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Perché al telefono si risponde “pronto”?

Perché al telefono si risponde pronto e la verità sulla disputa riguardo l'invenzione di questo strumento così indispensabile.

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Il telefono ormai fa parte della vita di milioni di persone. Si tratta di uno strumento fondamentale per comunicare e tenersi in contatti anche con chi è lontano. Fra le “usanze" legate al telefono c’è quella di rispondere “pronto" ogni volta che si alza la cornetta o si seleziona il tasto verde. Come mai?

Perché al telefono si risponde pronto

Nonostante il telefono sia un’invenzione piuttosto recente, non è possibile dare una risposta certa riguardo il perché si risponde “pronto". Su questo tema sono state fatte numerose ipotesi, secondo la più accreditata l’usanza sarebbe nata nei primi anni della telefonia quando i collegamenti non venivano effettuati direttamente dagli utenti, ma attraverso un operatore. L’abbonato dunque contattava le centraliniste che provavano a prendere la linea. Quando tutto era predisposto avvertivano la persona affermando che era “pronto". Da qui l’usanza di pronunciare questa parola. La scelta di dire solo “pronto" e non “collegamento pronto", sarebbe legata al gergo militare. I primi a utilizzare il telefono infatti furono i militari che rispondevano con prontezza e senza perdere tempo. Non a caso il primo collegamento telefonico che avvenne a Milano fu proprio fra la caserma dei pompieri e il Municipio.

Chi ha inventato il telefono

L’invenzione del telefono è stata per diverso tempo al centro di un aspro contenzioso fra l’italiano Antonio Meucci e l’americano Bell. Questo strumento che ha rivoluzionato le nostre vite infatti ha più di un inventore: diverse persone infatti sono giunte allo stesso risultato, lavorando autonomamente. Fra gli ani Cinquanta e Sessanta dell’Ottocento, il fiorentino Meucci iniziò a costruire uno strumento denominato telettrofono. L’invenzione serviva per comunicare in casa con la moglie Ester, costretta a letto da un gravissima forma di artrite reumatoide. Il sistema univa due apparecchi costituiti da una cornetta e una membrana metallica. Quest’ultima, ogni volta che veniva colpita dalle onde sonore, vibrava. Le vibrazioni venivano poi trasmesse all’altro capo dell’apparecchio e trasformate in onde sonore. Ciò permetteva ai due interlocutori di parlare fra loro.

Nello stesso periodo altre persone iniziarono a sviluppare una prima idea di telefono. Nel 1860, il tedesco Johann Philipp Reis, costruì un prototipo che consentiva una comunicazione ad un centinaio di metri di distanza. Cinque anni dopo, Innocenzo Manzetti, ideò un telefono a induzione magnetica. Purtroppo però Manzetti non pensò di brevettare il suo lavoro, mentre Meucci non aveva abbastanza soldi per farlo. Per questo nel 1871 depositò solamene un brevetto temporaneo: il documento durava un periodo limitato di tempo e quando scadeva l’inventore non aveva più nessun diritto su ciò che aveva creato. A causa di ciò Alexander Graham Bell, inventore di origini scozzesi, riuscì a impadronirsi dell’invenzione di Meucci. Non solo brevettò il telefono a suo nome, ma creò anche una compagnia telefonica, chiamata Bell Telephone Company. Il gesto di Bell nel corso degli anni ha creato molta confusione riguardo la paternità del telefono che in realtà resta a Meucci. Nel 2002 infatti il Congresso degli Stati Uniti d’America, ha proclamato il fiorentino come il vero e unico inventore di questo strumento, ben 126 anni dopo.

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