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Perché si dice “il diavolo fa le pentole e non i coperchi”?

"Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi": l'origine di un detto molto famoso, entrato nell'uso comune.

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"Il diavolo fa le pentole e non i coperchi" è un detto popolare e molto utilizzato. Utilizzata nel linguaggio comune e ripresa da personaggi illustri della letteratura, questa frase ha origini antiche e fa riferimento proprio a Belzebù che trama nell’ombra per diffondere il male sulla Terra.

Perché si dice "il diavolo fa le pentole e non i coperchi"?

"Il diavolo fa le pentole e non i coperchi" è una frase che ha per protagonista Lucifero, creatura malvagia per eccellenza. Poiché è imperfetto rispetto a Dio, spesso le sue perfide trame vengono scoperte. Il detto fa riferimento proprio al fatto che il diavolo può creare situazioni maligne, ma non può nasconderle per sempre. Proprio come una pentola che, senza coperchio, svela il suo contenuto, allo stesso modo le malefatte del Maligno si rivelano sempre.

Detti sul diavolo

"Il diavolo fa le pentole e non i coperchi" non è l’unico detto che vede protagonista Lucifero. Esistono anche altri modi di dire legati a Belzebù. Ad esempio: "II diavolo non può nascondere la coda", che indica l’impossibilità di nascondere le malefatte del Maligno. "Il diavolo non gioca mai da solo" invece sta a significare che il male non arriva mai da solo, ma ha sempre dei complici. Oppure: "Gli stivali del diavolo non fanno rumore", svela che la malvagità si nasconde bene e non fa capire quando arriva. Proprio come: "II diavolo dove non può mettere il capo vi mette la coda" oppure "II diavolo la fa e poi la palesa".

Perché il 666 è il numero del diavolo

Il 666 è da sempre il numero del diavolo. Una cifra che spaventa e che richiama alla mente Lucifero. Nell’Apocalisse di San Giovanni (paragrafo 13, verso 18) leggiamo: "Chi ha intendimento conti il numero della bestia, poiché è numero d’uomo: e il suo numero è 666". La "bestia" è il modo in cui viene chiamato Satana e nei secoli il verso è stato più volte interpretato e riportato. In ebraico le cifre vengono indicate con le lettere, per questo i primi cristiani erano convinti che in quella combinazione di lettere e cifre ci fosse un nome, quello di Nerone Cesare, l’imperatore cristiano che iniziò le persecuzioni.

Secondo questa ipotesi il numero sarebbe stato un messaggio segreto per raccontare le persecuzioni senza però correre rischi. Peter Watts, dell’Università di Nottingham, ha studiato il fenomeno, svelando: "Nessuno vuole scrivere un libro sotto le persecuzioni imperiali dicendo: "La radice di tutti i mali è Nerone Cesare". Lo dirai con parole precise".

In seguito il numero è stato associato a molti altri personaggi famosi e che hanno fatto la storia, fra cui Napoleone Bonaparte. Fra le ipotesi più fantasiose (e folli) c’è quella di una setta statunitense secondo cui 666 indicherebbe una multinazionale che produce beni di largo consumo. Nel loro marchio infatti appare un uomo barbuto e nei riccioli della barba, per i membri della setta, sarebbe nascosto il numero 666. La questione ha creato molti problemi, tanto da richiedere l’intervento di alcune autorità religiosa, costringendo l’azienda a cambiare il proprio logo.