Il Santo del giorno 15 Dicembre

a cura di Edizioni Paoline

B. Virginia Centurione Bracelli, fondatrice

Fonda l'Albergo dei Poveri per fanciulli e donne

Nasce a Genova il 2 aprile 1587. All'età di quindici anni viene data in sposa a Gaspare Bracelli, dal quale ha due figlie, Lelia e Isabella. A vent'anni è già vedova. All'insegna di una carità familiare sceglie di darsi al recupero e alla protezione delle ragazze orfane o in pericolo di essere avviate alla prostituzione. L'opera si sviluppa poi nell'Albergo dei Poveri, una gigantesca struttura educativa per fanciulli e donne. Virginia muore nel 1651 e viene beatificata da Giovanni Paolo II nel 1985. Rimasta vedova nel 1607, Virginia sceglie la vedovanza come stile di vita dedito alla pietà e alla carità. Con l'invasione piemontese del 1625, in una città portuale come Genova, la prostituzione è un problema grave; è in quest'epoca che prende forma, su sua iniziativa, l'attività delle Cento Dame. Si tratta di una istituzione che si basa sull'aiuto economico dato da dame del patriziato genovese alle donne povere e in difficoltà. L'attività della Centurione per il suo interesse sociale viene posta sotto la protezione della repubblica; in particolare, quando nel 1641 Virginia viene colpita da una grave malattia, i protettori dell'Istituto prendono in mano le redini dell'attività dell'opera del Rifugio, come era stata chiamata dalla fondatrice. Di Virginia va inoltre ricordato l'impegno sostenuto per favorire la diffusione della celebrazione delle Quarant'ore.

Altri santi: S. Paola di Rosa, S. Cristiana, B. Carlo Steeb, S. Candido, S. Virginia

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Più modi di dire: Straniero

immigrato (agg. e s.m.), extracomunitario (agg. e s.m.), forestiero (agg. e s.m.), nemico (agg. e s.m.), invasore (agg. e s.m.), estero (agg.), importato (agg.), esotico (agg.), diverso (agg.), estraneo (agg.)...

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La citazione del giorno

«Alcun non può saper da chi sia amato, / quando felice in sulla ruota siede; / però che ha i veri e i finti amici a lato, / che mostran tutti una medesma fede. / Se poi si cangia in tristo il lieto stato, / volta la turba adulatrice il piede; / e quel che di cor ama, riman forte, / ed ama il suo signor dopo la morte.»

Ludovico Ariosto