099 dollari (56874,99 euro). Le cifre, anche in questo caso, restano sotto alla media Ocse (43.484 e 71.334 dollari) e europea (42.327 e 69.994 euro).

Gli docenti delle scuole superiori, infine, a inizio carriera guadagnano annualmente 40.535 dollari (38.360,50 euro) mentre la retribuzione massima si attesta attorno ai 62.794 dollari (59.425,42euro). Anche in questo caso, però, gli stipendi sono più bassi della media Ocse e di quella dell’Unione europea.