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Christian Raimo Fonte foto: IPA

Raimo: "Neonazisti vanno picchiati". Bufera, interviene il MIM

Il professor Christian Raimo ha detto che i neonazisti "vanno picchiati": è esplosa una polemica e sul caso è intervenuto il ministero dell'Istruzione

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

I neonazisti vanno picchiati“. Lo ha detto il docente romano Christian Raimo durante la trasmissione di LA7 ‘L’aria che tira’ parlando di Ilaria Salis, l’insegnante detenuta in carcere a Budapest. Le parole del professore hanno attirato numerose critiche e sul caso è intervenuto il ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM). Ecco cosa è successo.

Le parole del prof Raimo sui neonazisti a L’aria che tira

Christian Raimo, insegnante del Liceo Archimede di Roma, scrittore ed ex assessore alla Cultura del Municipio III della Capitale, è finito al centro delle polemiche dopo che, ospite alla trasmissione di LA7 condotta da David Parenzo ‘L’aria che tira’, ha affermato: “i neonazisti vanno picchiati”.

Il docente romano stava ripercorrendo il caso di Ilaria Salis, l’insegnante detenuta in carcere a Budapest con l’accusa di aver aggredito 3 militanti di estrema destra, quando ha fatto queste esternazioni, dalle quali il conduttore ha subito preso le distanze così come la deputata Laura Bodrini, anche lei ospite del programma. Raimo ha così ribadito il concetto, “Per me è giusto picchiarli“, aggiungendo: “Io insegno ai miei studenti che la democrazia è arrivata da un’opposizione seria al nazismo“.

Polemiche sulla frase di Raimo: interviene il ministero

Da qui è partita la polemica. Il deputato della Lega Rossano Sasso ha commentato il caso Raimo su Facebook: “Questo signore cerca visibilità e meriterebbe solo indifferenza. Ma oggi ho scoperto che è un docente e che in classe istigherebbe alla violenza. Se inciti alla violenza non puoi insegnare, caro ‘collega della Salis’. Interrogazione in arrivo per tale ‘insegnante'”. Come ha fatto sapere lo stesso Sasso con un altro post: “Come promesso interrogazione depositata e indagine interna avviata dal Ministero”.

Da parte sua, il ministero dell’Istruzione e del Merito guidato da Giuseppe Valditara ha fatto sapere che l’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio “ha avviato nei giorni scorsi un approfondimento interno“. “Ogni docente – hanno spiegato dal MIM in una nota, come riportato da ‘La Repubblica’ – è prima di tutto e sempre un educatore e la scuola non può condividere nessuna forma di violenza, anche verbale, nel rispetto dei valori che sono propri della nostra Costituzione“.

La risposta di Christian Raimo al ministro Valditara

Christian Raimo ha replicato scrivendo un lungo post sulla sua pagina Facebook. “Il ministro Valditara mostra quanto rischia di diventare violenta l’autorità, ma diciamo anche il potere, quando non ha autorevolezza né capacità di ascolto e di dialettica – ha scritto il docente -. Per le dichiarazioni che ho fatto in trasmissione (e non a scuola, ovviamente) ho ricevuto violente dichiarazioni minatorie di parlamentari leghisti e di Fratelli d’Italia. E striscioni di minacce di gruppi ultras neonazisti e gruppi di studenti di organizzazioni neofasciste con altri striscioni sotto scuola, tutti a volto coperto. Anche se famigliari, amici, colleghi, compagni, avvocati insistono che dovrei esserlo – ha specificato -, io non sono preoccupato per le minacce personali, ma per il gioco democratico e il senso delle istituzioni”.

“Un ministro – è andato avanti il professore – dovrebbe difendere tout-court un docente minacciato da gruppi neonazisti invece di avviare un approfondimento interno, e invece finisce proprio per accodarsi agli striscioni intimidatori, e lasciare che gli uffici scolastici regionali vengano usati in modo esattamente contrario alla loro funzione; non prendere parola invece quando davvero la violenza fisica viene esercitata sulla comunità scolastica, come è accaduto a Pisa poco più di un mese fa”.

“Non so quale Costituzione abbiano come riferimento Valditara o altri rappresentanti di governo – ancora Raimo -. Quella per cui insegno è nata dalla lotta di partigiane e partigiani che hanno combattuto fascismi e nazismi. A scuola spero di educare alla libertà (art.2) e alla giustizia (art.3); non al merito, non all’assimilazione o all’umiliazione, che sembrano l’orizzonte pedagogico del ministro Valditara. Del resto l’articolo 33 garantisce la libertà d’insegnamento, e ognuno ha il suo stile educativo. Il mio prova a ispirarsi ai testi che ho la fortuna di leggere e ristudiare con i miei studenti, di antifascisti come Giacomo Matteotti, George Orwell, Antonio Gramsci, Italo Calvino, Ada Gobetti, Beppe Fenoglio, di emozionarmi con loro per la testimonianza dei milioni di persone spesso sconosciute che hanno dedicato la loro vita a contrastare i nazismi, e raccontare il senso di quell’impegno”.

Christian Raimo ha concluso il suo lungo post con una provocazione rivolta al ministro dell’Istruzione: “Spero di incontrare di persona il ministro Valditara alla manifestazione del 25 aprile a Milano”.