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Perché quando brindiamo facciamo toccare i bicchieri?

Oggi usiamo il brindisi come gesto d’augurio. Il primo calice di vino della serata in compagnia, una buona notizia, un semplice gesto d'affetto.

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In alto i bicchieri e facciamo un bel brindisi! Ti sei mai chiesto perché quando facciamo cincin – un suono abbastanza eloquente – i bicchieri debbano toccarsi? Questo gesto conviviale è ormai una consuetudine fatta di cui, forse, non conosci le origini.

Alla salute!

Brindare è un gesto tanto datato quanto l’Antica Roma, e rappresenta un momento di gioia, convivio e condivisione. E non tutti sanno che già all’epoca i nostri antenati in toga facevano toccare i bicchieri e usavano di frequente questo gesto.

Oggi usiamo il brindisi come gesto d’augurio. Il primo calice di vino della serata in compagnia, una buona notizia, un semplice gesto d’affetto: ecco, il brindisi è tutto questo e molto, molto altro.

Le origini del brindisi

Il termine brindisi deriva dalla parola spagnola "brindis", che fa riferimento al modo di dire tedesco "bring dir’s", ovvero "porto il bicchiere verso di te". I bicchieri si fanno toccare secondo l’usanza dell’Antica Roma. Secondo alcune fonti risalenti all’epoca e recuperate dai nostri studiosi, infatti, far toccare i bicchieri tra loro durante un banchetto faceva sì che un po’ di vino finisse nel bicchiere dell’altro.

Può sembrare un gesto poco igienico, ma aveva un significato molto profondo. All’epoca, infatti, i banchetti erano spesso situazioni in cui era facile programmare un omicidio per avvelenamento. Va da sé che questa abitudine di far travasare un po’ del proprio vino nel bicchiere altrui – e viceversa – rendesse molto più difficile colpire il bersaglio giusto, senza coinvolgerne molti, molti altri!

Insomma: tale gesto scongiurava il rischio di omicidi premeditati e rendeva tutti uguali al tavolo della festa o del banchetto, rendendo impossibile che si verificassero incidenti spiacevoli. Infatti, una volta, i bicchieri non erano fragili coppe di cristallo, ma boccali di stagno o terracotta molto resistenti, e venivano sbattuti fragorosamente l’un l’altro creando sgocciolamenti e travasi.

Il brindisi oggi

Oggi il concetto del brindisi è decisamente diverso. Il boccale, o il calice, non permette più di travasare liquido nel bicchiere altrui – è troppo delicato, e l’omicidio per avvelenamento non è più così frequente! – e il cincin viene effettuato come segno di augurio e affetto.

È buona regola, quando si fa un brindisi, accompagnarlo con un augurio ad alta voce. Un tempo era molto popolare l’esclamazione "Prosit", che deriva dal latino "prodesse" e auspica che questo brindisi, o bicchiere, sia "di giovamento". Più di recente, invece, utilizziamo l’affermazione "Cin cin", un detto di origine cinese che viene introdotto dai marinai europei nel nostro continente.

Paese che vai… brindisi che trovi. Noi usiamo "Cin", mentre in Inghilterra o in America usano "Cheers". In Irlansa si usa la formula "Slainte", che significa "buona salute", In Spagna si usa la formula "Salud", mentre in Polonia (e non in Russia!) si usa la famosa formula "Na Zdrovie". In Svezia, dove brindare è molto importante, si usa la formula "Skål", leggesi "skol, che significa coppa.

Un buon modo per stringere amicizia con le persone in giro per il mondo è quello di imparare a brindare con loro, nella loro lingua, condividendo un bicchiere alla salute, o magari alla felicità condivisa di un momento così bello.

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