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Giovani e telefono Fonte foto: iStock

Perché i giovani non rispondono al telefono: svelato il motivo

Secondo un sondaggio del 'Times' i giovani non rispondo più al telefono: ecco perché e quali sono i motivi dietro a questo tipo di comportamento

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Un sondaggio del quotidiano britannico ‘Times’ ha rivelato che molti giovani non rispondono più al telefono. Ecco perché.

Perché i giovani non usano il cellulare per rispondere alle chiamate

Un giovane su 4 non risponde mai al telefono. Allo squillo, ignora la chiamata. E se a contattarlo sono amici o parenti, al massimo replica con un messaggio.

Secondo un sondaggio condotto dal ‘Times’ di Londra, come riportato da ‘Il Corriere della Sera’, quasi il 70% delle persone tra i 18 ed i 34 anni odia le conversazioni telefoniche perché arrecano in loro ansia. Più della metà degli intervistati ha infatti dichiarato che, a loro avviso, una chiamata, se inaspettata, è indice di brutte notizie. Per questo, meglio evitare di rispondere al telefono e contattare il mittente con un messaggio o una nota vocale.

Cosa pensa l’influencer Eleonora Locci

“Ma noi siamo cresciuti con i social ed è normale che lo smartphone lo usiamo per postare video e chat e non per parlare – ha detto Eleonora Locci, 23 anni, influencer all’ultimo anno di Giurisprudenza a Firenze, come riportato da ‘Il Corriere della Sera’. La giovane, 800mila follower su TikTok e 150mila su Instagram, ha comunque detto che “adoro stare al telefono, perché ho sempre avuto amici e parenti lontani, tra Brasile, Francia ed Emirati Arabi. E ho bisogno di sentire la loro voce”. Invece “molti dei miei amici, piuttosto che rispondere, preferiscono mandare messaggi”. Per Locci si tratta di “una questione di abitudine e di cultura generazionale“.

Le parole dello psicanalista su adolescenti e cellulare

“I giovani usano lo smartphone per chattare, condividere video, fare ‘sexting‘, condividere cioè contenuti di carattere sessuale, ma non per parlare. Sono tutte forme indirette di comunicazione che evitano il dialogo e che l’esperienza della pandemia da Covid ha favorito”. A parlare a ‘Il Corriere della Sera’ è Massimo Ammaniti, psicoanalista e professore onorario di Psicopatologia dello sviluppo presso la facoltà di Medicina e Psicologia de La Sapienza di Roma.

Il problema, ha spiegato il docente, sta nel “contatto, anche se soltanto telefonico” perché porta i giovani ad “adeguarsi all’altro” e a “saper usare le regole del dialogo”. In questo senso, Ammaniti ha parlato di una vera e propria “fobia del contatto” che “porta il ragazzo a chiudersi in camera, a non voler più uscire, a delimitare e circoscrivere i rapporti con gli altri”.

Come risolvere questa “fobia del contatto”? Secondo lo psicoanalista “il dialogo è fondamentale, e deve partire dai genitori, che devono dare il buon esempio”. “Oggi – ha proseguito – gli adolescenti vivono dei paradossi. Sono più liberi, hanno il cellulare, possono spostarsi, fanno spesso le prime esperienze sessuali nella loro camera a casa dei genitori, sempre più in difficoltà a porre dei limiti, ma vivono un malessere di fondo”. Per il professore “avere troppe opportunità non li aiuta, anzi, perché pone loro troppi interrogativi”.

Gli adolescenti, ha proseguito Ammaniti, “sono estremisti, per loro è tutto o bianco o nero ma, – ha aggiunto – anche qui, dobbiamo imparare ad ascoltarli. Negli Stati Uniti, alle manifestazioni universitarie rispondono facendo intervenire la polizia, mentre invece queste sono situazioni che dovrebbero essere affrontate dagli adulti con il confronto, senza ricorrere alla repressione“.

“L’adolescenza non è altro che una ‘malattia normale’ – ha concluso Massimo Ammaniti -. Un periodo della vita che deve essere vissuto con i suoi alti e bassi”.