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Perché in Islanda non ci sono McDonald’s?

Dal 2009 in Islanda non ci sono più McDonald's e l'azienda non ha alcuna intenzione di tornare nel paese.

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In Islanda non ci sono McDonald’s. La catena di ristoranti famosa per i suoi hamburger e le patatine non è stata un successo in tutto il mondo. In alcuni paesi infatti si è rivelata un fallimento, come in Islanda, dove i tre punti vendita presenti nel paese sono stati chiusi.

L’addio di McDonald’s all’Islanda

Dal 2009 in Islanda non ci sono più Mc Donald’s. All’epoca la notizia della chiusura di tutti i ristoranti creò grande clamore e centinaia di persone si misero in fila per gustare l’ultimo Big Mac. I motivi della chiusura della catena è molto semplice: la crisi economica. All’epoca infatti i dirigenti spiegarono che i costi di gestione erano raddoppiati e che il Big Mac di Reykjavik (costo 3,50 euro) era fra i più cari al mondo, secondo solo alla Svizzera e alla Norvegia (3,80 euro). Presto sarebbero arrivati nuovi aumenti, arrivando al costo di 4,25 euro ossia più del 20%. I prezzi alti sarebbero originati dall’impossibilità di utilizzare i prodotti locali, come spiegato da Magnus Ogmudsson, che in quegli anni gestiva i tre punti vendita in franchising tramite la catena Lyst. “I nostri concorrenti usano tutti carne e lattuga islandese mentre noi dobbiamo portar qui tutto con il trasporto aereo dalla Germania", aveva rivelato a Il Sole 24 Ore.

Legato all’addio di McDonald’s all’Islanda esiste un fatto molto particolare. Nel 2009, quando l’azienda chiuse i ristoranti, Hjortur Smarason, fan degli hamburger, decise di comprare patatine e Big Mac per conservarli. Da allora sono conservati come una sorta di reliquia soprattutto perché, a distanza di anni, non hanno sviluppato marciume nè muffa. Il panino è dunque diventato un’attrazione, esposto in una teca del Snotra House, ostello nel sud dell’Islanda che riceverebbe, grazie ad esso, oltre 400 mila visite al giorno.

I paesi in cui non c’è il McDonald’s

L’Islanda non è l’unico paese in cui non è presente McDonald’s. In Montenegro, ad esempio, il no alla catena di ristoranti è arrivata nell’ambito di una lotta alla globalizzazione. Proprio come alle Bermuda dove, quando McDonald’s cercò di aprire un punto vendita nel 1999 ci fu una vera e propria rivolta della popolazione. Così tanto che il Governo decise di varare una legge che escludeva l’apertura nel paese di franchise di cibo. Lo stesso è accaduto in Bolivia, dove i cittadini non hanno apprezzato panini e patatine fritte, boicottando il ristorante sino alla sua chiusura. Anni fa la catena di ristoranti avrebbe dovuto aprire una sede ad Accra, capitale del Ghana, proprio come KFC, ma alla fine non ce l’ha fatta. Impossibile l’apertura anche in Zimbabwe a causa dell’instabilità politica ed economica. In Macedonia, come in Islanda, McDonald’s ha aperto, ma si è rivelato un fallimento. I ristoranti hanno resistito per circa 15 anni prima di chiudere i battenti in tutte e sette le città del paese.

McDonald’s non è presente nemmeno in Corea Del Nord. Il leader Kim Jong-un, come è facile intuire, non apprezza le multinazionali americane. Secondo alcune indiscrezioni però amerebbe gli hamburger e le patatine del McDonald’s, tanto da farsi recapitare i prodotti del McDonald’s direttamente a casa tramite un aereo della compagnia nazionale.

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